Diogene – Agenzia 10/10/2024

L’India ha bisogno di investimenti per 200 miliardi di dollari per creare asset di energia rinnovabile

Diogenenews 10/10/2024: Un nuovo studio condotto da Nomura stima che l’India necessiterà di un investimento di circa 200 miliardi di dollari per sviluppare infrastrutture per l’energia rinnovabile entro il 2030. Questa cifra, pur prudente, si allinea agli ambiziosi obiettivi del Paese in materia di energie pulite. Lo studio prevede inoltre che la domanda di energia dell’India crescerà a un tasso annuo composto (CAGR) del 7% tra il 2024 e il 2030, superando il tasso di crescita storico, che si aggira attorno al 5%. L’incremento nella richiesta di energia è strettamente legato alla diffusione dei data center, all’aumento dell’uso dei veicoli elettrici e ai progressi nella tecnologia dell’idrogeno verde. Questi fattori potrebbero portare a una domanda di energia rinnovabile superiore alle attuali previsioni. Attualmente, la capacità energetica installata dell’India è di 450,8 GW, ma secondo le stime dovrebbe raggiungere i 777,1 GW entro il 2030, con un CAGR del 10%. Nonostante l’India abbia messo all’asta 40 GW di energia rinnovabile nel 2024, per raggiungere l’obiettivo ambizioso di 500 GW entro il 2030 sarà necessario aumentare il volume delle aste a circa 60 GW all’anno. Il settore sembra essere ben posizionato per affrontare la crescente domanda, grazie ai prezzi competitivi dei moduli solari e delle turbine eoliche. I principali elementi trainanti includono politiche governative favorevoli e l’adozione sempre più ampia di soluzioni di energia verde da parte delle aziende. Inoltre, il rapporto evidenzia che, man mano che i costi per la produzione di idrogeno verde diventano competitivi rispetto a quelli dell’idrogeno grigio, la richiesta di energia rinnovabile potrebbe superare ulteriormente le aspettative attuali. Al momento, la domanda di idrogeno in India è di circa 6 milioni di tonnellate, con previsioni di aumenti significativi nella richiesta di elettricità, in particolare dai veicoli elettrici. Entro il 2025, i veicoli elettrici dovrebbero consumare 3,4 terawattora (TWh), un contributo ancora modesto nel contesto del consumo energetico totale del Paese. Tuttavia, l’obiettivo del governo di vendere esclusivamente veicoli elettrici entro il 2030 potrebbe portare a una crescita esponenziale della domanda di energia. (Diogenenews 10/10/2024)


Ansia, stanchezza e isolamento: il malessere silenzioso dei giovani italiani dopo la pandemia

