Diogene – Agenzia 05/09/2024

In Italia solo due alunni della scuola primaria su cinque beneficiano del tempo pieno

Diogenenews 05/09/2024: “La scuola in Italia è attraversata da profonde diseguaglianze nell’offerta dei servizi educativi, che compromettono i percorsi di crescita di bambini, bambine e adolescenti, soprattutto nelle regioni del Sud e delle Isole, dove si continuano a registrare, nonostante i miglioramenti, livelli di dispersione scolastica tra i più alti in Europa”. Eppure, “soprattutto in queste regioni, dove il bisogno è maggiore, le risorse e gli interventi del Pnrr per l’istruzione già avviati – nonostante gli sforzi compiuti – non sono sufficienti a colmare i gravi divari esistenti”. Questo l’allarme lanciato da Save the Children che, in occasione della ripresa dell’anno scolastico, diffonde il Rapporto “Scuole disuguali. Gli interventi del Pnrr su mense, tempo pieno e palestre”. Il Rapporto approfondisce, in particolare, le diseguaglianze territoriali nell’offerta di spazi e servizi educativi a scuola – dalla mensa al tempo pieno e alle palestre – e analizza, attraverso un confronto puntuale della distribuzione delle risorse a livello provinciale, se e in quale misura gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza già avviati possano contribuire a ridurre i divari esistenti. Dall’analisi svolta da Save the Children sui 975 interventi del Pnrr (presenti sulla piattaforma Regis a giugno 2024) avviati per ampliare l’offerta di mense scolastiche, “emerge che alle regioni del Sud e Isole è stato destinato il 38,1% delle risorse, sebbene queste risorse finanzino circa il 50% del totale dei progetti”. Dall’analisi provinciale dei fondi del Pnrr investiti sino ad oggi, si rileva che queste risorse “stanno producendo un impatto disomogeneo nella riduzione delle disuguaglianze territoriali. Le sei province dove gli studenti che usufruiscono della mensa sono meno del 10% – ovvero Agrigento, Foggia, Catania, Palermo, Siracusa e Ragusa – hanno ricevuto finanziamenti per 49 interventi di costruzione, ristrutturazione o riqualificazione di spazi mensa per un valore di circa 21 milioni 500mila euro, pari a 2,1 progetti ogni 10mila studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado”. Di contro, “le sei province con le più alte percentuali di alunni che usufruiscono del servizio mensa a livello nazionale (oltre il 65%) – ovvero Trento, Biella, Monza e della Brianza, Verbano-Cusio-Ossola, Udine e Milano – hanno ricevuto 30 milioni di euro per 34 progetti, pari a 1,8 progetti ogni 10mila studenti. Nelle province più svantaggiate per l’offerta del servizio mensa e del tempo pieno si concentra anche la percentuale più alta di studenti provenienti da famiglie con un livello socioeconomico basso: sono il 26,4% nelle province dove meno del 10% degli studenti usufruisce della mensa (contro il 17,2% di quelle dove oltre il 65% degli alunni accede alla mensa)”.
La mensa scolastica è fondamentale per garantire a studentesse e studenti, soprattutto quelli in condizioni di maggior bisogno, il consumo di almeno un pasto sano ed equilibrato al giorno. È, inoltre, un servizio essenziale nell’ottica di incentivare l’estensione del tempo pieno e quindi di potenziare l’offerta formativa, con benefici sia per i ragazzi, sia per le famiglie con effetti positivi in particolare per l’occupazione femminile. Eppure “solo due alunni della scuola primaria su cinque beneficiano del tempo pieno – con le percentuali più basse in Molise (9,4%), Sicilia (11,1%) e Puglia (18,4%), le più alte nel Lazio (58,4%), in Toscana (55,5%) e in Lombardia (55,1%) – e solo poco più di un quarto delle scuole (il 28,1% delle classi della primaria e secondaria di I grado) offrono il tempo prolungato”. La maggior parte delle province dove la percentuale di classi a tempo pieno o prolungato è inferiore al 10% si trova nelle regioni del Sud e nelle Isole: “Ragusa, Catania, Palermo, Siracusa, Campobasso, Isernia”. (Diogenenews 05/09/2024)


