Scuola: servono 4 miliardi per porre fine al precariato

La Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL (Flc Cgil) ha presentato una nuova piattaforma chiamata ‘Zero precarietà’. Questa iniziativa è stata concepita per affrontare e ridurre drasticamente i livelli di precariato nell’ambito dell’educazione e della ricerca in Italia, coprendo tutto il percorso formativo dall’istruzione infantile all’università, con l’obiettivo di migliorare sostanzialmente l’intero sistema educativo.

Nel corso dell’evento, è stato sottolineato che le misure urgenti necessarie per stabilizzare il personale nel settore educativo, incluse le immissioni in ruolo per coprire tutti i posti vacanti, avrebbero un costo stimato di circa 8 miliardi di euro.

Tuttavia, una parte di questa cifra, specificamente 4,3 miliardi di euro, è già coperta dal bilancio attuale del Ministero dell’Istruzione, dedicato al pagamento dei contratti a termine. Di conseguenza, la spesa aggiuntiva effettiva richiesta si aggira intorno ai 3,7 miliardi di euro.

Questi fondi non sono necessari solo per le assunzioni, ma anche per estendere l’obbligo scolastico in Italia dai 16 ai 18 anni, un cambiamento che mira a migliorare il livello di istruzione e preparazione dei giovani italiani.

La Flc Cgil durante la presentazione ha evidenziato l’acuta situazione di precariato che affligge il settore: nell’anno scolastico in corso, quasi un quarto di milione di contratti a termine sono stati stipulati, con 87.803 contratti su posti comuni e 117.560 dedicati al sostegno per gli studenti con disabilità.

Circa un docente su sette è impiegato con contratti precari, una proporzione che raggiunge un docente su due tra quelli di sostegno.

In termini di proposte specifiche per il personale, la Flc Cgil ha delineato un piano per aumentare il numero di insegnanti e assistenti: 20.000 unità per la scuola dell’infanzia, 33.000 per la scuola primaria, e 14.000 per la scuola media, con un focus particolare sul potenziamento delle attività laboratoriali e sulla creazione di 750 nuovi percorsi musicali. Per le scuole superiori, il sindacato chiede la riduzione del numero di studenti per classe, da non superare i 28, e un incremento di 13.000 docenti.

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La condizione di precarietà non si limita alla scuola, ma si estende anche all’università, dove circa il 49% del personale risulta essere precario. Questo dato, presentato dai rappresentanti sindacali Gianna Fracassi e Pino Di Lullo, illustra la fragilità del settore dell’istruzione superiore in Italia.

Di fronte a queste sfide, Gianna Fracassi ha sottolineato la necessità impellente di sviluppare un piano di investimenti ordinari, rimarcando come altri paesi europei siano già riusciti a trovare le risorse necessarie in momenti critici.

La mancanza di consapevolezza e l’inadeguata attenzione del Parlamento a queste questioni fondamentali sono state oggetto di critica.

La Flc Cgil auspica che l’indagine e le discussioni che seguiranno possano condurre a un dialogo produttivo con le autorità e che le criticità evidenziate trovino soluzione attraverso il confronto, evitando così l’esigenza di ulteriori misure restrittive nel mercato degli appalti dell’UE.

La proposta avanzata è vista non solo come necessaria ma realizzabile, richiedendo un impegno serio e pluriennale con obiettivi chiari e misurabili per garantire la qualità dell’istruzione e delle condizioni di lavoro nel settore della conoscenza in Italia.

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