Diogenenews 10/10/2024: Secondo una recente indagine condotta su circa 7.500 studenti delle scuole secondarie italiane, oltre la metà dei giovani, il 51,4%, dichiara di soffrire spesso di ansia o di sentirsi per lunghi periodi tristi. Il 49,8% lamenta un costante stato di affaticamento, mentre il 46,5% ammette di essere frequentemente nervoso. I dati evidenziano anche che il 29% dei partecipanti soffre di mal di testa ricorrenti e il 25,4% segnala difficoltà nel dormire. Questa consultazione, realizzata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza tramite la piattaforma iopartecipo.garanteinfanzia.org, ha raccolto le esperienze degli studenti sui disagi psicologici emersi, o accentuati, dalla pandemia. Metà degli intervistati aveva 16 anni, e il questionario, strutturato a risposta multipla, è stato sviluppato con il supporto di un comitato scientifico. La garante per l’infanzia, Carla Garlatti, ha voluto presentare i risultati di questa indagine in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, sottolineando l’importanza di dare voce ai più giovani in un contesto che, spesso, concentra l’attenzione solo sui bisogni degli adulti. “È essenziale capire come i ragazzi abbiano vissuto e continuino a vivere le conseguenze della pandemia, anche se per molti di noi quel periodo sembra ormai lontano”, ha affermato Garlatti. Ma come si sentono oggi i giovani? Il 35% si definisce sereno, mentre il 24% continua a provare ansia e un 16% non riesce a dare un nome alle proprie emozioni. Solo l’8% si considera felice, e il 6% ammette di sentirsi solo. Sul fronte scolastico, il 40,3% ritiene che il proprio rendimento sia migliorato rispetto al periodo della pandemia, mentre il 28% riferisce di aver trovato insegnanti più disponibili e comprensivi, contro il 24,7% che li ha percepiti distaccati e focalizzati solo sui risultati. Inoltre, un 30% segnala un miglioramento nei rapporti familiari rispetto al periodo pandemico. Le relazioni interpersonali sono cambiate: la maggioranza dei ragazzi preferisce incontrare gli amici di persona (55,9%), mentre solo il 6,9% privilegia i contatti virtuali. Tuttavia, il 26,4% ha dichiarato di aver vissuto un certo disagio nelle relazioni dal vivo nell’ultimo anno. Alcune abitudini acquisite durante la pandemia sembrano persistere, come lo studio discontinuo (40,4%), il dormire poco o troppo tardi (33,3%), la scarsa attività fisica (31,8%) e un’alimentazione irregolare (31,7%). L’indagine è stata promossa con il supporto del Ministero dell’Istruzione e del Merito e tramite la collaborazione con il portale Skuola.net. I risultati completi sono disponibili sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. (Diogenenews 10/10/2024)


Fragilità e povertà oculistica: milioni di italiani senza accesso alle cure visive

Diogenenews 10/10/2024: In Italia, 10,7 milioni di persone, pari al 21,3% della popolazione, affrontano una condizione di fragilità oculistica. Si tratta di individui che, oltre a soffrire di problemi visivi, come difetti o patologie oculari, incontrano difficoltà economiche nell’accesso a cure specialistiche, strumenti correttivi o farmaci oftalmici. A questo gruppo si aggiungono 2,7 milioni di cittadini, ossia il 5,4%, che vivono in una situazione ancora più critica, definita “povertà oculistica”, dove le risorse finanziarie disponibili sono del tutto insufficienti a coprire i bisogni legati alla salute della vista. Ben il 71,4% di queste persone, nell’ultimo anno, ha dovuto rinunciare a visite oculistiche per motivi economici. Questi dati emergono dal rapporto “Italiani in condizioni di fragilità oculistica: fotografia di un disagio sociale sommerso”, presentato dalla Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia insieme al Censis. Lo studio evidenzia che il disagio colpisce in modo particolare le donne (66,6% delle persone in povertà oculistica), gli anziani (15,9%), gli abitanti del Sud e delle Isole (53,7%) e chi vive nelle grandi città con più di 500 mila abitanti (21,7%). Tra coloro che vivono in condizioni di povertà oculistica, il 49% ha un reddito inferiore ai 15mila euro annui. Per il 2025, la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia continuerà il suo impegno nel garantire l’accesso alle cure visive per le persone più vulnerabili in tutto il Paese, rafforzando la sua rete di solidarietà. Durante l’anno del Giubileo, saranno organizzate quattro tappe speciali a Roma delle Giornate della Vista, offrendo visite oculistiche gratuite e occhiali per chi ne ha bisogno. Un altro appuntamento confermato è quello in collaborazione con l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità IAPB-Italia Onlus, che si terrà nel quartiere Zen di Palermo. (Diogenenews 10/10/2024)


Pena di morte: Kenya, Zimbabwe e Gambia verso l’abolizione mentre aumentano le esecuzioni nel mondo