Stretta su contanti e carte prepagate in Dogana, per la lotta al riciclaggio

Diogenenews 05/09/2024: Sono previsti controlli sempre più rigidi in Dogana per il trasferimento di denaro contante, sia in entrata che in uscita dai confini dell’Unione Europea, quando l’importo è pari o superiore a 10.000 euro. L’Italia sta preparando una normativa che espande la definizione di denaro contante, includendo anche le carte prepagate. Tale normativa fa parte di un decreto legislativo in fase di valutazione preliminare dal Consiglio dei ministri del 4 settembre, che recepisce il regolamento comunitario 2018/1672 sui controlli valutari. La lotta al riciclaggio Per contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle attività illecite, il decreto ridefinisce il concetto di contante soggetto a limitazioni nei trasferimenti attraverso le frontiere europee. Oltre alle valute, rientrano nella definizione strumenti negoziabili al portatore, beni considerati riserve liquide di valore e le carte prepagate. La valuta include banconote e monete usate come mezzo di pagamento, mentre gli strumenti negoziabili al portatore comprendono assegni turistici, vaglia cambiari e altri strumenti che permettono di incassare una somma senza dover dimostrare l’identità. Carte prepagate senza intestazione Le nuove regole equiparano le carte prepagate non nominative al denaro contante, includendo quelle che permettono pagamenti o accesso a fondi senza essere collegate a un conto corrente. Queste carte, come il contante, saranno soggette a dichiarazioni obbligatorie quando superano la soglia prevista in entrata o uscita dall’UE. Sono previsti controlli più stringenti per chi non dichiara o non rispetta gli obblighi di informazione su denaro non accompagnato, come quello inviato tramite pacchi postali o altri mezzi di spedizione. Confisca del denaro non dichiarato Una delle novità riguarda la confisca temporanea delle somme non dichiarate. Se, durante controlli su pacchi o spedizioni, viene trovato denaro pari o superiore a 10.000 euro non accompagnato da una corretta dichiarazione, il mittente o il destinatario dovrà presentare un’informativa all’Agenzia delle Dogane entro 30 giorni. Fino a quel momento, le autorità potranno trattenere il denaro. Blocchi preventivi Il denaro potrà essere bloccato preventivamente in caso di sospetto coinvolgimento in attività illecite, anche quando l’importo è inferiore alla soglia o se non sono stati adempiuti gli obblighi di dichiarazione. (Diogenenews 05/09/2024)


“Quando la povertà diventa un business”

Diogenenews 05/09/2024: Il sociologo Maurizio Fiasco, nell’editoriale per L’Osservatore Romano, denuncia la crescente esclusione sociale dovuta al sovraindebitamento, che intrappola milioni di famiglie in un circolo vizioso di debiti inestinguibili. Questa condizione, comune in tutto il mondo, colpisce anche le società occidentali ricche, dove inflazione, tassi d’interesse elevati e crisi economiche aggravano la situazione. Fiasco critica l’uso di un linguaggio tecnico che rende il fenomeno meno drammatico, parlando di “insolvency risk” o “default”, come se fossero problemi distanti dalla realtà dei debitori, descritti come irresponsabili o inaffidabili. Durante la pandemia, le misure emergenziali avevano temporaneamente ridotto il numero di famiglie sovraindebitate, ma con la ripresa economica e le nuove crisi, il fenomeno è tornato a crescere rapidamente. Oggi, si calcola che oltre due milioni di famiglie italiane siano in questa condizione, con il rischio che il numero continui a salire in maniera esponenziale. Questo contesto alimenta un vero e proprio business sulla povertà, in cui i debitori sono sfruttati e spesso espropriati delle loro proprietà, senza misure efficaci per liberarli da tale fardello. Fiasco evidenzia come sia necessario scuotere questo sistema, poiché i costi sociali e economici di un intervento sarebbero inferiori rispetto a lasciare queste famiglie nella disperazione e nell’emarginazione. (Diogenenews 05/09/2024)


