Oggi, 6 maggio, alle 16,30 in Largo San Bernardo a Roma, scenderanno in piazza decine di organizzazioni contadine, ambientaliste, associazioni della società civile e gruppi di giovani per contestare la linea promossa dal governo italiano e dalle istituzioni europee sui cosiddetti nuovi OGM. La manifestazione, promossa da realtà come il Centro Internazionale Crocevia, ARCI, Associazione Rurale Italiana, Fridays For Future, Ecoresistenze, A.Ba.Co e Verdi Ambiente e Società, vuole bloccare il percorso che punta a deregolamentare l’uso delle New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
L’evento coincide con l’avvio del Trilogo europeo, il negoziato tra Commissione, Parlamento e Consiglio dell’UE che potrebbe stravolgere l’attuale normativa in materia di OGM. A rischio vi sono obblighi fondamentali come l’etichettatura, la tracciabilità e la valutazione del rischio degli organismi geneticamente modificati. Secondo i promotori del presidio, questa scelta comprometterebbe non solo il diritto dei consumatori a essere informati, ma anche il futuro dell’agricoltura biologica e contadina in Italia ed Europa.
I nuovi OGM: tra propaganda e rischi reali
A partire dai primi anni Duemila, le NGT hanno introdotto una nuova generazione di biotecnologie per la modifica genetica degli organismi. Le industrie sementiere e le grandi multinazionali dell’agrochimica – come Bayer, Syngenta, Corteva e BASF – spingono per la loro liberalizzazione, sostenendo che siano diverse dagli OGM “tradizionali” perché non introducono DNA esterno, ma modificano il genoma già esistente. Secondo loro, si tratterebbe di strumenti più precisi, sicuri e fondamentali per affrontare la crisi climatica, la scarsità d’acqua e la fame nel mondo.
Ma questa narrazione è fortemente contestata da ampi settori della società civile. Gli attivisti sottolineano come le NGT possano causare centinaia di mutazioni impreviste nel DNA, con effetti potenzialmente tossici o allergenici. Studi indipendenti e istituzioni pubbliche, come l’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, mettono in guardia da effetti ancora sconosciuti e dai rischi per la salute umana e ambientale. Se la deregolamentazione dovesse passare, questi organismi modificati potrebbero essere commercializzati senza alcun obbligo di etichetta o controllo, rendendo impossibile distinguerli da quelli ottenuti con metodi naturali.

Un attacco alla sovranità alimentare
Il cuore della protesta ruota attorno alla difesa della biodiversità, della libertà di scelta e della sovranità alimentare. Gli OGM, vecchi e nuovi, sono brevettabili. Questo significa che chi li usa diventa legalmente dipendente dal proprietario del brevetto: un rischio concreto per i contadini, che potrebbero essere accusati di violazioni anche in caso di contaminazione accidentale da campi vicini. Un sistema agricolo dominato da poche multinazionali è, secondo i manifestanti, incompatibile con i modelli agroecologici e cooperativi che ancora caratterizzano molte aree rurali italiane.
Oltre 200 organizzazioni europee – tra cui Greenpeace, Via Campesina, IFOAM e numerose reti di agricoltori biologici – hanno firmato una dichiarazione congiunta che evidenzia gli effetti potenzialmente irreversibili della proposta UE. Tra le preoccupazioni principali: l’aumento dei costi produttivi, la riduzione dell’agrobiodiversità, la privatizzazione delle sementi e una maggiore vulnerabilità delle colture. Si teme inoltre una perdita di diritti per chi coltiva biologico o OGM-free, così come per le piccole e medie ditte sementiere, già in difficoltà in un mercato dominato dai brevetti industriali.
Il caso Coldiretti: una svolta controversa
A rendere ancora più accesa la protesta è il ruolo della Coldiretti. L’organizzazione, oggi tra i principali sostenitori della deregolamentazione, ha definito le NGT “genetica green no OGM”, sposando la narrazione delle lobby agroindustriali. Eppure, solo pochi anni fa – come dimostrano documenti ufficiali del Comitato Nazionale per la Biosicurezza – Coldiretti si opponeva apertamente all’adozione di queste tecniche, chiedendo che venissero regolamentate come OGM a tutti gli effetti per proteggere l’agricoltura biologica e il made in Italy.
Questo ribaltamento di posizione ha suscitato forti critiche da parte di agricoltori e associazioni che si sentono traditi da chi, formalmente, dovrebbe rappresentare i loro interessi. Durante la manifestazione del 6 maggio, non mancheranno richieste di chiarimento ai vertici dell’associazione, accusati di aver cambiato rotta in nome di un’alleanza con l’industria e le istituzioni, a scapito della base contadina.
“Il cibo non è una merce brevettabile”
Con questo slogan, le organizzazioni promotrici del presidio chiamano a raccolta cittadini, agricoltori, studenti e consumatori per difendere il diritto collettivo a un’agricoltura libera, sana e sostenibile. L’obiettivo è evitare che il cibo europeo venga trasformato in un prodotto di laboratorio, distribuito da pochi gruppi industriali e sottratto al controllo democratico.
“In gioco non c’è solo la libertà di scegliere cosa mangiare o coltivare, ma il modello stesso di agricoltura che vogliamo per il futuro. Non possiamo lasciare il nostro sistema alimentare nelle mani di chi persegue esclusivamente il profitto”, dichiarano gli organizzatori.