Diogenenews 10/10/2024: In occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte del 10 ottobre, Amnesty International ha esortato tre Paesi dell’Africa subsahariana – Kenya, Zimbabwe e Gambia – a fare il passo decisivo verso l’abolizione della pena capitale, dando così l’esempio ad altre nazioni. In Kenya e Zimbabwe sono in fase di discussione proposte di legge che mirano a eliminare la pena di morte per tutti i reati, mentre in Gambia è iniziato il percorso di modifica costituzionale per abolirla. Attualmente, 24 Paesi dell’Africa subsahariana hanno già cancellato la pena capitale e altri due l’hanno limitata solo ai reati non violenti. Sebbene in Kenya, Zimbabwe e Gambia non si registrino esecuzioni da oltre dieci anni, le condanne a morte continuano a essere emesse, anche se molte sono state convertite in pene alternative. L’ultima esecuzione in Kenya risale al 1987 e nel 2023 sono state commutate 606 condanne a morte, segno di un cambiamento significativo pur in assenza di una moratoria ufficiale. In Zimbabwe, sebbene le sentenze capitali continuino, l’ultima esecuzione è avvenuta nel 2005, e il presidente Emmerson Mnangagwa, che ha sfiorato la condanna a morte durante la lotta per l’indipendenza, ha chiaramente manifestato la sua opposizione alla pena capitale. A febbraio 2023, il governo ha dato il via libera a un disegno di legge abolizionista. In Gambia, l’ultima esecuzione risale al 2012, quando nove soldati furono giustiziati. Da quando Adama Barrow è diventato presidente nel 2017, il Paese ha introdotto una moratoria sulle esecuzioni e ha aderito a un trattato internazionale contro la pena di morte. Nel frattempo, a livello globale, il 2023 ha visto un inquietante aumento delle esecuzioni, con 1153 persone messe a morte, un incremento del 71% rispetto alle 883 del 2022. Questo trend preoccupante prosegue anche nel 2024, alimentato dall’impennata delle esecuzioni in Iran e Arabia Saudita, dalla ripresa delle esecuzioni nella Repubblica Democratica del Congo e dalla decisione di Taiwan di mantenere la pena di morte. Attualmente, 113 Paesi nel mondo hanno abolito completamente la pena capitale. (Diogenenews 10/10/2024)


Crimini contro i minori in aumento: allarme per maltrattamenti e abusi sessuali

Diogenenews 10/10/2024: Nel 2023, in Italia, sono stati registrati 6.952 reati contro minori, una media di 19 al giorno, con un aumento rispetto all’anno precedente e un incremento significativo del 34% negli ultimi dieci anni. I maltrattamenti in famiglia sono tra i crimini più comuni, con 2.843 casi in aumento del 6% rispetto al 2022. I dati, presentati alla Camera dei Deputati dalla Fondazione Terre des Hommes, rivelano che le principali vittime sono le bambine e le ragazze, colpite soprattutto da reati sessuali. La violenza sessuale rappresenta una preoccupazione crescente, con una prevalenza di vittime femminili che varia dall’85% all’89% nei casi di violenza sessuale. Al contrario, reati come omicidio volontario e abbandono coinvolgono maggiormente vittime di sesso maschile. In generale, i reati sessuali sono in crescita, con 912 casi di violenza sessuale registrati nel 2023. Anche altre forme di abuso, come l’abbandono e l’abuso dei mezzi di correzione, sono in aumento. Tuttavia, alcuni reati, come la prostituzione minorile e la detenzione di materiale pedopornografico, mostrano una diminuzione. Le autorità sottolineano come le campagne di sensibilizzazione e le denunce da parte delle vittime siano in aumento, grazie alla crescente fiducia verso le forze dell’ordine. Nonostante questi progressi, si continua a porre l’attenzione sul numero di casi non denunciati, soprattutto nel contesto digitale, dove i minori sono sempre più vulnerabili. (Diogenenews 10/10/2024)


