Negli ultimi anni, l’Uganda è diventata il simbolo di una repressione sempre più violenta contro la comunità LGBTQ+. Nel 2023, il governo del presidente Yoweri Museveni ha approvato una legge che punisce le relazioni omosessuali con l’ergastolo e prevede la pena di morte nei casi definiti di “omosessualità aggravata”.
La norma ha reso ancora più difficile la vita delle persone LGBTQ+ in un Paese in cui l’ostilità sociale e politica nei loro confronti è sempre più radicata. La situazione è precipitata con il taglio degli aiuti da parte degli Stati Uniti, un tempo fondamentali per il sostegno sanitario e sociale della comunità.
L’amministrazione Trump ha sospeso il 90% dei programmi finanziati dall’USAID, lasciando senza risorse le organizzazioni che fornivano farmaci salvavita per l’HIV, rifugi sicuri e supporto legale. Questo ha aggravato una crisi già profonda, con centinaia di persone disoccupate e molte altre private di cure essenziali.
Le conseguenze sono allarmanti: le strutture sanitarie denunciano la scarsità di medicinali, mentre i rifugi per persone LGBTQ+ in pericolo sono a corto di fondi e spesso costretti a chiudere.
Il 97% delle organizzazioni che operavano a sostegno della comunità ha dichiarato di aver perso quasi tutto il proprio budget a seguito dei tagli americani. In molti casi, le cliniche hanno iniziato a far pagare servizi che prima erano gratuiti, come i test per l’HIV, mentre i servizi di salute mentale sono stati ridotti o eliminati del tutto.

La persecuzione non si limita alle istituzioni: aggressioni e discriminazioni sono in aumento, con testimonianze di persone costrette a fuggire dalle loro case per evitare arresti arbitrari o violenze da parte della popolazione.
I rifugi, già costantemente sotto minaccia, sono costretti a cambiare frequentemente sede per evitare incursioni della polizia o attacchi da parte di gruppi ostili.
Il contesto internazionale potrebbe giocare un ruolo chiave nel frenare questa deriva. Gli Stati Uniti, pur avendo tagliato gran parte dei finanziamenti, continuano a destinare oltre 970 milioni di dollari all’anno all’Uganda per assistenza allo sviluppo e alla sicurezza.
Nel 2023, circa 440 milioni sono stati investiti in programmi sanitari, un contributo che, se vincolato al rispetto dei diritti umani, potrebbe spingere il governo ugandese a rivedere le sue politiche repressive.
Tuttavia, il sostegno diplomatico e finanziario non basta. La comunità LGBTQ+ ugandese ha bisogno di un impegno concreto da parte delle organizzazioni internazionali per garantire la sicurezza dei suoi membri e il ripristino delle risorse essenziali.
La lotta per i diritti umani non può essere subordinata a interessi politici o economici, e il caso dell’Uganda dimostra quanto sia urgente un’azione coordinata a livello globale per proteggere chi oggi è perseguitato per il proprio orientamento sessuale o identità di genere.


