La tassa sui super-ricchi arriva al G20 ma ai governi i miliardari piacciono

Questa settimana, il tema della tassa minima internazionale per i miliardari è discusso a Rio de Janeiro durante il summit del G20. Il presidente brasiliano Lula propone, basandosi sull’idea dell’economista Gabriel Zucman, che i circa 3.000 miliardari mondiali versino annualmente almeno il 2% del loro reddito o patrimonio allo Stato, generando un gettito fiscale globale tra i 200 e i 250 miliardi di dollari e combattendo l’evasione fiscale.

I super-ricchi pagano meno tasse rispetto ai cittadini medi, grazie a consulenti che ottimizzano il loro capitale. In Francia, ad esempio, i dipendenti pagano tra il 40% e il 50% del loro reddito in tasse, mentre i miliardari solo il 20%. Politici come Lula e Svenja Schulze sostengono questa tassa per finanziare settori chiave come istruzione e sanità, mentre i conservatori ritengono che i ricchi già paghino abbastanza tasse.

Dal 2017, oltre 100 paesi scambiano informazioni fiscali per ridurre l’elusione fiscale di circa due terzi. Esiste anche un accordo per una tassa minima del 15% sulle imprese internazionali, ma alcuni paesi, come gli Stati Uniti, partecipano solo parzialmente.

In Europa, norme fiscali speciali in paesi come Francia, Irlanda, Lussemburgo e Malta complicano la situazione. In Germania, la tassa di Zucman potrebbe fruttare tra i 5 e i 17 miliardi di euro all’anno.

Gli esperti ritengono che gli Stati possano imporre questa tassa sui miliardari grazie alle informazioni già disponibili. Tuttavia, la volontà politica di implementare tali misure è ostacolata dalla ricerca di benefici individuali da parte dei governi e dalla situazione geopolitica frammentata.

Il dibattito sulle tasse per i super-ricchi è un argomento di grande attualità anche in Italia, dove il tema dell’evasione fiscale dei miliardari assume contorni particolarmente significativi.

Ma chi sono i super-ricchi in Italia? Parliamo di quei pochi individui che detengono una fetta consistente della ricchezza nazionale e che spesso riescono a sottrarsi al pieno pagamento delle imposte grazie a complessi meccanismi di elusione fiscale.

Secondo recenti stime, solo una manciata di famiglie italiane possiede una ricchezza che supera il miliardo di euro, eppure il loro contributo fiscale risulta sproporzionatamente basso rispetto a quello dei cittadini medi.

In Italia la proposta ispirata all’economista francese Gabriel Zucman non trova grandi sostenitori. Ma se applicata, questa misura potrebbe generare nel nostro Paese un gettito fiscale supplementare stimato tra i 5 e i 7 miliardi di euro all’anno, risorse preziose per investimenti in settori cruciali come sanità, istruzione e infrastrutture.

Le statistiche mostrano che i super-ricchi italiani pagano molto meno in proporzione rispetto ai lavoratori medi. Ad esempio, mentre un dipendente italiano può arrivare a versare allo Stato tra il 30% e il 40% del suo reddito, i miliardari spesso si fermano a un modesto 15-20%. Questa disparità è accentuata dalla capacità dei più abbienti di sfruttare consulenze finanziarie per minimizzare il carico fiscale.

Le autorità fiscali italiane, nonostante gli sforzi, spesso si trovano in difficoltà nel contrastare l’evasione e l’elusione fiscale dei super-ricchi. Anche per la mancata pressione da parte della politica che sa di perdere voti su questo fronte. Questo fenomeno priva lo Stato di risorse fondamentali, alimentando disuguaglianze sociali e limitando le capacità di investimento pubblico.

Dal 2017, oltre 100 paesi, tra cui l’Italia, partecipano allo scambio automatico di informazioni fiscali, un passo avanti significativo nella lotta contro l’evasione fiscale globale. Tuttavia, permangono lacune e disparità, soprattutto a causa della mancata adesione di alcuni stati chiave come gli Stati Uniti a pieno regime.

Il contesto europeo. In Europa, alcune nazioni come Francia, Irlanda, Lussemburgo e Malta offrono regimi fiscali favorevoli che indeboliscono gli sforzi di una tassazione equa e coordinata. L’Italia, con il sostegno di istituzioni come l’Osservatorio fiscale europeo, continua a lavorare per una maggiore trasparenza e cooperazione internazionale in materia fiscale.

Gli esperti ritengono che l’Italia disponga già delle informazioni necessarie per implementare una tassa sui patrimoni miliardari. Questo potrebbe essere realizzato attraverso una migliore distribuzione delle risorse e un rafforzamento dei controlli fiscali.

La difficoltà maggiore resta la volontà politica di attuare tali misure. Spesso, i governi esitano a imporre tasse più severe ai super-ricchi per timore di perdere investimenti e risorse economiche. Tuttavia, la crescente pressione pubblica e le necessità finanziarie dello Stato potrebbero finalmente spingere verso una riforma fiscale più equa e incisiva.

In sintesi, l’introduzione di una tassa sui super-ricchi in Italia non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di sostenibilità economica, capace di offrire risorse cruciali per lo sviluppo e il benessere del Paese.

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