Polonia, elezioni: Trzaskowski favorito ma evita i temi divisivi

Questa domenica la Polonia va al voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Una carica con un potere tutt’altro che simbolico: il veto presidenziale ha finora bloccato buona parte delle riforme del governo centrista guidato da Donald Tusk. Ed è proprio su questa leva istituzionale che si gioca una sfida fondamentale per il futuro politico della Polonia e, per estensione, dell’Europa orientale.

In testa nei sondaggi c’è Rafał Trzaskowski, sindaco liberale di Varsavia e figura simbolo dell’alternativa moderata al populismo conservatore che ha governato il paese per otto anni con il partito Diritto e Giustizia (PiS). Ma Trzaskowski, per vincere, ha scelto una strada tattica: rinunciare, almeno in pubblico, ai temi più progressisti della sua piattaforma politica.

Una campagna “sotto bandiera nazionale”
Nelle sue tappe elettorali nelle aree rurali della Polonia, Trzaskowski non parla di diritti LGBTQ+, né di aborto, né di libertà dei media o indipendenza giudiziaria. Argomenti centrali per l’elettorato urbano e liberal che lo sostiene a Varsavia, ma considerati tossici in gran parte del Paese più conservatore e cattolico.

Il sindaco si presenta invece come difensore della sicurezza nazionale, sottolinea il sostegno all’Ucraina, chiede una “Polonia forte e unita”, e sventola la bandiera nazionale. Le immagini delle sue manifestazioni sono accuratamente costruite per trasmettere patriottismo visivo, con i colori bianco e rosso ben distribuiti tra il pubblico.

Questa impostazione ha un obiettivo chiaro: disinnescare l’accusa – ricorrente da destra – di rappresentare una élite cosmopolita, più vicina a Berlino e Bruxelles che a Cracovia o Lublino. Ma comporta anche un prezzo: il silenzio tattico su molte battaglie civili che, solo qualche anno fa, avevano fatto di Trzaskowski un simbolo di coraggio progressista.

Una destra che non arretra
I principali avversari di Trzaskowski sono Karol Nawrocki, sostenuto dal PiS e recentemente accolto da Donald Trump alla Casa Bianca, e Slawomir Mentzen, volto radicale della destra libertaria e nazionalista del partito Confederazione. Entrambi stanno tentando di polarizzare il voto, dipingendo Trzaskowski come un “liberale travestito da patriota”.

“01 Karol Nawrocki” by Chancellery of the Prime Minister of Poland is licensed under CC BY 3.0.

Nawrocki, in particolare, ha impostato la sua campagna su immagini muscolari – allenamenti, tiro a segno, boxe – e ha cercato lo scontro diretto regalando provocatoriamente una bandiera arcobaleno a Trzaskowski durante un dibattito televisivo. Il candidato liberale ha evitato lo scontro, mettendo da parte la bandiera senza commentare.

I fantasmi del passato e il veto presidenziale
Molto di ciò che accade in questa campagna ha a che fare con l’eredità del presidente uscente Andrzej Duda, figura chiave del PiS. Duda ha sistematicamente bloccato, rinviato o annacquato le riforme del governo Tusk, dalla giustizia ai media, passando per i diritti civili. Ha utilizzato ogni strumento costituzionale, compreso il ricorso a una Corte Costituzionale piena di nomine del PiS, per neutralizzare l’azione legislativa della nuova maggioranza.

Senza un nuovo presidente, o senza una maggioranza dei tre quinti in Parlamento per superare i veti, il governo Tusk resterà in trincea. La presidenza è, dunque, il punto di passaggio obbligato per la piena svolta democratica promessa in campagna elettorale.

Astensionismo, polarizzazione e silenzi strategici
Il vero rischio per Trzaskowski non è solo la destra, ma l’astensione dei suoi potenziali elettori. Giovani, progressisti, donne e attivisti dei diritti civili potrebbero disertare le urne se si sentono traditi da una campagna che evita apertamente i temi che li mobilitano. Il timore è che l’eccesso di prudenza di Trzaskowski spinga l’elettorato più giovane a restare a casa.

La campagna, in sostanza, è una scommessa: rinunciare alla coerenza programmatica in cambio della possibilità di vincere. Non è una novità in Europa, dove il centro liberale cerca spesso di smarcarsi dalla sinistra per arginare la destra, ma in un Paese profondamente diviso come la Polonia può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

Il test europeo del 2025
A fare da sfondo a tutto questo c’è un’Europa attraversata da tensioni simili. In Romania, lo stesso giorno, si vota con un favorito di estrema destra. In Ungheria, Orban resta al potere. In Francia e Germania crescono le forze populiste e identitarie. E il campo progressista europeo guarda a Varsavia come a un laboratorio: riuscirà un candidato liberal-centrista a battere la destra senza rinunciare del tutto ai valori progressisti?

Se Trzaskowski vincerà, la Polonia potrà davvero iniziare a voltare pagina dopo otto anni di deriva autoritaria. Ma la vittoria, in sé, non sarà una garanzia. Solo la sua azione come presidente – e la capacità di tenere insieme i pezzi di un Paese spaccato in due – potrà dire se si sarà trattato solo di un cambio di facciata o di un vero inizio.

“2010 Poland elections round 2 ballot box” by Scanned by User:Piotrus is licensed under CC BY-SA 3.0.