Niger, tra golpe e jihad: violenza e crisi senza via d’uscita

La crisi in Niger continua a peggiorare, rivelando l’incapacità del governo militare di riportare la sicurezza nel paese, nonostante le promesse fatte al momento del colpo di stato del luglio 2023.

Da allora, la violenza jihadista si è intensificata, lasciando una scia di morte tra civili e militari e mettendo in discussione l’efficacia delle politiche adottate dalla giunta militare. L’insurrezione, alimentata da gruppi come lo Stato Islamico e Al Qaeda, sta avendo un impatto devastante, con attacchi frequenti che mettono in ginocchio il paese.

Un’escalation di violenza
Solo questo mese, tre attacchi principali hanno causato decine di vittime. Nel villaggio di Libiri, gli aggressori hanno dato fuoco agli edifici, mentre in un altro episodio un autobus è stato assaltato, causando la morte di oltre 20 passeggeri. L’attacco più grave si è verificato nella città di Chatoumane, dove un’imboscata ha provocato la morte di circa 90 soldati, secondo fonti indipendenti, sebbene il governo abbia minimizzato il bilancio ufficiale parlando di una decina di vittime.

Questi episodi si inseriscono in una tendenza più ampia: secondo i dati di ACLED (Armed Conflict Location and Event Data), il numero di civili uccisi da militanti jihadisti è quasi raddoppiato rispetto ai 18 mesi precedenti al golpe.

Le regioni occidentali del Niger, in particolare Tillabéry, ai confini con Burkina Faso e Mali, sono le più colpite dalla violenza. Questa area, già teatro di attacchi frequenti prima del golpe, ha visto un ulteriore peggioramento della sicurezza. Le immagini satellitari e i resoconti locali mostrano villaggi devastati e convogli umanitari regolarmente attaccati.

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Lunedì scorso, sei camion che trasportavano beni di prima necessità sono stati dati alle fiamme nel vicino Burkina Faso, un altro esempio delle difficoltà che il Niger deve affrontare per garantire i rifornimenti essenziali.

Strategie inefficaci e alleanze controverse
Dopo aver preso il potere, i militari del Niger hanno cercato di riorientare le loro alleanze internazionali. Hanno espulso le truppe francesi e ridotto la presenza americana, affidandosi a nuovi partner come la Russia, che ha fornito supporto militare, e la Turchia, che ha inviato droni.

Tuttavia, queste mosse non hanno portato ai risultati sperati. Secondo esperti di sicurezza, la giunta non dispone di una strategia chiara, limitandosi a ricorrere alla forza bruta senza affrontare le cause profonde del conflitto. Le alleanze con Burkina Faso e Mali, attraverso la nascita dell’Alleanza degli Stati del Sahel, non hanno prodotto risultati concreti, con i tre eserciti nazionali che faticano a coordinarsi e condividere risorse già scarse.

Un altro elemento chiave che ha contribuito all’escalation è stata la decisione del nuovo governo di interrompere i negoziati con i jihadisti, una politica adottata dal precedente presidente Mohamed Bazoum. Questi colloqui, anche se controversi, avevano portato a una significativa riduzione delle vittime civili in alcune aree critiche, come Tillabéry. La fine di questo dialogo ha riacceso la violenza, portando il paese a un punto di rottura. Bazoum, deposto durante il golpe, è ancora tenuto prigioniero nel palazzo presidenziale.

Un paese paralizzato
Gli effetti della crisi si estendono ben oltre i campi di battaglia. I convogli commerciali, essenziali per rifornire la capitale Niamey, spesso restano bloccati per settimane in attesa di scorte militari. Il settore privato è in ginocchio, con imprese che segnalano perdite crescenti e difficoltà insormontabili.

Le piccole e medie imprese, in particolare, sono le più colpite dalla mancanza di sicurezza, che si aggiunge a una crisi economica già esistente. La valuta nazionale, il franco CFA, è in caduta libera, e le prospettive economiche sono ulteriormente aggravate dalle tensioni geopolitiche. Il ritorno al potere di Donald Trump negli Stati Uniti potrebbe comportare un’ulteriore pressione economica e diplomatica sul Niger, già isolato a livello internazionale.

La repressione delle critiche
La giunta militare ha reagito alle crescenti difficoltà limitando la libertà di stampa e reprimendo i dissensi interni. La BBC è stata recentemente sospesa per i suoi reportage sugli attacchi, e i critici del regime affrontano arresti e intimidazioni. Le autorità hanno accusato i media occidentali di condurre una “campagna di disinformazione” per danneggiare la reputazione del paese, ma questa retorica non nasconde le difficoltà interne.

Un futuro incerto
Quasi un anno dopo il golpe, la situazione in Niger è più precaria che mai. La violenza jihadista è in aumento, le infrastrutture sono sotto attacco e la popolazione civile è intrappolata in una crisi senza fine. Le promesse dei militari di riportare l’ordine e la sicurezza appaiono sempre più vuote, mentre il paese scivola verso un futuro incerto, segnato da instabilità e violenza.

Photo U.S. Army Southern European Task Force, Africa CC BY 2.0