Sud senza sportelli: 3.000 comuni italiani senza banche

La desertificazione bancaria in Italia non è solo un problema di sportelli chiusi. È il sintomo evidente di un Paese che si ritira da sé stesso, abbandonando pezzi interi del proprio territorio, e in particolare il Sud, a una progressiva marginalizzazione economica e sociale.

Secondo l’ultimo rapporto di First Cisl, nel solo 2024 sono stati chiusi 508 sportelli bancari. Oggi, 3.381 comuni italiani — il 42,8% del totale — non hanno più una filiale bancaria. Un dato spaventoso, che coinvolge oltre 4,6 milioni di cittadini, esclusi di fatto dall’accesso fisico ai servizi bancari essenziali: conti correnti, prelievi, consulenze, mutui, bonifici.

Il Sud sprofonda
Il dato più allarmante riguarda la geografia del fenomeno. Molise (83% dei comuni senza banca), Calabria (74%) e Campania (55,3%) guidano la classifica delle regioni più colpite. In Puglia, un comune su quattro è privo di sportelli. E non si tratta solo di piccoli borghi montani: anche cittadine sopra i 5.000 abitanti, come Stornara o Carapelle nel foggiano, sono rimaste senza filiali.

Questa fuga degli istituti bancari dal territorio non è neutra: colpisce in modo sproporzionato le aree interne, rurali e a basso reddito, dove spesso la popolazione è anziana o poco digitalizzata, e dove l’uso del contante e la necessità di servizi fisici è ancora fondamentale.

Banche digitali, disuguaglianze reali
Le banche si difendono parlando di “razionalizzazione”, “digitalizzazione” e “nuove abitudini dei clienti”. Ma dietro la retorica dell’innovazione si nasconde una verità più brutale: tagli dei costi a scapito dell’accesso universale ai servizi, e un sistema bancario sempre più costruito a misura di città, professionisti e giovani digitalizzati, lasciando indietro chi vive lontano dalle metropoli o ha un profilo economico meno appetibile.

Così, mentre si chiudono gli sportelli nei comuni più fragili, cresce il rischio che a occupare il vuoto non sia l’online banking, ma l’usura, l’economia informale o la sfiducia totale nello Stato.

Un problema di democrazia economica
L’assenza di banche nei territori non è solo una questione tecnica. È una ferita alla democrazia economica. Dove non ci sono servizi essenziali, i cittadini diventano utenti di serie B, costretti a fare chilometri per una semplice operazione, o tagliati fuori dai circuiti di credito e sviluppo locale.

Nel Mezzogiorno, questa dinamica si intreccia con anni di disinvestimenti pubblici, mancanza di infrastrutture, spopolamento e disoccupazione strutturale. La chiusura di una banca, in questi contesti, è spesso l’ultimo segnale prima del buio: dopo l’ufficio postale, il presidio sanitario, la scuola. E poi il silenzio.

Serve una risposta pubblica
La desertificazione bancaria è l’ennesima conferma che il mercato da solo non garantisce equità, e che servono politiche pubbliche mirate. Non bastano le piattaforme digitali. Servono sportelli minimi garantiti, convenzioni pubbliche con banche e Poste, incentivi al presidio fisico nei comuni più fragili.

Oppure bisognerà ammettere che ci sono territori in Italia dove essere cittadini vale meno. E che l’inclusione economica, come quella sanitaria o scolastica, è ormai un privilegio a distribuzione geografica variabile.