Global Gateway: le risorse UE per lo sviluppo dirottate verso le grandi imprese

Diogenenews 10/10/2024: La strategia europea Global Gateway, pensata per sostenere lo sviluppo globale, sembra deviare le risorse destinate ai Paesi in via di sviluppo verso grandi imprese europee. Secondo un rapporto di Oxfam, realizzato con il supporto delle reti di ricerca economica Counter Balance ed Eurodad, oltre il 60% dei progetti del Global Gateway beneficia direttamente aziende europee. Tra i 40 progetti analizzati, 25 coinvolgono multinazionali come Siemens, Moller Group e Suez. Solo il 16% dei fondi è destinato a settori cruciali per lo sviluppo, come sanità, istruzione e ricerca nei Paesi più poveri. La trasparenza risulta un problema: mancano informazioni chiare su spese, contratti e valutazioni riguardanti i diritti umani e l’ambiente. Questo rende difficile valutare l’effettivo impatto positivo dei progetti. Inoltre, molte iniziative sembrano avere obiettivi commerciali più che umanitari, ampliando la presenza economica dell’UE nel Sud del mondo e peggiorando, in alcuni casi, la situazione economica locale. Per esempio, un progetto in Perù incentiva le famiglie povere a indebitarsi per l’acquisto di terreni agricoli, con il rischio di aggravare la loro condizione economica. Un altro fronte critico è la tendenza del Global Gateway a privilegiare prestiti rispetto alle sovvenzioni nei Paesi più indebitati, riducendo così la capacità dei governi di soddisfare i bisogni della popolazione. Questo si verifica in 29 dei 37 Paesi più indebitati al mondo dove sono attivi i progetti. La crisi del debito rischia così di aggravarsi, portando le nazioni più fragili a contrarre debiti più onerosi con istituzioni finanziarie europee. Inoltre, i progetti in regioni già vulnerabili, come la Namibia, rischiano di esacerbare la scarsità di risorse idriche, e alcuni piani di sviluppo coinvolgono aziende di combustibili fossili come Enel e Total Energies, con accordi per la produzione energetica che potrebbero peggiorare le crisi esistenti. Anche in Ruanda, un progetto idroelettrico potrebbe portare allo sfollamento di migliaia di persone, mentre un altro piano per l’estrazione di materie prime alimenta conflitti già in corso. Questi esempi evidenziano il rischio che la strategia dell’UE non solo fallisca nel promuovere lo sviluppo, ma possa persino aggravare le condizioni di vulnerabilità in molti Paesi. (Diogenenews 10/10/2024)


Salute globale e Africa: il 66% degli italiani chiede più aiuti dai Paesi ricchi

Diogenenews 10/10/2024: Secondo l’indagine realizzata da Ipsos per Amref Italia, due terzi degli italiani (66%) ritiene che i Paesi ad alto e medio reddito dovrebbero fare molto di più per sostenere i Paesi a basso reddito nella lotta contro le emergenze sanitarie. Il sondaggio, volto a esplorare la percezione degli italiani riguardo alla salute globale in vista del G7 della salute ad Ancona, rivela che, sebbene la maggioranza pensi che gli sforzi attuali siano insufficienti, vi è stato un leggero miglioramento nella percezione dell’impegno governativo, che è aumentato di 5 punti percentuali rispetto al 2022, passando dal 20% al 25%. Riguardo ai problemi sanitari in Africa, il 62% degli intervistati indica la malnutrizione come la priorità principale per gli aiuti internazionali, seguita dall’accesso ai servizi sanitari (48%) e dalla prevenzione delle emergenze sanitarie (41%). Sono emerse anche differenze generazionali: mentre i boomers si concentrano maggiormente sulla malnutrizione, le generazioni più giovani, come Gen Z e i Millennial, attribuiscono particolare importanza anche alla salute mentale. Quando si tratta di minacce alla salute in Europa, gli italiani identificano malattie croniche, crisi economica e cambiamenti climatici come le principali sfide. In Africa, invece, problemi legati alle condizioni di vita, malattie infettive e mancanza di strutture sanitarie sono considerati tra le cause principali della scarsa salute. La maggioranza degli italiani (67%) è favorevole alla riduzione o alla cancellazione del debito dei Paesi africani, a patto che tali risorse vengano reinvestite in progetti di sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda l’Italia, gli intervistati indicano che il Paese dovrebbe concentrarsi su aiuti economici e umanitari (32%), oltre che sulla formazione della classe dirigente africana (31%), per migliorare le relazioni con il continente. I giovani della Gen Z, in particolare, attribuiscono grande importanza alla definizione del Piano Mattei in collaborazione con i Paesi africani. Il rapporto di Amref sottolinea, inoltre, le profonde disuguaglianze globali nell’ambito della sanità: mentre l’investimento sanitario pro capite in Europa è di circa 4.000 dollari, in Africa è di soli 40 dollari. Questo divario abissale evidenzia la necessità di un maggiore impegno internazionale per colmare il gap. Infine, si è discusso dell’approccio “One Health”, che integra salute umana, animale e ambientale, ritenuto fondamentale per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, come la perdita di biodiversità e le malattie infettive. Tuttavia, solo il 41% degli italiani ne è a conoscenza, con una maggiore familiarità tra le generazioni più giovani. Una volta spiegato, il 73% degli intervistati lo ha ritenuto un approccio valido e necessario per affrontare le sfide globali. (Diogenenews 10/10/2024)