Eurostat: diminuiscono gli occupati poveri ma l’inflazione si mangia il reddito

Diogenenews 05/09/2024: L’ultimo Quadro di valutazione sociale di Eurostat fotografa un’Italia in cui il mercato del lavoro mostra segni di ripresa, ma ancora gravata da problemi strutturali. Il numero di occupati è in aumento, cala il rischio di povertà tra i lavoratori e diminuisce il numero dei Neet, i giovani non occupati né in formazione. Tuttavia, l’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie italiane, con il reddito reale disponibile sceso del 6% rispetto al 2008. A livello europeo, invece, i redditi sono cresciuti in media del 10%. I sindacati, alla luce dei dati, chiedono un rinnovamento dei contratti collettivi per recuperare il potere d’acquisto perduto, mentre il Codacons denuncia il forte aumento dei prezzi, con un’inflazione che ha raggiunto il 13,8% nel biennio 2022-2023. Nonostante questi segnali preoccupanti, c’è un miglioramento nel rischio di povertà per i lavoratori, sceso al 9,9% nel 2023, il livello più basso dal 2010. Il tasso di occupazione è aumentato al 66,3%, ma l’Italia resta ultima nell’UE, soprattutto per l’occupazione femminile. Anche la disoccupazione di lunga durata è in calo, ma molti nuovi posti di lavoro sono precari. In positivo, il numero dei Neet è sceso al 16,1%, il minimo dal 2009, e migliorano i dati sull’istruzione, con una diminuzione dell’abbandono scolastico e un leggero aumento dei laureati, anche se l’Italia resta ancora distante dalle medie europee. (Diogenenews 05/09/2024)


Vanguard Total, il fondo d’investimento che vale come l’intera produzione della Spagna

Diogenenews 05/09/2024: Il più grande fondo di investimento del mondo, il Vanguard Total Stock Market, vale già più di quanto produce la Spagna in un anno intero. Il fondo ha un patrimonio valutato a 1,55 trilioni di euro, dopo essere cresciuto di 229.000 milioni finora quest’anno ed essere raddoppiato in cinque anni. Dopo questo colossale progresso, la cifra supera il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Spagna nel 2023: 1,46 trilioni di euro. È anche più grande della dimensione del fondo sovrano norvegese (1,3 trilioni di euro). Inoltre, questo fondo macro è 90 volte più grande del più grande fondo di investimento spagnolo. Vanguard è il secondo gestore patrimoniale più grande del pianeta, dietro solo a BlackRock, ed è stato il pioniere nella commercializzazione di fondi di investimento indicizzati, o passivi. Si tratta di prodotti che replicano l’evoluzione di un indice, come il Nasdaq, l’Ibex o l’S&P 500. Poiché non è necessario analizzare le aziende e prendere decisioni di investimento, le commissioni per questi prodotti sono molto basse. Nel caso del già citato mercato azionario Vanguard Total, la sua commissione di gestione è solo dello 0,03% annuo, mentre nei fondi attivi può superare ampiamente l’1,5% annuo. Per un investimento di 10.000 euro la differenza è pagare 3 euro all’anno contro 150. I fondi di investimento come Vanguard Total Stock Market attirano sempre più denaro da anni. Alle commissioni molto basse si aggiunge il fatto che la letteratura accademica ha dimostrato in molte occasioni che i gestori di fondi attivi difficilmente riescono a battere sistematicamente il loro indice di riferimento . Perché pagare al manager l’1% annuo se non è capace di fare meglio del riferimento con cui si confronta? L’indice seguito dal Vanguard Total Stock Market è stato creato nel 1992 e sintetizza l’evoluzione di tutte le società quotate in borsa negli Stati Uniti – grandi, medie e piccole, per un totale di 3.500 titoli – a differenza dell’S&P 500, che segue solo i 500 più grande. Il fondo risale al 2000. In questi quasi 25 anni di storia ha generato un rendimento medio annuo del 9%. Il secondo più grande veicolo di investimento privato al mondo è il Vanguard 500 Index Investor, che riflette l’evoluzione delle più grandi società quotate e accumula un patrimonio di 1,1 trilioni di euro. Secondo i dati Morningstar, tra i 10 fondi più grandi al mondo ce ne sono otto gestiti da Vanguard. Tutti con una dimensione superiore a 200.000 milioni di euro e tutti gestiti passivamente. Tra questi colossi ci sono anche i veicoli di investimento di Fidelity, Capital Group e Pimco, secondo i dati Morningstar. Confrontando la dimensione di un’economia come quella spagnola con un fondo si presenta il problema che il PIL è una variabile di flusso – misura tutto ciò che viene prodotto in un paese in un anno – e la dimensione di un fondo è una variabile di stock – il valore di vengono contate tutte le attività possedute dal fondo, ma il punto è stabilire un ordine di grandezza. E il costo di questo tipo di veicolo di investimento è colossale. Un accumulo di ricchezza paragonabile solo ai grandi fondi sovrani. In questo caso, di proprietà di privati, di milioni di individui e aziende. Tutto sommato, per mettere a confronto le dimensioni del fondo macro di Vanguard, si può paragonarlo al più grande fondo d’investimento di un gestore spagnolo. È la CaixaBank Monetary Performance e ha un patrimonio di 17.000 milioni di euro. Cioè quello americano è 90 volte più grande. E il fondo CaixaBank ha battuto tutti i record in Spagna, dove un veicolo di investimento raramente supera i 10.000 milioni di euro. Le dimensioni enormi che sta acquisendo la gestione patrimoniale passiva o indicizzata hanno lanciato alcuni segnali di allarme. Alcuni sostengono che rende il denaro più stupido, perché le azioni non vengono selezionate per i loro fondamentali, ma solo per il fatto che siano incluse o meno in un indice. Ciò esacerberebbe le tendenze. Tuttavia, va ricordato che solo una piccola parte della proprietà delle società quotate è controllata da fondi indicizzati, poiché hanno tra i loro azionisti anche fondatori, investitori privati, piani pensionistici, hedge fund … che metterebbero più materia grigia. Negli Stati Uniti, per paura che manager come Vanguard o BlackRock acquisiscano un potere eccessivo, il fondo di garanzia dei depositi del paese (FDIC) ha proposto di istituire una moratoria affinché non possano superare il 10% del capitale delle banche . Ma, parallelamente, anche altri legislatori hanno attaccato questi grandi manager per aver presumibilmente dato priorità alle motivazioni politiche rispetto agli obiettivi finanziari. BlackRock, ad esempio, è stata oggetto di critiche da parte del Partito Repubblicano per il suo utilizzo di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) negli investimenti. (Diogenenews 05/09/2024)


