CPR in Italia: un sistema inefficace, costoso e disumano
Diogenenews 11/12/2024: In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, il Tavolo Asilo e Immigrazione ha presentato a Roma il rapporto “CPR d’Italia: porre fine all’aberrazione”, risultato di un monitoraggio su otto Centri di Permanenza per il Rimpatrio condotto tra aprile e agosto 2024. Il documento denuncia condizioni di vita degradanti, violazioni etiche e giuridiche e inefficacia del sistema nel garantire i rimpatri dichiarati come obiettivo primario. Le strutture monitorate mostrano un quadro uniforme di sovraffollamento, degrado e carenze nei servizi essenziali, con episodi gravi di diritti negati, come l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria e la mancanza di mediatori culturali e psicologi. Tra il 2018 e il 2023, il sistema CPR ha trattenuto quasi 33.000 persone, ma il tasso di rimpatrio rimane irrisorio rispetto agli ordini di allontanamento, raggiungendo appena il 12%. Inoltre, il sistema si dimostra estremamente costoso: oltre 92 milioni di euro spesi in sei anni, con costi giornalieri per trattenuto che oscillano tra i 30 e i 42 euro, senza alcun miglioramento dell’efficacia operativa. Il rapporto sottolinea anche i gravi impatti sulla salute mentale dei trattenuti, con un uso diffuso di psicofarmaci e la mancata presa in carico psicologica. Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede la chiusura immediata dei CPR, la regolarizzazione dei migranti e un investimento nell’integrazione, oltre a una maggiore trasparenza nella gestione delle strutture. (Diogenenews 11/12/2024)
Siria: nuovi sfollati e asilo sospeso, crisi senza soluzione
Diogenenews 11/12/2024: Gli ultimi avvenimenti in Siria hanno causato un milione di nuovi sfollati interni, soprattutto donne e bambini, molti dei quali già costretti a lasciare le proprie case più volte. Dopo la destituzione del presidente Bashar Al-Assad, avvenuta con una ribellione armata che ha messo fine a oltre cinque decenni di governo autoritario della famiglia Assad, migliaia di siriani stanno cercando di tornare alle loro case, sia dai campi profughi interni che dai Paesi vicini come Turchia e Libano. I valichi di frontiera registrano movimenti significativi verso la Siria, spinti dalla speranza di verificare lo stato delle abitazioni, spesso devastate da anni di bombardamenti. Secondo Filippo Ungaro, portavoce dell’Unhcr in Italia, il ritorno deve avvenire in sicurezza e dignità, ma le condizioni umanitarie in Siria restano estremamente difficili, con il 90% della popolazione bisognosa di assistenza. La guerra ha distrutto infrastrutture essenziali come strade, energia elettrica, acqua potabile, sanità e scuole, mentre il controllo del territorio è frammentato tra diverse forze. Molti rifugiati, rientrando, cercano di sfuggire alla xenofobia e alle politiche discriminatorie subite in Paesi come Turchia e Libano, accusati di respingimenti forzati. Nonostante il riconoscimento del nuovo governo ad interim da parte di Paesi come Turchia, Germania e Francia, la situazione sul terreno rimane caotica e molte organizzazioni umanitarie hanno sospeso le loro attività. L’Unhcr, presente in Siria con una rete di interventi per il sostegno alimentare e sanitario e la fornitura di beni essenziali, ha ripreso gradualmente alcune operazioni, ma la situazione rimane complessa. Sei dei 30 centri comunitari nei pressi di Aleppo sono tornati operativi, ma permangono difficoltà legate ai saccheggi e alla chiusura di valichi per gli aiuti. L’Unhcr sottolinea l’importanza di garantire l’accesso al territorio per chi necessita di protezione internazionale e di valutare caso per caso le domande d’asilo, come affermato dallo stesso Ungaro, che ha preso atto della decisione di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, di sospendere temporaneamente l’esame delle richieste. (Diogenenews 11/12/2024)
Haiti: UE condanna il massacro di Cité Soleil, oltre 180 morti