Errori e frodi: bilancio UE a rischio, in aumento le irregolarità nel Recovery Fund

Diogenenews 10/10/2024: Il rapporto annuale della Corte dei Conti europea ha rilevato che, nel 2023, una parte significativa delle risorse del bilancio dell’Unione Europea è stata spesa in modo errato o addirittura persa a causa di frodi. Circa un terzo dei pagamenti a fondo perduto relativi al Recovery Fund non rispettava le norme, con sei su 23 sovvenzioni effettuate in 17 Paesi membri che hanno mostrato livelli significativi di errore. La Corte ha evidenziato anche criticità nei sistemi di controllo degli Stati membri e nella trasparenza delle informazioni fornite, con particolari problemi nell’attuazione degli obiettivi di Next Generation EU. In Italia, uno degli esempi riguarda il progetto di rafforzamento delle strutture di sicurezza cibernetica, dove le azioni svolte non hanno soddisfatto i requisiti stabiliti, mostrando lacune nel miglioramento delle capacità di controllo e monitoraggio. La Procura europea ha aperto 206 indagini per sospette frodi legate ai fondi del Recovery, con un danno potenziale stimato in oltre 1,8 miliardi di euro. Circa il 75% dei casi riguarda l’Italia, sollevando dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni di gestione da parte degli Stati membri. Il livello di errore nella spesa è in crescita, passando dal 4,2% del 2022 al 5,6% nel 2023. Tra i casi di spese irregolari figurano 12 operazioni finanziarie in cui alcuni beneficiari non erano eleggibili secondo i criteri stabiliti, come nel caso di imprese in Italia, Slovenia e Ungheria. Inoltre, l’inflazione e i costi aggiuntivi legati all’indebitamento per il Recovery Fund stanno aggravando la situazione finanziaria dell’UE. Il debito pubblico legato a questi fondi è cresciuto del 32% nel 2023, toccando i 458,5 miliardi di euro. La perdita del potere d’acquisto dovuta all’inflazione rischia di ridurre la capacità di spesa del bilancio comunitario del 13% entro il 2025. Nonostante l’introduzione del nuovo Patto di Stabilità, che mira a riorganizzare i conti pubblici degli Stati membri, le previsioni restano incerte, specialmente a causa dei prestiti concessi all’Ucraina e dell’eventuale incapacità di ripagare i debiti. (Diogenenews 10/10/2024)


