La politica è sporca? Trump ha solo tolto il filtro

Il caso delle terre rare in Ucraina è l’ennesima dimostrazione della spregiudicatezza politica ed economica di Donald Trump. Scambiare la “protezione” dell’Ucraina con un accesso privilegiato alle sue riserve di terre rare, elementi fondamentali per la produzione tecnologica avanzata, è l’equivalente di un’estorsione.

Una mossa che trasforma una questione geopolitica in una transazione commerciale a proprio vantaggio. Nulla di nuovo, per chi conosce Trump. Ciò che resta sorprendente non è il suo comportamento, ma il fatto che, nonostante scandali di questo tipo, il suo consenso resti altissimo.

Chiunque abbia lavorato con Trump sa perfettamente chi è. Bob Woodward, nel suo libro “Paura”, riporta centinaia di interviste con ex collaboratori che lo descrivono come un uomo ossessionato solo dal proprio tornaconto personale, incapace di distinguere tra interesse pubblico e interesse privato. Non è un giudizio politico: è una descrizione fatta da chi gli è stato accanto.

Michael Wolff, in “Assedio”, racconta di come persino i suoi più fedeli consiglieri non si fidino di lui e lo considerino inaffidabile, pronto a scaricare chiunque se non gli serve più. L’immagine che emerge non è quella di un leader forte, ma di un uomo incapace di gestire il potere senza trasformarlo in un affare personale. Eppure, milioni di americani continuano a sostenerlo.

Nella sua attività di immobiliarista esiste il fondato sospetto che per le transazioni Trump abbia riciclato denaro sporco, molti affari da lui conclusi sono andati in porto con l’assegnazione di edifici e complessi residenziali a “imprenditori” russi vicini all’entourage di Putin e ad altri soggetti con problemi legali aperti con la giustizia Usa..

Anche questo viene raccontato con dovizia di particolari nei due testi, senza che gli autori siano stati condannati per diffamazione da nessuna corte Usa. La “spregiudicatezza”, ovvero l’aspetto delinquenziale, è stata utilizzata per mantenere un tenore di vita e un potere oltre ogni limite.

Elon Musk sarebbe in questa chiave soltanto l’ultimo cavallo su cui correre, per mantenere reddito e potere. Un imprenditore altrettanto spregiudicato e allergico alle regole, che movimenta quantità di denaro talmente elevate da rendere difficile un controllo efficace sulla sua provenienza.

Abbiamo raggruppato in sette brevi capitoli le principali ragioni di questo altrimenti incomprensibile successo, limitandoci all’aspetto antropologico e parzialmente psicologico della condivisione dell’elettore medio statunitense con la persona Trump.

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Il paradosso dell’elettore cinico: Nessuno crede che Trump sia onesto, nemmeno chi lo vota. Ma in un mondo in cui la politica è già percepita come un gioco sporco, lui appare semplicemente come il più spregiudicato dei giocatori. Meglio un figlio di puttana che sta dalla “nostra parte” che un progressista moralista.

La sfiducia nelle istituzioni: Trump ha costruito la sua narrativa sul concetto che tutti i politici sono corrotti. La differenza è che lui non finge di non esserlo. Per molti elettori, questo lo rende paradossalmente più credibile.

L’odio come motore politico: Il voto per Trump non è un voto di fiducia, è un voto di vendetta. Il suo elettorato non lo ama, ama vederlo attaccare i suoi nemici: i democratici, i giornalisti, le minoranze, le istituzioni “progressiste”. La politica è diventata guerra culturale, e Trump è il generale perfetto per chi vuole combattere questa guerra.

La spettacolarizzazione della politica: Trump ha trasformato la politica in un reality show. Ogni giorno c’è una nuova crisi, un nuovo scandalo, un nuovo nemico. In un mondo dominato dall’intrattenimento, chi fa più rumore vince.

Il mito del tycoon vincente: Nonostante i suoi numerosi fallimenti economici, Trump si presenta come un uomo d’affari di successo. L’America è fondata sul mito del “self-made man” e molti credono che, nonostante tutto, lui sappia come gestire l’economia meglio di qualsiasi politico.

La nostalgia per un passato idealizzato: “Make America Great Again” richiama un’epoca in cui l’uomo bianco dominava senza discussioni. È un richiamo alla nostalgia, più che a un programma politico.

Il tribalismo politico e il sistema elettorale: Negli Stati Uniti si vota sempre più per identità politica, non per programmi. Gli stati chiave sono polarizzati, e i repubblicani sanno che senza Trump il partito perderebbe ogni possibilità di vittoria.

Il ritratto di Trump che emerge dai libri di Woodward e Wolff è spietato: persino chi ha lavorato con lui lo descrive come un uomo privo di scrupoli, senza alcun rispetto per la legge, per il Paese o per i suoi stessi elettori.

Eppure, milioni di americani continuano a votarlo. Perché? Perché in un mondo in cui la politica è percepita come una battaglia senza regole, molti hanno deciso che il miglior alleato è semplicemente il più spregiudicato tra tutti. Per i progressisti l’unica tenue speranza è che da spregiudicato diventi pregiudicato e basta.

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