Rafforzare l’economia circolare: unica via per fermare il collasso

L’Overshoot Day, o Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, segna il momento dell’anno in cui l’umanità ha utilizzato tutte le risorse naturali che il nostro pianeta può rigenerare in un anno. Nel 2024, questo giorno è caduto il 1° agosto.

Da quel momento in poi, per il resto dell’anno, l’umanità vive “a credito”, utilizzando risorse che non vengono rigenerate abbastanza rapidamente, danneggiando gli ecosistemi e contribuendo al cambiamento climatico con un impatto sempre più devastante.

Mentre la politica e i media si concentrano prevalentemente sulla transizione energetica per raggiungere la neutralità carbonica, il sovrasfruttamento delle risorse e l’enorme produzione di rifiuti restano problemi strettamente legati alla crisi ambientale.

Questi fenomeni non solo mettono a rischio la biodiversità e gli ecosistemi, ma accelerano anche il riscaldamento globale. Un esempio concreto è rappresentato dall’impatto ambientale della tecnologia: gran parte dell’impronta di carbonio di uno smartphone proviene dall’energia necessaria per estrarre e trasformare le materie prime.

Le tecnologie moderne, come quelle legate alla transizione energetica, richiedono l’uso di grandi quantità di metalli strategici come litio, cobalto e rame. Questi materiali, spesso concentrati in poche regioni del mondo, sollevano questioni geopolitiche, sociali e ambientali, poiché la loro estrazione è altamente inquinante.

La produzione di rifiuti, inoltre, sta aumentando rapidamente, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove i modelli di consumo occidentali stanno spingendo la crescita economica. Questa situazione rende urgente la necessità di ridurre il consumo di risorse naturali e la produzione di rifiuti, ma senza compromettere la crescita economica.

A tal proposito, l’economia circolare si presenta come un’alternativa al modello lineare tradizionale, che si basa sullo schema “estrarre, produrre, usare e buttare”. L’economia circolare, concettualizzata e promossa dalla Ellen MacArthur Foundation, che sostiene le varie organizzazioni senza scopo di lucro in circa 50 paesi, si propone di separare la crescita economica dal consumo di risorse, utilizzando il principio delle 3R: ridurre, riutilizzare e riciclare.

Questo modello punta a prolungare la vita dei prodotti attraverso la manutenzione, la riparazione e il ricondizionamento, e a ridurre lo spreco attraverso il riciclaggio e l’intensificazione dell’uso di beni, ad esempio tramite la condivisione o il noleggio. L’obiettivo è evitare che i prodotti finiscano in discarica, promuovendo un’economia locale più sostenibile.

Nel suo rapporto del 2012, la Ellen MacArthur Foundation ha stimato che l’economia circolare potrebbe generare 630 miliardi di dollari solo in Europa e ridurre il consumo di risorse del 30% entro il 2025.

Questo modello ha entusiasmato attori economici e politici, poiché promette di conciliare la crescita economica con la sostenibilità ambientale. Per le aziende, rappresenta un modo per ridurre la dipendenza dalle risorse esterne e controllare i costi, mentre per le realtà sociali e solidali offre l’opportunità di sviluppare progetti sostenibili a livello locale.

Tuttavia, dieci anni dopo, i risultati concreti sono limitati. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ha evidenziato che non si è verificato alcun reale disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse.

L’indicatore di circolarità globale, che misura il rapporto tra i materiali recuperati e quelli prodotti ogni anno, è sceso al 7,2% nel 2023. Questo calo si spiega anche con la credenza errata in una “circolarità infinita”, che ignora il fatto che, nel mondo reale, i prodotti e i materiali si degradano inevitabilmente e richiedono costante input di nuove risorse per mantenere in funzione il sistema economico.

La circolarità debole, adottata da molte aziende, si limita a ottimizzare i processi di produzione e il riciclo dei rifiuti, senza mettere in discussione i modelli di business esistenti, che sono ancora basati sulla crescita dei volumi.

Per realizzare un cambiamento significativo, è necessario passare a una “circolarità forte”, che implichi un vero disaccoppiamento tra consumo di risorse e crescita economica. Questo richiede non solo di prolungare la vita dei prodotti attraverso l’eco-progettazione, ma anche di trasformare radicalmente i modelli di produzione e consumo.

L’eco-progettazione punta a realizzare prodotti più duraturi e facili da riparare, favorendo materiali meno inquinanti e riciclabili, e semplificando i sistemi di fissaggio per facilitare la manutenzione.

Una “circolarità forte” non implica necessariamente un declino economico, ma richiede di generare ricchezza in modo diverso, attraverso attività a basso impatto materiale, come l’economia di servizi e l’agroecologia.

Alcune grandi aziende stanno già esplorando nuovi modelli di business basati sull’offerta di prestazioni piuttosto che sulla vendita di prodotti. In questo modo, le imprese sono incentivate a progettare prodotti più durevoli, poiché il loro profitto dipende dalla durata e dall’efficienza dei beni forniti.

Anche il settore sociale e solidale si sta muovendo in questa direzione. In Francia, ad esempio, molte start-up stanno sviluppando servizi di condivisione e ricondizionamento di prodotti, favoriti dalla legislazione che promuove l’economia circolare. Tuttavia, per far sì che questi modelli si diffondano su larga scala, è necessario sviluppare competenze specifiche e ricostruire settori industriali locali in grado di sostenere questa transizione.

Infine, per rendere sostenibile l’economia circolare, è fondamentale che la domanda dei consumatori si allinei con questi principi. Sempre più persone scelgono di riparare i propri prodotti, acquistare beni ricondizionati o condividere risorse, ma queste scelte devono essere sostenute da politiche pubbliche che promuovano la moderazione e scoraggino il consumismo sfrenato. In questo senso, l’economia circolare deve incontrare il concetto di sobrietà materiale ed energetica, affinché possa davvero contribuire a un futuro sostenibile.

In definitiva, il successo dell’economia circolare dipende da un cambiamento radicale di mentalità e di pratiche, sia da parte dei consumatori che delle aziende. È una sfida complessa che richiede politiche ambiziose e una forte volontà di trasformazione, ma che offre la possibilità di costruire un’economia più equa, sostenibile e resiliente.