Elon Musk: il mammone interstellare sotto il controllo di Maye

C’è un uomo che decide le sorti dell’umanità, lanciando razzi nello spazio, facendo saltare in aria azioni di Tesla con un tweet e cambiando il nome di Twitter per pura noia. E poi c’è sua madre.

Perché se c’è una figura sempre presente nel pantheon muschiano, quella è Maye Musk, la matriarca, la consigliera, la donna che non smette mai di ricordarci di aver cresciuto “tre figli straordinari, incluso l’uomo più ricco del mondo”.

Se Freud avesse incontrato Elon Musk, probabilmente avrebbe buttato via tutta la sua teoria del complesso di Edipo e riscritto Totem e Tabù in chiave siliconvalleyana. Perché quello che ci troviamo di fronte non è il classico genio tormentato, ma un mammone 2.0, un figlio che non ha mai veramente reciso il cordone ombelicale con la madre, anzi, sembra averlo trasformato in una connessione a banda larga.

Se nei film di Fantozzi la statua della madre del Megadirettore campeggiava all’ingresso dell’azienda come un monito divino, non stupirebbe se nelle segrete stanze di Tesla o SpaceX troneggiasse un enorme ologramma di Maye Musk.

Una Madonna tech, che non versa lacrime ma dispense consigli motivazionali e monetizza apparizioni internazionali meglio di una pop star. Da Dubai al Kazakistan, Maye è il volto sorridente del soft power muskiano: con il fascino di una top model in età avanzata e la scaltrezza di un’agenzia di PR, incarna il lato glamour della famiglia più eccentrica della Silicon Valley.

E non si limita a questo. Quando a Dubai ha tenuto un discorso intitolato “Come ho cresciuto tre bambini straordinari, incluso l’uomo più ricco del mondo”, è stato chiaro a tutti che il branding familiare dei Musk ha una strategia precisa: ogni successo di Elon è anche il successo di Maye. E viceversa.

Non stupisce quindi che la madre venga accolta come una star tra Asia e Medio Oriente, mentre il figlio governa i cieli e il mercato azionario con i suoi tweet.

“Maye Musk at Elle Q photoshoot” by RodeoProduction is licensed under CC BY 3.0.

Il rapporto tra Elon e Maye non è l’unico elemento tragicomico della dinastia Musk. Anche gli altri fratelli recitano il loro ruolo nella sitcom familiare: Kimbal, il fratello minore, imprenditore alimentare e chef della famiglia, è quello che ci ha regalato l’immagine indimenticabile di Elon che impara a cucinare gnocchi Alfredo per impressionare le ragazze.

Poi c’è Tosca, la sorella regina del romanticismo di serie B, che con la sua Passionflix ha creato la Netflix dei romanzi rosa, suggerendo che in fondo, anche nel cuore tutto acciaio e algoritmi dei Musk, batte un’anima zuccherosa.

Ma se Kimbal e Tosca hanno tentato una semi-fuga dalla gabbia dorata materna, Elon è rimasto il prediletto, il predestinato, il primogenito sul quale Maye ha proiettato sogni e ambizioni.

La loro dinamica ricorda vagamente le tragedie greche, con la madre-oracolo che dispensa saggezza e il figlio-titano che tenta di trascendere i limiti umani con la tecnologia. Un’eco edipica si fa strada nel dramma: Musk non si ribella alla madre, non cerca di spodestarla, ma la eleva a nume tutelare della sua esistenza.

Se Freud fosse il nostro terapeuta di fiducia, ci direbbe che Elon è l’incarnazione del desiderio materno mai completamente soddisfatto, il bambino che non ha mai davvero lasciato il grembo simbolico della madre.

Lacan, dal canto suo, suggerirebbe che il linguaggio di Elon, spesso impulsivo, caotico e disarticolato, sia la prova di un inconscio in perenne conflitto con l’Altro (che in questo caso è sua madre). Ogni sua impresa, dalle auto elettriche ai razzi spaziali, potrebbe essere letta come un gigantesco “Guarda, mamma, ce l’ho fatta!” urlato all’universo.

E mentre il mondo intero si chiede se affideremmo davvero il nostro futuro nelle mani di un uomo che decide il destino delle criptovalute con un meme di un cane, resta un’ultima domanda: chi è veramente al comando? Elon Musk, l’uomo del destino, o Maye Musk, la madre che ha plasmato il figlio come un moderno Golem, pronto a conquistare il mondo ma sempre sotto lo sguardo vigile della sua creatrice?

Forse, il vero segreto di Elon non è l’intelligenza artificiale o la colonizzazione di Marte. Forse, la chiave del suo potere si nasconde sotto le pieghe argentate dell’acconciatura perfetta di sua madre. E se domani scoprissimo che l’algoritmo di X (ex Twitter) è solo un complicato sistema di risposte automatiche ai messaggi più o meno subliminali di Maye al figlio? Beh, non saremmo poi così sorpresi.