Il rapporto “Stop the War on Children – Pathways to Peace” di Save the Children offre una fotografia sconvolgente della condizione dei bambini nei contesti di conflitto, sottolineando come, oggi, quasi un bambino su cinque viva nelle vicinanze di una zona di guerra.
Si stima che 473 milioni di minori siano coinvolti in queste aree, una cifra quasi doppia rispetto agli anni ’90. Il 2023 ha segnato un anno particolarmente nero, con oltre 31.721 violazioni gravi dei diritti dei bambini registrate, tra cui uccisioni, mutilazioni, arruolamento forzato, violenze sessuali, attacchi a strutture scolastiche e ospedaliere, e impedimenti all’accesso umanitario.
La situazione risulta più grave in alcune regioni: Africa e Medio Oriente contano il maggior numero di bambini esposti alla guerra, con paesi come Sudan, Somalia, Ucraina e i territori palestinesi occupati tra i più colpiti.
Nei territori palestinesi, ad esempio, le violazioni sono aumentate del 170% rispetto all’anno precedente, con oltre 8.000 episodi documentati solo nel 2023, molti dei quali negazioni di accesso a cure mediche e umanitarie. In Ucraina, la guerra ha devastato il sistema scolastico, con continui attacchi alle scuole che hanno impedito a migliaia di bambini di accedere all’istruzione.
Nel contesto di queste violazioni, il rapporto distingue tra i tipi di abuso subiti dai bambini in base al genere. I ragazzi vengono spesso reclutati con la forza, esposti a violenze e incarichi pericolosi in aree di scontro, mentre le ragazze subiscono principalmente abusi sessuali, matrimoni forzati e sfruttamento.
I bambini con disabilità, anch’essi presenti in queste aree, sono ulteriormente vulnerabili, trovandosi spesso privati dei servizi essenziali come assistenza medica e istruzione. Save the Children denuncia la scarsità di dati su violenze subite da bambini con orientamenti e identità di genere non conformi, un aspetto invisibile ma significativo nel contesto di guerra.

Il report di Save the Children solleva anche un’accusa diretta a quegli Stati che, pur firmando trattati internazionali per la protezione dei bambini, continuano a vendere armi a fazioni coinvolte in gravi violazioni dei diritti dei minori. Una realtà che, oltre a rappresentare una contraddizione, contribuisce a perpetuare il ciclo di violenza e sofferenza nelle aree di guerra.
Nazioni come Israele, Myanmar e Repubblica Democratica del Congo hanno ricevuto armi da almeno dieci paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Russia, nonostante queste nazioni dichiarino di impegnarsi per la tutela dei minori nei conflitti.
Oltre all’incremento della violenza, il report evidenzia come gli investimenti nella prevenzione dei conflitti e nella pace stiano subendo un drastico calo.
Mentre la spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di 2,4 trilioni di dollari nel 2023, i fondi per la costruzione della pace e la prevenzione dei conflitti sono scesi ai minimi storici, coprendo appena il 9,6% degli aiuti pubblici per lo sviluppo.
Questa sproporzione evidenzia un impegno insufficiente a favore di soluzioni diplomatiche e preventive, fondamentali per la protezione delle comunità e dei bambini.
Di fronte a questo quadro desolante, Save the Children esorta i governi e le istituzioni internazionali a rispettare e rafforzare i loro impegni verso i bambini, promuovendo politiche di protezione e recupero, investimenti nella resilienza e percorsi di pace.
Il report mette in luce sei aree di intervento prioritario: l’adozione di piani nazionali a lungo termine per la pace, il rispetto degli standard di condotta in conflitto, l’assunzione di responsabilità verso chi commette abusi, il supporto alla resilienza e alla guarigione dei bambini colpiti, la protezione dell’accesso umanitario e il coinvolgimento attivo dei bambini nelle decisioni che riguardano la loro sicurezza e il loro futuro.