Diogenenews 11/12/2024: L’Unione Europea ha espresso una dura condanna per il massacro avvenuto a Cité Soleil, nell’area metropolitana di Port-au-Prince, ad Haiti, dove più di 180 persone, inclusi molti anziani, sono state uccise in un atto di estrema brutalità attribuito alla banda Wharf Jérémie. In una dichiarazione ufficiale, Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha definito l’episodio una grave escalation della violenza che sta devastando il Paese e ha sottolineato l’urgenza di azioni decisive per affrontare la crisi. L’Unione Europea ha ribadito l’importanza di un pieno dispiegamento della Missione multinazionale di sostegno alla sicurezza per combattere le bande armate, ripristinare lo Stato di diritto e proteggere la popolazione haitiana da ulteriori atrocità. L’Ue si è impegnata a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, comprese sanzioni mirate contro i responsabili delle violenze, con l’obiettivo di contribuire al ritorno della pace, della stabilità e della democrazia ad Haiti. Inoltre, ha confermato il proprio impegno a lavorare con i partner regionali e internazionali per affrontare le sfide umanitarie e promuovere una sicurezza sostenibile e una stabilità duratura per il popolo haitiano. (Diogenenews 11/12/2024)
Gas: prezzi in aumento, famiglie e scorte sotto pressione in Europa
Diogenenews 11/12/2024: Le previsioni per il mercato del gas nel 2024 indicano un netto rialzo dei prezzi, con stime che superano i 50 euro per megawattora nel primo trimestre, secondo l’analisi di Bloomberg Intelligence. Il costo, attualmente intorno ai 34 euro, è destinato a salire a causa di diversi fattori, tra cui la crisi geopolitica in corso in Ucraina, l’instabilità in Medio Oriente e le temperature invernali più rigide che potrebbero ridurre sensibilmente le scorte. Al momento, le riserve di gas europee sono all’83,61%, corrispondenti al 25,51% del consumo annuo medio, con la Germania in testa per capacità di stoccaggio, seguita da Italia e Austria. Gli analisti segnalano che il mercato europeo potrebbe sperimentare una volatilità significativa, con il TTF, mercato di riferimento per il gas, oscillante tra i 44 e i 50 euro per megawattora. Questi livelli, sebbene inferiori ai picchi raggiunti durante il 2022, sono comunque molto superiori alla media storica pre-crisi, quando i prezzi si aggiravano intorno ai 21 euro. Le basse temperature previste per i prossimi mesi, combinate con la limitata disponibilità di importazioni dalla Russia, potrebbero accelerare il consumo delle riserve europee, portandole al 39% entro maggio 2025, rispetto al 58% registrato a marzo 2024. Tale riduzione genererebbe un deficit stimato di circa 20 miliardi di metri cubi per l’estate successiva. L’Europa, sempre più dipendente dal gas naturale liquefatto proveniente dai mercati internazionali, si trova esposta alle dinamiche globali, in particolare alla crescente domanda asiatica, con la Cina in posizione dominante. In Italia, l’aumento del costo del gas si riflette direttamente sulle bollette dei consumatori vulnerabili. A novembre 2024, l’Arera ha segnalato un incremento del 4,6% rispetto al mese precedente, portando il prezzo a 122,15 centesimi per metro cubo. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, ciò comporta un aggravio annuo di circa 59 euro per il cliente medio, con una spesa totale stimata a 1.344 euro per il gas, cui si sommano 529 euro per l’energia elettrica. Assoutenti evidenzia che le tariffe per i clienti tutelati risultano più elevate del 16% rispetto al 2023, con un aumento medio di 191 euro a famiglia su base annua. L’associazione sollecita un intervento del governo per calmierare i costi, sfruttando la capacità delle aziende statali di acquisire gas a prezzi più competitivi. Con l’avvicinarsi della stagione invernale, la pressione economica sulle famiglie è destinata a crescere, rendendo prioritario un intervento per garantire tariffe più sostenibili. (Diogenenews 11/12/2024)
Emergenza povertà per i docenti fuorisede siciliani