Mytheresa acquisisce Yoox-Net-a-Porter: nasce il gigante del lusso online

Diogenenews 10/10/2024: Mytheresa, rivenditore tedesco di abbigliamento di lusso, ha annunciato l’acquisizione di Yoox-Net-a-Porter, suo concorrente diretto, dal gruppo svizzero Richemont. L’accordo prevede che Richemont garantisca una liquidità di 555 milioni di euro a Yoox-Net-a-Porter, senza debito, ricevendo in cambio il 33% delle azioni della nuova entità derivata dalla fusione. L’operazione sarà completata entro la metà del 2025. Con questa fusione, Mytheresa e Yoox-Net-a-Porter puntano a diventare il leader mondiale nel settore dell’e-commerce di lusso. Attualmente, le due piattaforme raggiungono insieme circa 2,2 milioni di clienti in oltre 170 Paesi, con vendite combinate di 3 miliardi di euro nel 2023. L’obiettivo dichiarato è raggiungere 4 miliardi di euro entro il 2029, ma la priorità immediata sarà il contenimento delle perdite di Yoox-Net-a-Porter, che ammontavano a 1,5 miliardi di euro lo scorso anno, e la differenziazione dei due marchi, che attualmente condividono gran parte dell’offerta di prodotti. Per ottimizzare le operazioni, Mytheresa metterà a disposizione i suoi centri di distribuzione negli Stati Uniti e in Cina, oltre a una tecnologia avanzata che ha permesso di fidelizzare i clienti più redditizi. Circa il 39% dei ricavi di Mytheresa proviene da un ristretto 3,8% dei suoi acquirenti più facoltosi. Grazie a strategie come questa e collaborazioni con brand prestigiosi, l’azienda è riuscita a sopravvivere alle difficoltà che molti rivenditori di lusso online hanno incontrato dopo la pandemia. Il mercato dell’e-commerce del lusso, infatti, ha subito un duro colpo negli ultimi anni. Farfetch, uno dei principali attori del settore, è stato acquisito dal gruppo coreano Coupang, mentre Matches ha chiuso nel 2023 dopo 17 anni di attività. Le vendite online, cresciute vertiginosamente durante la pandemia, sono crollate con il ritorno dei consumatori nei negozi fisici. I marchi di lusso, inoltre, stanno investendo di più nelle proprie piattaforme e-commerce, cercando di sottrarre clienti ai rivenditori terzi, aggravando la crisi di questi ultimi. In questo contesto difficile, Mytheresa e Yoox-Net-a-Porter sperano di distinguersi, puntando su personalizzazione del servizio e collaborazioni esclusive, cercando allo stesso tempo di evitare la guerra dei prezzi che ha ridotto i margini di profitto di molti altri rivenditori. (Diogenenews 10/10/2024)


Cina impone dazi sul brandy europeo in risposta alle misure UE sulle auto elettriche

Diogenenews 10/10/2024: La Cina ha annunciato l’imposizione di dazi temporanei sull’importazione di brandy dall’Unione Europea, in risposta alle recenti misure prese da Bruxelles sulle auto elettriche cinesi. La decisione, annunciata il 8 ottobre dal Ministero del Commercio cinese, mira principalmente al cognac, che rappresenta la maggior parte delle esportazioni di brandy europeo in Cina, colpendo marchi come Hennessy, Remy Martin e Martell, con aliquote aggiuntive che variano dal 30,6% al 39%. Questo provvedimento sembra una ritorsione diretta dopo che l’UE ha introdotto dazi sulle auto elettriche di Pechino, accusando il Paese asiatico di concorrenza sleale. La tensione commerciale tra UE e Cina è in aumento. Pechino ha avviato altre indagini su prodotti lattiero-caseari, carne di maiale e auto di lusso, con l’intento di imporre ulteriori dazi, che potrebbero colpire in particolare la Germania, forte sostenitrice della difesa dell’industria automobilistica europea. Le relazioni tra Bruxelles e Pechino, già deteriorate, rischiano di peggiorare ulteriormente se le misure ritorsive si intensificano. In uno scenario estremo, la Cina potrebbe bloccare le esportazioni di terre rare, fondamentali per le tecnologie verdi e l’industria tecnologica europea, aumentando il rischio di una guerra commerciale tra le due potenze. (Diogenenews 10/10/2024)