Un recente rapporto evidenzia una crescente crisi di accessibilità economica a New York City, con un quarto dei residenti che fatica a permettersi beni essenziali come alloggio e cibo, e molti che rinunciano alle cure mediche per ragioni finanziarie.
Lo studio, condotto dalla Columbia University in collaborazione con Robin Hood, un’organizzazione impegnata nella lotta alla povertà, ha rivelato che il tasso di povertà a New York nel 2023 era quasi il doppio della media nazionale, registrando un incremento di sette punti percentuali in due anni. La fine dei sussidi governativi ampliati durante la pandemia ha contribuito a questo aumento.
La crisi del costo della vita rappresenta una sfida politica cruciale per la governatrice Kathy Hochul e il sindaco Eric Adams, che cercano di dimostrare il loro impegno nel rendere la città più accessibile. Richard Buery Jr., amministratore delegato di Robin Hood, ha sottolineato la contraddizione tra la grande ricchezza della città e le gravi necessità economiche di una parte significativa della popolazione, evidenziando come questi problemi siano il risultato di scelte politiche.
Il rapporto si basa su uno studio durato 13 anni, analizzando circa 3.000 famiglie con parametri che includono il reddito, il supporto non monetario e il costo della vita locale. Secondo questi criteri, la soglia di povertà per una famiglia di quattro persone in affitto a New York è di 47.190 dollari.
Più della metà dei residenti, pari a circa 4,8 milioni di persone, vive con un reddito inferiore al doppio della soglia di povertà. La povertà colpisce in modo sproporzionato le comunità nere, latine e asiatiche, con tassi quasi doppi rispetto a quelli della popolazione bianca.

Per contrastare questa emergenza, il piano economico della governatrice Hochul prevede tagli alle imposte sul reddito per i residenti, un sussidio mensile di 100 dollari per le future madri in assistenza pubblica e un contributo di 1.200 dollari alla nascita del bambino. Tra le proposte più ambiziose, un credito d’imposta fino a 1.000 dollari per bambino sotto i 4 anni e fino a 500 dollari per i bambini tra i 4 e i 16 anni. Secondo le stime della Columbia University, tali misure potrebbero ridurre la povertà infantile del 17%.
Parallelamente, il sindaco Adams ha proposto di eliminare le imposte sul reddito per oltre 400.000 lavoratori a basso reddito e ha promosso il piano edilizio “City of Yes”, che include investimenti miliardari in alloggi a prezzi accessibili e incentivi per costruzioni con unità a basso costo.
Nonostante questi sforzi, la crisi abitativa resta un fattore chiave dell’aumento della povertà. Molti residenti, pur lavorando, faticano a pagare l’affitto e i beni di prima necessità. Secondo Chris Mann, vicepresidente di Women In Need, la mancanza di volontà politica per investire in servizi essenziali è uno degli ostacoli maggiori alla lotta contro la povertà.
Nel dibattito politico, emergono divergenze sulle priorità di spesa. Alcuni legislatori si oppongono alla proposta della governatrice di destinare 3 miliardi di dollari a rimborsi fiscali fino a 500 dollari per milioni di newyorkesi a seconda del reddito, suggerendo che tali fondi potrebbero essere meglio impiegati per alleggerire la pressione fiscale sugli anziani o espandere i sussidi abitativi.
Il rapporto Robin Hood ribadisce che la povertà a New York non è un fenomeno inevitabile, ma il risultato di decisioni politiche ed economiche. Senza interventi strutturali, il divario tra ricchezza e necessità continuerà a crescere, lasciando milioni di persone in una condizione di fragilità economica sempre più grave.