Diogenenews 11/12/2024: L’emergenza povertà per i docenti fuori sede siciliani si fa sempre più evidente, aggravata dai recenti dati ISTAT sull’aumento dell’inflazione. Nel mese di novembre, l’inflazione su base annua è passata dallo 0,9% all’1,4%, mentre il carrello della spesa ha registrato un incremento dal 2% al 2,6%. Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, i docenti fuori sede, sia di ruolo che precari, devono affrontare costi proibitivi per i viaggi di rientro. I biglietti aerei delle compagnie low cost mostrano rincari significativi: ad esempio, un volo Milano Malpensa-Palermo tra il 20 e il 22 dicembre costa tra i 163 e i 192 euro solo con bagaglio a mano. Simili aumenti si riscontrano su altre tratte Nord-Sud, come Pisa-Lamezia, dove i prezzi oscillano tra i 140 e i 164 euro. Anche i treni non rappresentano un’alternativa più economica, con rincari fino al 300%. La tratta Milano-Reggio Calabria il 20 dicembre raggiunge un costo di 345 euro, con un cambio a Roma e un viaggio di quasi 10 ore. La Milano-Lecce, sempre nello stesso periodo, parte da 168 euro, mentre Italo offre Milano-Bari a partire da 107,9 euro. Questa situazione mette in seria difficoltà i docenti, che devono già fare i conti con un costo della vita in aumento e stipendi che non tengono il passo con la crescita dei prezzi. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina Diritti Umani propone misure urgenti per alleviare il peso economico sui docenti fuori sede. Tra le proposte, una carta viaggio annuale da 500 euro per i docenti di ruolo, eventualmente estendibile ai precari, e buoni pasto per chi è impegnato in attività legate all’insegnamento e non può rientrare a casa per pranzare. Si suggerisce anche un sostegno al reddito attraverso convenzioni tra il Ministero dell’Istruzione e catene di supermercati, per contrastare l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. I docenti, chiamati a svolgere il loro lavoro con sacrificio e competenze sempre più diversificate, devono fronteggiare crescenti difficoltà economiche, che richiedono interventi tempestivi per garantire loro condizioni di vita dignitose. (Diogenenews 11/12/2024)
Yemen: repressione e crisi umanitaria dopo un decennio di conflitto
Diogenenews 11/12/2024: Dal 2014, quando gli Houthi hanno preso il controllo della capitale Sanaa, lo Yemen è precipitato in una crisi che ha spinto il Paese decenni indietro. La popolazione, un tempo impegnata a costruire una vita migliore, si trova ora a lottare per soddisfare i bisogni più basilari, come mettere del cibo in tavola. Gli Houthi, movimento di matrice zaidita, sono saliti al potere imponendo un dominio autoritario su gran parte del territorio yemenita, costringendo il governo a ritirarsi nella città meridionale di Aden. L’intervento della coalizione saudita, iniziato nel 2015 con l’obiettivo di ripristinare il governo, ha provocato devastazioni e decine di migliaia di morti, senza riuscire a rovesciare gli insorti. Nonostante un calo dei combattimenti dal 2022, lo Yemen rimane profondamente diviso e vittima di una crisi umanitaria tra le peggiori al mondo. Nelle aree controllate dagli Houthi, circa due terzi della popolazione vive sotto un regime repressivo che ha eliminato spazi di libertà politica e sociale, introducendo segregazioni negli spazi pubblici e utilizzando la propaganda per consolidare il proprio potere. Celebrazioni nazionali come l’anniversario della rivoluzione repubblicana del 1962 sono state sostituite da eventi che esaltano l’ascesa degli Houthi nel 2014. Amnesty International ha documentato numerosi casi di arresti e condanne per presunto spionaggio, colpendo attivisti, giornalisti e membri di minoranze religiose. Recenti operazioni hanno portato alla detenzione di 13 dipendenti delle Nazioni Unite, mentre molti operatori umanitari si sono visti costretti a fuggire dal Paese. A livello internazionale, i recenti attacchi degli Houthi contro Israele e navi nel Mar Rosso, giustificati come solidarietà con i palestinesi di Gaza, hanno bloccato i colloqui con l’Arabia Saudita, complicando ulteriormente gli sforzi per mettere fine al conflitto. Per molti yemeniti, il ritorno a casa resta un miraggio. (Diogenenews 11/12/2024)
