I due mandati e i due da mandarci

Forse saranno in disaccordo su che tipo di welfare proporre. Magari litigano sulla posizione da tenere dinanzi alla guerra. Oppure no, forse litigano per una diversa concezione delle infrastrutture necessarie al Paese per risollevarsi. Ma non è così. Litigano per i due mandati.

Il partito italiano risultato terzo alle elezioni europee, con un tesoretto intorno al 10% dei voti, sta combattendo la sua piccola guerra civile intorno al problema del limite dei due mandati per gli eletti a cariche pubbliche. Questa almeno è l’interfaccia per il volgo, in gioco c’è la proprietà di M5S

Un problema che non interessa granchè gli italiani. Che un po’ ingenuamente si aspetterebbero da chi sta all’opposizione, non soltanto quindi da M5S, qualche proposta concreta su come affrontere la povertà, pagare bollette, trovare lavoro, riqualificare le aree urbane. Oggi M5S è collocato con il Pd e AVS nel cosiddetto “Campo Largo”, un’accozzaglia di soggetti uniti soltanto dal desiderio di mandare a casa Giorgia Meloni e i suoi camerati. Per fare cosa poi si vedrà.

Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il primo ha scelto il secondo nel 2018 come presidente del Consiglio dei 5 stelle “perchè è un bell’uomo”. E’ “l’Elevato” a dirlo, aggiungendo, dopo le elezioni europee, che aveva preso più voti Berlusconi da morto che Conte da vivo. Probabilmente non lo credeva in grado di soffiargli M5S, la creatura fondata con il tecnocrate visionario Gianroberto Casaleggio, ma la presa di Grillo sul Movimento, che in realtà è un partito, sembra diventare ogni giorno più esile.

Il viaggio di M5S è iniziato con un vaffanculo a tutti ed è finito con il governare con tutti. Una parabola che va molto oltre il detto popolare per cui si nasce rivoluzionari e si muore pompieri. La mancanza d’identità è il muro contro cui si è andato a incagliare il bastimento che Grillo ha introdotto nella politica italiana.

Resta l’equivoco per cui taluni hanno ritenuto di sinistra questi soggetti che hanno governato con Salvini e votato i decreti sicurezza per cui l’ex ministro dell’Interno del governo Conte deve affrontare una richiesta di sei anni di carcere, per aver impedito assistenza e sbarco dei migranti. C’era la firma di Giuseppe Conte in calce a quei provvedimenti. Elegante, con bella calligrafia, perchè è un uomo di classe.

Resta l’equivoco del Redddito di Cittadinanza, quello sì merito di M5S, anche se in cambio della vita dei migranti per fare contenti gli alleati della Lega, cancellato dal governo Meloni appena insediato. Nel nostro Paese sembra una cosa di sinistra dare i soldi ai poveri, ma non è così.

Il Bürgergeld in Germania, il Revenu de Solidarité Active in Francia, l’Ingreso Mínimo Vital in Spagna, il Bijstandsuitkering in Olanda, il Revenu d’Intégration Sociale in Belgio, la sperimentazione del reddito di base in corso in Finlandia. Il Reddito di Cittadinanza non era un provvedimento di sinistra ma un provvedimento dovuto di emergenza sociale in linea con l’Unione Europea, con la differenza, questa sì, che in altre nazioni la vita delle persone non viene stroncata da un giorno all’altro con il cambio di governo.

Forse M5S è considerato di sinistra perchè, come Trump, “dà voce alla pancia della nazione”. Infatti da premier Giuseppe Conte organizzò incontri tra i capi dei servizi segreti italiani (DIS) e William Barr, allora Procuratore Generale degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, per discutere delle indagini su possibili interferenze russe nelle elezioni americane del 2016.

“Giuseppe Conte (cropped)” by Governo is licensed under CC BY-SA 3.0.

Che c’entrava l’Italia? Di certo da Conte non l’abbiamo saputo. O forse è considerato di sinistra perchè fece cadere il governo Draghi a causa di un termovalorizzatore poi mai realizzato nella Capitale.

Forse è considerato di sinistra perchè i suoi eletti avevano promesso di dare i soldi dello stipendio al partito e poi se li sono tenuti, falsificando anche le carte e prendendo in giro i loro elettori. Anche la sinistra in effetti fa tante promesse che poi non mantiene.

Oppure perchè all’interno di M5S si scannano come a sinistra: su 331 parlamentari eletti nel 2018 con i 5 stelle in 166 parlamentari, ossia quasi la metà, hanno lasciato il gruppo durante la legislatura finita nel 2022.

Per il momento Conte minaccia di togliere la paghetta a Grillo. Ma c’è solo Conte? Il problema principale di M5S è stato di avere dei leader di social e di piazza a cui sono piaciuti i privilegi da parlamentare che combattevano o che, come accaduto con Luigi Di Maio, il delfino di Grillo, il precedente leader M5S prima di Conte, alla fine hanno riconosciuto la stupidità del dogma fondamentale del movimento “uno vale uno”, arrivando all’”uno non vale l’altro”.

Messi in un angolo i più irriducibili, come l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi, data per vicina a Grillo, anche se lei si dichiara “terza” tra i due, fatti allontanare i “puri e duri” come Di Battista, messi ai margini i più folkloristici come Toninelli, resta forse soltanto l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino a poter essere considerata leader riconosciuta all’interno e all’esterno del movimento.

La mancanza di ricambio alla generazione di cinque stelle che ha già governato con tutti è probabilmente il danno più grosso che per differenti motivi Grillo e Conte hanno provocato a M5S. Riducendo i militanti, appunto, a discutere dei due mandati anziche mandare a quel paese i responsabili di una debacle che li ha portati dal rappresentare un terzo del Paese alla subalternità al Pd, a piccoli dispetti sui candidati alle amministrative per contare ancora qualcosa.

Discutono di organizzazione perchè mancando d’identità fin dall’inizio ritengono tutto valido. Ammazzare i migranti e salvarli. Votare per le armi e non votarle. Uscire dall’Euro e rinsaldarlo. Democratici, liberali, socialdemocratici, europeisti, federalisti, anarchici, maoisti, crudisti? Quando avranno deciso cosa sono forse ce lo diranno.

Il punto è che serve il loro 10%, ammesso che ancora ce l’abbiano, per cacciare Giorgia Meloni e i suoi camerati dal governo. Nell’atto finale della tragicomica eclisse a carte bollate e pec che caratterizza questa fase degli ex anti-sistema diventati sistema, bisogna impedire che quei voti vadano a destra e aspettare pazienti che i figli uccidano i padri e ci dicano che vogliono fare da grandi.

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio Photo Pearse Monnet CC BY-NC-SA 2.0