L’Etiopia, sede dell’Unione Africana, è travolta da un’escalation di violenze, operazioni militari e attacchi aerei su villaggi, mentre crescono le richieste di pace. Il conflitto coinvolge principalmente le regioni di Amhara e Oromia, dove si registrano gravi violazioni dei diritti umani e un crescente numero di vittime civili.
Attacchi droni e violenze ad Amhara Il 5 novembre, un drone ha colpito un mercato e un centro sanitario nella città di Gojam, regione di Amhara, causando oltre 40 morti. Una bomba ha devastato una sala d’attesa per madri incinte, uccidendo sette persone. La popolazione locale accusa il governo federale di essere responsabile dell’attacco, ma le autorità negano. Secondo il Progetto ACLED, gli attacchi con droni nella regione di Amhara hanno provocato oltre 430 vittime da aprile 2023.
Conflitti interni e sfollamenti Il conflitto in Oromia ha avuto origine con la scissione dell’Esercito di Liberazione Oromo (OLA) dal Fronte di Liberazione Oromo (OLF). L’OLA lotta per l’autodeterminazione del popolo Oromo, ma è accusato di attacchi a civili, tra cui un episodio recente che ha causato nove morti nella regione. Ad Amhara, la resistenza delle milizie Fano contro il disarmo imposto dal governo ha portato a intensi scontri con le forze statali.

Secondo l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel 2023 le violazioni dei diritti umani hanno colpito oltre 8.200 persone in Oromia e Amhara, con un aumento del 56% rispetto al 2022. Gli attacchi con droni da parte della Forza di Difesa Nazionale Etiope sono stati definiti “disproporzionati” per l’alto numero di vittime civili.
Scuole chiuse e paura diffusa Nella regione di Amhara, molte scuole rimangono chiuse, privando milioni di bambini dell’istruzione. Omicidi mirati, tra cui l’uccisione di due insegnanti a settembre, hanno alimentato un clima di terrore tra gli educatori. Le milizie Fano sono accusate di ulteriori violenze contro civili, tra cui attacchi in Oromia e omicidi di funzionari pubblici.
Tentativi di pace respinti Il Primo Ministro Abiy Ahmed ha rinnovato gli appelli per la pace, ma i risultati restano limitati. Mentre un accordo è stato firmato con un comandante dissidente dell’OLA, il gruppo principale e le milizie Fano hanno respinto gli sforzi del governo, definendoli “insinceri”. Eskinder Nega, leader di una fazione di Fano, ha dichiarato che “il governo punta alla vittoria militare, rendendo difficile considerare seriamente i suoi tentativi di pace”.
Un Paese diviso Analisti indipendenti descrivono un Paese frammentato, con il governo che controlla principalmente le città e le aree rurali contese tra insorti e forze filogovernative. Mentre il conflitto si intensifica, Abiy Ahmed ribadisce la sua determinazione: “I ribelli non porteranno cambiamenti, anche se combattessero per mille anni”. Tuttavia, senza un cambio di strategia, la pace in Etiopia sembra ancora lontana.



