Finché c’è guerra c’è speranza. Utili record per Leonardo

Durante la sua prima omelia da pontefice, Papa Leone XIV ha pronunciato la parola “pace” per ben 10 volte in meno di dieci minuti. Un numero che, preso da solo, potrebbe sembrare un segnale di forte impegno spirituale e politico. Ma che, se confrontato con le cifre dei bilanci industriali globali, suona piuttosto come un’invocazione vana. Perché mentre la pace viene invocata con fervore dal balcone di San Pietro, la guerra continua a essere l’unico affare veramente universale.

E a confermarlo non sono opinioni, ma i numeri. Leonardo S.p.A., colosso italiano della difesa e dell’aerospazio, ha appena comunicato i risultati del primo trimestre 2025: 4,16 miliardi di euro di ricavi (+13,5% rispetto al 2024), 211 milioni di utile operativo (+12,2%), 6,89 miliardi di nuovi ordini acquisiti in tre mesi, e un portafoglio ordini che supera i 46 miliardi. Il settore trainante? Elettronica per la Difesa e Sicurezza, Elicotteri e Velivoli. Aumentano anche le Aerostrutture, beneficiando della ripresa nella domanda civile, ma è la guerra, e non la pace, a far girare davvero il motore.

Guerra come mercato globale

Leonardo non è una multinazionale qualsiasi. È partecipata dallo Stato italiano (il Ministero dell’Economia detiene circa il 30%), ed è tra i primi dieci produttori mondiali di armamenti. La sua attività va dalla fornitura di caccia e droni militari, a sistemi radar, cyber-difesa, controllo satellitare e missilistica. I suoi clienti? Governi, alleanze militari, Stati in stato di guerra o in assetto permanente di difesa.

Nel primo trimestre 2025, la crescita è trainata in gran parte dalla domanda estera, con ordini che coinvolgono mercati come il Medio Oriente, l’Europa orientale, l’Africa subsahariana e il Sud-est asiatico. Gli stessi teatri in cui oggi si combattono guerre dimenticate dai media occidentali: Yemen, Sudan, Etiopia, Myanmar, oltre ai fronti più esposti come Ucraina, Gaza e Libano meridionale.

By NASA – http://spaceflight.nasa.gov/gallery/images/shuttle/sts-114/html/s114e6560.html, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=256128

Chi guida Leonardo

La governance dell’azienda riflette l’intreccio tra potere industriale e potere politico. Alla presidenza siede Stefano Pontecorvo, ex ambasciatore italiano alla NATO e uomo di fiducia di ambienti atlantici. Alla guida operativa c’è Roberto Cingolani, già Ministro della Transizione Ecologica nel governo Draghi e figura chiave nella strategia tecnologica del Paese. Il suo passaggio dalla politica alla guida della principale industria bellica italiana è indicativo della porosità tra Stato, difesa e business.

Leonardo è un’azienda “di sistema”, e come tale risente delle logiche geopolitiche. Con un occhio al governo italiano attuale, che ha confermato gli investimenti nella difesa e sostenuto le forniture all’Ucraina, e con un altro agli equilibri NATO, di cui l’Italia è pilastro storico. I partiti di riferimento non sono ufficialmente dichiarati, ma è evidente una sintonia operativa con l’esecutivo di centrodestra.

Il grande mercato della guerra

Mentre Leone XIV parla di pace, con parole sincere che sembrano voler risvegliare le coscienze, sul solco di Francesco I, il mondo intorno sembra immune. La parola “pace” scivola sulle superfici di un mondo sempre più blindato. E la Chiesa, per quanto autorevole, non può nulla contro un mercato in cui le guerre non sono più solo eventi geopolitici, ma cicli produttivi.

La pace, al contrario, è rimasta un’utopia, un ideale. Non genera dividendi, non muove mercati, non alimenta le borse. Nei prossimi 60 anni, nessun analista serio si azzarderebbe a scommettere su un disarmo generalizzato. Al contrario, gli scenari più accreditati prevedono una crescente corsa agli armamenti: convenzionali, digitali, spaziali.

La pace come utopia da coltivare

Papa Leone XIV ha portato parole alte, spirituali, forse necessarie. Ma nella realtà, i bilanci parlano un’altra lingua. E finché i grandi attori economici continueranno a prosperare sulla produzione di guerra, la pace rimarrà confinata nei discorsi. Un concetto sublime, certo, ma senza impatto sulle trimestrali.

“Finché c’è guerra c’è speranza” è il titolo amaro di un film di Alberto Sordi, ma è anche la sintesi perfetta del nostro tempo. Dove la guerra, anche se ci ripugna, non solo esiste: rende e anche tanto.

By wallycacsabre – 1P4A1208-001, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81031928