In Spagna un milione di bambini in condizioni di povertà rimarranno senza accesso alle borse di studio per i pasti

Diogenenews 05/09/2024: I dati non sono incoraggianti. In Spagna, circa il 35% dei minori vive a rischio di povertà ed esclusione sociale, privati della possibilità di consumare pasti adeguati, come carne o cibi nutrienti, più di una volta ogni due giorni. Tuttavia, le borse di ristorazione, create per evitare che i bambini soffrano di carenze alimentari, raggiungono solo il 13% degli studenti, lasciando molti senza sostegno. Cosa accadrà al restante 87%? Ogni inizio anno scolastico vede circa 1.200.000 famiglie in condizioni di estrema vulnerabilità in attesa di soluzioni che sembrano lontane. Secondo un recente rapporto di Educo, oltre 1,2 milioni di famiglie con figli sotto i 18 anni faticano ad arrivare a fine mese, mentre un milione di bambini non avrà accesso alle borse di studio per i pasti scolastici quest’anno. Nonostante gli sforzi per ampliare la disponibilità di queste borse, l’aiuto resta insufficiente. Il rapporto evidenzia come il costo di una mensa scolastica possa rappresentare fino al 16% del reddito di una famiglia a rischio povertà, un peso insostenibile per molte. Nella scuola secondaria la situazione è ancora più critica: solo il 16,7% dei centri pubblici dispone di una mensa e meno del 3% degli studenti ne usufruisce, con conseguenze negative sulla nutrizione e sullo sviluppo emotivo dei ragazzi. Le differenze tra regioni spagnole sono marcate. Ad esempio, mentre in alcune regioni oltre l’80% degli studenti della primaria ha accesso alla mensa scolastica, in altre la percentuale è molto più bassa, raggiungendo appena il 20%. Solo il 36% delle famiglie che richiedono borse di studio alimentari riescono a ottenerle. Per sensibilizzare su questo problema, Educo ha lanciato una campagna, esponendo frigoriferi vuoti come simbolo della povertà alimentare che colpisce migliaia di bambini. L’organizzazione chiede al governo di includere nei bilanci statali del 2025 un fondo specifico per espandere gli aiuti alimentari. L’aumento dei prezzi del cibo, del 40% negli ultimi tre anni, ha fatto sì che oltre 550.000 bambini non possano permettersi di mangiare carne, pollo o pesce con regolarità. Educo propone un sistema universale e gratuito di pasti scolastici, garantendo a tutti i bambini un’alimentazione adeguata, e ricorda che la mensa scolastica è anche uno spazio di protezione e socializzazione essenziale per il loro sviluppo. Senza interventi mirati, la situazione rimane critica. (Diogenenews 05/09/2024)