Clima: il turismo è responsabile dell’8,8% delle emissioni globali di gas serra
Diogenenews 11/12/2024: Uno studio pubblicato su Nature Communications rivela che il turismo è responsabile dell’8,8% delle emissioni globali di gas serra nel 2019, con un aumento del 3,5% annuo tra il 2009 e il 2019, un ritmo doppio rispetto a quello delle emissioni dell’economia globale, che crescevano dell’1,5% nello stesso periodo. In un decennio, i ricavi del settore turistico sono quasi raddoppiati, passando da 3,5 trilioni di dollari nel 2009 a 6 trilioni nel 2019, accompagnati da un’impronta di carbonio stimata in 5,2 gigatonnellate (Gt) di CO2 equivalente. Di queste emissioni, il 52% è attribuibile al trasporto aereo, il 18% al trasporto su strada e il 34% ai servizi, mentre la produzione di petrolio contribuisce per il 14%. L’impronta turistica globale, in crescita costante, ha aggiunto 1,5 Gt di CO2 equivalente tra il 2009 e il 2019, una quantità paragonabile alle emissioni annuali di tutta l’America Latina e i Caraibi. I principali contributori alle emissioni turistiche sono i turisti statunitensi, responsabili del 19% delle emissioni globali del settore nel 2019, seguiti dai cinesi con il 15% e dagli indiani con il 6%. Per rispettare l’Accordo di Parigi e limitare il riscaldamento globale a +1,5°C, le emissioni turistiche dovrebbero essere ridotte di oltre il 10% all’anno fino al 2050. Tuttavia, lo studio avverte che una semplice riduzione del volume del turismo, come un calo del 5% della domanda turistica globale, non sarebbe né giusta né equa tra i diversi Paesi. L’aviazione, in particolare i voli internazionali a lungo raggio, rimane il principale ostacolo alla riduzione delle emissioni del settore, nonostante i progressi nell’elettrificazione dei trasporti e delle tecnologie. Limitare la crescita della domanda di trasporto aereo potrebbe offrire vantaggi sia climatici che sociali, secondo gli autori dello studio. (Diogenenews 11/12/2024)
La Cina restringe l’export di metalli rari: rischio di crisi per l’industria USA
Diogenenews 11/12/2024: Pechino ha annunciato nuove restrizioni all’esportazione di metalli rari verso gli Stati Uniti, in un momento in cui si avvicina il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. La Cina giustifica il provvedimento come misura di “sicurezza nazionale”, ma il contesto riflette le tensioni commerciali tra le due potenze. I metalli interessati, tra cui gallio, germanio e antimonio, sono fondamentali per la produzione di tecnologie avanzate civili e militari, come semiconduttori, pannelli solari e componenti per la difesa. Anche la grafite, cruciale per le batterie dei veicoli elettrici, è sotto crescente controllo da parte delle autorità cinesi. Le nuove regole impongono una licenza per l’esportazione di questi minerali, vietando severamente l’uso per scopi militari, e potrebbero avere ripercussioni significative sull’industria statunitense. Gli analisti avvertono che, se applicate rigorosamente, queste misure potrebbero aumentare i costi, creare incertezze nella catena di fornitura e ostacolare la produzione di beni strategici negli Stati Uniti. La Cina, principale produttore globale di gallio e germanio, ha già ridotto le esportazioni verso gli USA in passato, causando effetti economici rilevanti. Secondo una stima dell’US Geological Survey, una restrizione simultanea di gallio e germanio potrebbe comportare un calo di 3,4 miliardi di dollari del PIL statunitense. Oltre all’industria della difesa, i semiconduttori a base di gallio trovano applicazione in tecnologie a radiofrequenza, LED e fotovoltaico, mentre la produzione di veicoli elettrici richiede quantità significative di grafite. Gli Stati Uniti, pur cercando di incentivare la produzione di componenti elettronici, non hanno ancora sviluppato una strategia adeguata per ridurre la dipendenza dai minerali cinesi. Le nuove licenze cinesi, valide per tre mesi, mirano inoltre a impedire l’accumulo di scorte da parte delle aziende straniere. Gli esperti sottolineano che lo sviluppo di impianti di lavorazione dei metalli rari al di fuori della Cina rimane una sfida complessa, sia per i costi elevati che per la necessità di politiche di sussidio a lungo termine, considerando il dominio cinese in questo settore. La mossa di Pechino aggiunge ulteriore pressione a una già delicata sfida geopolitica e logistica per gli Stati Uniti. (Diogenenews 11/12/2024)
