Venerdì 28 marzo sciopero dei metalmeccanici per il contratto

Venerdì 28 marzo l’Italia metalmeccanica si ferma. Otto ore di sciopero nazionale indetto unitariamente da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil per chiedere la ripresa della trattativa sul contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto nel giugno 2024 e bloccato da mesi.

Cortei, presidi e comizi in tutte le principali città, da Napoli a Torino, da Bergamo a Savona, davanti alle prefetture e alle sedi delle Unioni Industriali, per portare la voce di oltre un milione e mezzo di lavoratori al cuore del confronto con le controparti: Federmeccanica e Assistal.

Ma quello del 28 marzo non è uno sciopero come gli altri. È il punto di approdo — e forse di rilancio — di una vertenza che ha assunto ormai un valore più ampio del solo rinnovo contrattuale. È una mobilitazione che parla anche di un’intera stagione industriale in affanno, con un comparto produttivo che arranca, investimenti congelati, ordini in calo e liquidità in sofferenza.

Eppure, proprio in questo scenario, i sindacati chiedono un segnale chiaro: aumenti salariali certi, una riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, più sicurezza, meno precarietà e un rafforzamento dei diritti. Non c’è solo il contratto in gioco, ma il modello stesso di relazioni industriali.

Il cuore della protesta: salario, orario, diritti
I nodi sul tavolo sono diversi, ma l’elemento più concreto e immediato resta quello economico: i sindacati rivendicano 280 euro di aumento “certi”, sganciati dall’IPCA e dai soli meccanismi inflattivi, giudicati insufficienti a garantire il potere d’acquisto dei lavoratori. A questo si affianca la richiesta — ormai ricorrente in più settori — di una settimana lavorativa più corta: 35 ore, per redistribuire il lavoro e restituire tempo di vita.

Nel mirino anche la crescente precarizzazione del settore e la sicurezza sul lavoro, tema mai superato in una filiera dove gli appalti esterni e la pressione produttiva restano ad alto rischio. A sostegno della vertenza, i sindacati hanno già effettuato 16 ore di sciopero nei mesi scorsi e confermato il blocco di straordinari e flessibilità.

Una piattaforma sindacale unitaria in un settore in crisi
Lo sciopero arriva in un momento delicato per l’intera industria metalmeccanica. Secondo l’ultima indagine di Federmeccanica, il 2024 si è chiuso con un calo della produzione del 4,2%, trascinando giù anche l’industria nazionale (-2,5%).

“catena di montaggio urus” by fry_theonly is licensed under CC BY-SA 2.0.

La contrazione è generalizzata: autoveicoli e rimorchi a -21,9%, macchine e apparecchi meccanici a -3,8%, metallurgia -2,5%. A peggiorare la situazione, anche il ricorso alla cassa integrazione (+33,2%) e l’export in discesa, soprattutto verso Germania e Stati Uniti.

Eppure, nonostante il contesto, Federmeccanica rivendica la bontà del proprio modello contrattuale, sostenendo che le retribuzioni nel 2024 sono cresciute del 6,5% — più della media industriale — e che qualsiasi rinnovo dovrà fare i conti con una “realtà difficile”.

Una realtà che però, dal punto di vista dei lavoratori, rischia di trasformarsi in un alibi permanente per rimandare diritti e salari. È questa la linea di frattura su cui si è interrotta la trattativa, ed è questo lo stallo che lo sciopero di venerdì cerca di rompere.

Una mobilitazione diffusa, una vertenza che parla a tutti
Le iniziative del 28 marzo coprono tutto il territorio nazionale. A Napoli, il corteo partirà da Piazza Vittoria e si concluderà presso l’Unione Industriali con l’intervento conclusivo di Rocco Palombella (Uilm). A Torino chiuderà il comizio Ferdinando Uliano (Fim), a Reggio Emilia Michele De Palma (Fiom). In decine di altre città si svolgeranno sit-in, manifestazioni, cortei, in alcuni casi anche per i lavoratori del contratto Unionmeccanica-Confapi, che scioperano nello stesso giorno.

La giornata è stata preparata da tre grandi assemblee interregionali con migliaia di delegate e delegati RSU, a testimonianza di una mobilitazione radicata e consapevole. Come ha dichiarato il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, “non si tratta più solo di un contratto: è il momento di cambiare il modello delle relazioni industriali”.

Uno sciopero che guarda oltre il contratto
Mentre le imprese parlano di tenuta a rischio, dazi e instabilità globale, i sindacati riportano al centro le condizioni materiali di chi in fabbrica ci lavora ogni giorno. La contrattazione nazionale, oggi, è uno dei pochi strumenti rimasti per difendere salari, tempi e dignità. E lo sciopero del 28 marzo assume per questo un valore che supera il perimetro della categoria.

In un Paese dove i livelli di produzione scendono ma i dividendi non si arrestano, dove la precarietà cresce anche quando il lavoro non manca, lo sciopero dei metalmeccanici torna a ricordare che non esiste “ripresa” che possa durare senza equità, né competitività sostenibile senza giustizia contrattuale.

Il messaggio è chiaro: senza contratto, non si lavora. Ma forse, in fondo, è più semplice: senza rispetto, si sciopera.

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