Francia: diminuisce l’assenteismo nelle aziende, aumenta la durata media delle assenze

Diogenenews 05/09/2024: Diminuisce l’assenteismo nelle aziende. Questo è quanto suggerisce l’ultimo barometro* della società di consulenza WTW, pubblicato giovedì 5 settembre. Lo studio è stato condotto su 2.196 aziende, per un totale di 420.280 dipendenti.Per la prima volta dal 2016, il tasso di assenteismo nelle aziende, cioè il numero di giorni trascorsi senza lavoro rispetto al numero di giorni presunti di lavoro, è diminuito in Francia. È passato dal 5,4% nel 2022 al 4,8% nel 2023. Una buona notizia… per mettere in prospettiva, secondo Noémie Marciano, direttrice dell’attività Salute e Benefici di WTW: “Questo calo è legato all’onda Omicron che ha avuto un impatto significativo contribuito ad aumentare il tasso di assenteismo nel 2022 ”, avverte. La fine di questo contesto sanitario eccezionale ha contribuito anche a ridurre la prevalenza – quota di dipendenti che hanno avuto almeno un licenziamento nel corso dell’anno – dell’assenteismo in Francia, scesa dal 43% nel 2022 al 34% nel 2023. Chiaramente, ci sono stati Nel 2023 si sono ammalati il ​​21% in meno rispetto al 2022. «Se meno dipendenti si assentano almeno una volta all’anno, quelli che lo fanno restano assenti in media più a lungo », sottolinea Noémie Marciano. Pertanto, la durata media dei congedi per malattia, che era di 20 giorni nel 2022, è balzata del 15% per raggiungere i 23 giorni nel 2023. Un aumento preoccupante, dovuto soprattutto all’aumento dei congedi per malattia di lunga durata – oltre i 90 giorni -, che ora rappresentano più della metà (55%) dei giorni di assenza dal lavoro. Nel dettaglio, l’assenteismo non riguarda ovviamente tutte le professioni allo stesso modo. In testa ai settori più colpiti troviamo quello della salute umana e dell’azione sociale, con un tasso di assenteismo dell’8,3% nel 2023. Un dato particolarmente elevato, che si spiega con interruzioni del lavoro tra le più lunghe, quasi un mese all’anno (27 giorni nel 2023) in media. Un’osservazione che non sorprende la direttrice dell’attività Salute e previdenza: “La natura stessa di queste professioni sanitarie implica un alto grado di laboriosità del lavoro, sia in termini di orari scaglionati, condizioni di lavoro difficili e persino di stress professionale”, illustra. Le professioni dei trasporti e dei magazzini, come gli autisti delle consegne o i commissionatori, non sono risparmiate dall’assenteismo. Se il tasso di assenteismo è leggermente inferiore (7,5%), sono più numerosi quelli che effettuano almeno una pausa durante l’anno (36%). Inoltre, la durata media delle assenze è molto più lunga, poiché un impiegato dei trasporti viene generalmente arrestato 33 giorni all’anno. Ma è proprio nel settore alberghiero e della ristorazione che la durata media dei tempi di inattività è più lunga. Nel 2023, un addetto alla ristorazione è stato assente dal lavoro in media per 39 giorni . Una cifra record, che può essere spiegata dalle difficili condizioni di lavoro e dal sovraccarico di lavoro. Come il settore sanitario, anche quello della ristorazione si trova ad affrontare seri problemi di reclutamento, il che aumenta il rischio di superlavoro. (Diogenenews 05/09/2024)