A Stoccarda il giornale di strada Trott-war organizza un tour tra povertà e realtà aumentata
Diogenenews 11/12/2024: A Stoccarda, il giornale di strada Trott-war e il collettivo teatrale Citizen Kane hanno lanciato l’iniziativa “AR-Mut”, un tour performativo che punta a sensibilizzare il pubblico sul tema della povertà e dei senzatetto. L’iniziativa, che unisce l’arte della performance con strumenti di realtà aumentata, offre una visione immersiva delle difficoltà quotidiane affrontate da chi vive per strada. Il tour, guidato da Conny, una collaboratrice di Trott-war, si snoda tra le vie della città e include tappe simboliche come fontane d’acqua chiuse, panchine negate e spazi pubblici inaccessibili. Attraverso codici QR distribuiti lungo il percorso, i partecipanti possono accedere a racconti audio e video che narrano esperienze dirette di senzatetto e volontari, come quelli del Paule Club, un’organizzazione che ha distribuito cibo durante la pandemia. Tra le varie attività, il tour invita i partecipanti a riflettere sulla realtà della povertà, simulando situazioni come cercare un riparo, affrontare il freddo o raccogliere bottiglie. Un esperimento particolarmente significativo dimostra come una densità di cinque persone per metro quadro possa causare panico, evidenziando l’estremo disagio di chi vive in condizioni di sovraffollamento. Durante il percorso, che attraversa anche il mercatino di Natale e zone centrali della città, emerge il contrasto tra la ricchezza esibita, come gioiellerie che vendono orologi da decine di migliaia di euro, e la realtà invisibile dei senzatetto. Tra le richieste avanzate dall’iniziativa ci sono la creazione di spazi sicuri per dormire, l’accesso gratuito a servizi igienici e un’assistenza medica più inclusiva. L’iniziativa si inserisce in un progetto più ampio del collettivo Citizen Kane, che ha coinvolto oltre 12 workshop con contributi artistici e riflessioni sul tema della povertà. Concludendo il tour, un simbolico bancomat di cartone con slot per “dare” e “ricevere” richiama l’importanza di un equilibrio tra solidarietà e condivisione. Il messaggio è chiaro: la povertà non può essere ignorata e richiede interventi concreti e strutturali. (Diogenenews 11/12/2024)
Messico: ad Aguascalientes il 36,9% della popolazione vive in povertà lavorativa
Diogenenews 11/12/2024: Nel terzo trimestre del 2024, il 35,1% della popolazione in Messico viveva in povertà lavorativa, secondo i dati del CONEVAL, con un miglioramento rispetto al 37,3% dello stesso periodo del 2023. Ad Aguascalientes, la percentuale si attesta al 36,9%, in calo di 3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La riduzione annuale della povertà lavorativa nella regione è stata del 7,9%, in linea con una tendenza nazionale. Nonostante i progressi, Aguascalientes continua a registrare livelli superiori alla media nazionale dal 2022, posizionandosi al 14° posto nella classifica delle entità federali. Dafne Viramontes, presidente del Collegio degli Economisti, sottolinea che la povertà crea un circolo vizioso che ostacola l’accesso a beni essenziali come cibo, istruzione e trasporti, limitando la capacità degli individui di migliorare la propria condizione economica. A livello nazionale, il reddito medio da lavoro nel periodo analizzato è stato di 3.346,5 pesos, mentre ad Aguascalientes è leggermente più alto, pari a 3.401,7 pesos. Con l’inizio del 2025, il salario minimo in Messico aumenterà del 12%, raggiungendo 278,80 pesos giornalieri, equivalente a circa 8.364 pesos mensili. Questo incremento, sebbene inferiore ai rialzi del 20% registrati nel sessennio precedente, supera l’inflazione, offrendo un margine di miglioramento per il reddito familiare. (Diogenenews 11/12/2024)