Royal Mail sospenderà la consegna delle lettere al sabato

Diogenenews 05/09/2024: Royal Mail potrebbe presto ricevere l’autorizzazione per interrompere le consegne di lettere di seconda classe il sabato, a seguito delle pressioni esercitate sull’ente regolatore britannico, Ofcom, per rivedere le norme sui servizi postali. Ofcom ha dichiarato che esaminerà se modifiche come questa possano soddisfare le esigenze degli utenti prima di avviare una consultazione formale prevista per l’anno prossimo. Questa valutazione fa parte di una revisione dell’obbligo di servizio universale (USO), che impone a Royal Mail di effettuare consegne in tutto il Regno Unito a un prezzo unico per sei giorni alla settimana. Secondo Ofcom, la maggior parte delle persone desidera un servizio di consegna disponibile sei giorni alla settimana per invii urgenti, ma riconosce che molte lettere non richiedono un’attenzione immediata. L’ente ha aggiunto che l’eliminazione delle consegne di seconda classe il sabato permetterebbe a Royal Mail di migliorare l’efficienza e concentrarsi su aree di crescita, come la gestione dei pacchi. Tuttavia, nessuna modifica è prevista per il servizio di prima classe. La richiesta di Royal Mail si inserisce in un contesto di calo dei volumi di lettere e aumento della concorrenza nel settore dei pacchi. L’azienda ha cominciato a spingere per una riforma del sistema quattro anni fa e, nonostante un precedente rifiuto da parte del governo di eliminare le consegne del sabato, continua a chiedere una riduzione delle consegne di seconda classe a soli due o tre giorni a settimana, con risparmi stimati di 300 milioni di sterline all’anno. Nel frattempo, Ofcom intende condurre ulteriori ricerche tra gli utenti per capire se queste modifiche rispondano alle loro necessità. Nonostante Royal Mail non abbia raggiunto gli obiettivi di consegna per la posta di prima e seconda classe, Ofcom ha insistito che l’azienda deve investire nella propria rete e migliorare i livelli di servizio. Il calo del volume di lettere – da 20 miliardi all’anno a soli 6,7 miliardi – ha portato Royal Mail a dichiarare che il servizio universale deve essere adattato per garantire la sostenibilità finanziaria. Tuttavia, alcune associazioni di consumatori e imprese hanno espresso preoccupazione per eventuali tagli alle consegne, ritenendo che possano compromettere il livello del servizio. (Diogenenews 05/09/2024)


Il Dipartimento di Giustizia Usa sostiene che il MAGA Media Group ha ricevuto denaro russo

Diogenenews 05/09/2024: Una società di media con sede nel Tennessee, che annovera tra i suoi dipendenti importanti personalità del MAGA, (Make America Great Again, l’ala di estrema destra del partito repubblicano che sostiene Donald Trump) è stata accusata di aver ricevuto milioni di dollari da due dipendenti della società di media statale russa Russia Today (RT), allo scopo di influenzare il pubblico americano. Secondo il procuratore generale Merrick B. Garland, i dipendenti russi hanno creato un piano da 10 milioni di dollari “per creare e distribuire contenuti al pubblico statunitense con messaggi nascosti del governo russo”. Sebbene descritta come “US Company 1” in un atto di accusa non sigillato mercoledì, gli indizi suggeriscono che si tratti di Tenet Media, che è stata indicata in vari rapporti come la società in questione. L’atto d’accusa descrive come il sito web della Società-1 si descriva come una “rete di commentatori eterodossi che si concentrano su questioni politiche e culturali occidentali”. Impiega sei commentatori come suo “talento”. I commentatori di estrema destra di YouTube nel roster di Tenet Media includono Tim Pool, Benny Johnson, Dave Rubin, Taylor Hansen, Lauren Southern e Matt Christiansen. L’atto di accusa non fa nomi, ma identifica le personalità di Internet semplicemente come “Commentatore-1” e “Commentatore-2”. Il Daily Beast ha contattato Pool, Rubin e Tenet per un commento, ma non ha ricevuto una risposta immediata. Johnson, tuttavia, ha affermato in una dichiarazione su X : “Siamo turbati dalle accuse nell’atto di accusa di oggi, che chiariscono che io e altri influencer siamo stati vittime di questo presunto schema”. Pool, nella sua dichiarazione su X , ha scritto: “Se queste accuse dovessero rivelarsi vere, io e le altre personalità e commentatori siamo stati ingannati e siamo vittime. Non posso parlare per nessun altro in azienda su cosa fanno o su cosa ricevono istruzioni”. Ha aggiunto: “Putin è uno stronzo, la Russia fa schifo”. L’azienda, attraverso la sua pagina Rumble, ha realizzato centinaia di video, tutti di stampo conservatore. Alcuni dei quali, come ” What Will The Future Under Trump Look Like? | Benny Johnson & Lara Trump ” supportano attivamente l’ex presidente Donald Trump. Trump è apparso insieme a Pool nel podcast IRL di Pool e a maggio Pool ha persino visitato il resort di Trump a Mar-a-Lago. L’indagine del DOJ sui dipendenti di RT, identificati come Kostiantyn Kalashnikov, 31 anni, ed Elena Afanasayev, 27 anni, sostiene che i due “hanno impiegato quasi 10 milioni di dollari per finanziare e dirigere segretamente una società di creazione di contenuti online con sede in Tennessee (US Company-1). A sua volta, US Company-1 ha pubblicato video in lingua inglese su più canali di social media, tra cui TikTok, Instagram, X e YouTube. Dal lancio pubblico nel novembre 2023 circa, US Company-1 ha pubblicato quasi 2.000 video che hanno ottenuto più di 16 milioni di visualizzazioni solo su YouTube”. (Diogenenews 05/09/2024)


La svedese Volvo Cars abbandona il piano di vendere solo veicoli elettrici entro il 2030

iogenenews 05/09/2024: La casa automobilistica svedese Volvo Cars ha abbandonato il suo obiettivo a breve termine di vendere solo veicoli elettrici, citando la necessità di essere “pragmatici e flessibili” in un contesto di mutevoli condizioni di mercato e di raffreddamento della domanda. Volvo Cars, di proprietà della cinese Geely Holding, è stata tra le prime case automobilistiche tradizionali a promettere un passaggio completo ai veicoli elettrici. L’azienda ha affermato che il suo obiettivo a lungo termine rimane quello di diventare una casa automobilistica completamente elettrica. Tuttavia, l’azienda ha annunciato che entro il 2030 il 90-100% delle sue auto vendute sarà costituito da modelli completamente elettrici o ibridi plug-in, mentre fino al 10% consentirà un numero limitato di modelli ibridi leggeri. L’obiettivo sostituisce l’ impegno preso nel 2021 per la gamma di modelli Volvo Cars, che prevedeva di avere modelli completamente elettrici entro la fine del decennio. La mossa significa che Volvo Cars segue le orme di altri attori del settore nel ridimensionare le sue ambizioni EV. Le case automobilistiche tedesche Mercedes-Benz Group e Volkswagen hanno entrambe annunciato in precedenza un cambiamento nelle rispettive strategie EV. “Un’auto elettrica offre un’esperienza di guida superiore e aumenta le possibilità di utilizzare tecnologie avanzate che migliorano l’esperienza complessiva del cliente”, ha affermato mercoledì Jim Rowan, CEO di Volvo Cars, nella dichiarazione scritta. “Tuttavia, è chiaro che la transizione verso l’elettrificazione non sarà lineare e che clienti e mercati si stanno muovendo a velocità di adozione diverse”, ha affermato. “Siamo pragmatici e flessibili, pur mantenendo una posizione leader nel settore per quanto riguarda l’elettrificazione e la sostenibilità”, ha affermato. Mercoledì le azioni Volvo Cars sono scese di oltre il 4%. Volvo Cars ha affermato che la quota di auto completamente elettriche nella sua gamma si è attestata al 26% durante il secondo trimestre del 2024, sottolineando che si tratta del livello più alto tra i suoi pari premium. Ha affermato che la sua quota elettrificata, riferendosi a EV e ibridi plug-in, ha rappresentato il 48%. Sottolineando le sfide che devono affrontare le sue ambizioni di elettrificazione, Volvo Cars ha affermato che si è verificato un lancio più lento del previsto delle infrastrutture di ricarica, un ritiro degli incentivi governativi in ​​alcuni mercati e un’ulteriore incertezza provocata dalle recenti tariffe sui veicoli elettrici in vari mercati. Volvo Cars ha affermato che questi sviluppi dimostrano che continua ad esserci la necessità di “politiche governative più forti e stabili” per sostenere la transizione dai combustibili fossili. (Diogenenews 05/09/2024)