Sembrava una premier, era solo una venditrice di slogan

L’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo. Questo dovrebbe essere un dato acquisito, scolpito nel marmo della nostra storia. Eppure, ogni tanto, spunta fuori qualcuno che prova a graffiarlo via con le unghie, come quei fanatici che si accaniscono su lapidi e monumenti. L’ultima trovata? Giorgia Meloni che, per deviare l’attenzione dalle crepe nella sua maggioranza, si lancia in un attacco surreale al Manifesto di Ventotene, testo fondativo dell’idea di un’Europa unita e democratica.

Una mossa da perfetta TikTok politician, il cui obiettivo non è governare, ma generare engagement. Meloni non guida il Paese: posta contenuti virali. Il Parlamento diventa il suo set, le polemiche la sua moneta. Un giorno se la prende con gli immigrati, un altro con la comunità LGBTQ+, oggi tocca a Spinelli, Rossi e Colorni. Domani, chissà, magari dirà che la Resistenza è stata “una cosa divisiva” e che il 25 aprile “andrebbe superato”. Ops, aspetta, questo lo ha già fatto qualche suo compare di partito.

Il complesso d’inferiorità storico di Meloni: il passato come ossessione

Ma perché una premier dovrebbe attaccare il Manifesto di Ventotene, documento che, al di là delle posizioni ideologiche, è un pilastro del nostro essere europei? La risposta è semplice: Giorgia Meloni non ha un’idea di futuro. La sua destra è incapace di scrivere una visione, di elaborare un progetto politico autentico. Per questo si rifugia nel passato, cercando di riscriverlo. Il fascismo, dopotutto, l’ha già definito una “parentesi” della storia, minimizzando decenni di dittatura, guerre e stermini.

Ma non basta. Ora tocca a Ventotene, perché il problema di Meloni non è solo il presente, ma il confronto con chi, in condizioni di reclusione, è riuscito a immaginare un mondo diverso dallo squallore del regime in cui era costretto a vivere. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, al confino, braccati dal regime, sono riusciti a concepire un’Europa libera. Giorgia Meloni, con tutto l’apparato dello Stato nelle sue mani, riesce a concepire al massimo un post sui social come un Fabrizio Corona qualsiasi.

L’autogol ideologico: Meloni combatte un fantasma, ma la vera Europa la rappresenta perfettamente

C’è poi un altro aspetto ironico nella sceneggiata meloniana. La premier denuncia il Manifesto di Ventotene come un testo socialista e rivoluzionario. Ma qualcuno l’avverta: quella visione, che mescolava idealismo e radicalismo, è morta e sepolta da tempo. L’Unione Europea che abbiamo oggi è una macchina tecnocratica, dominata dai mercati, molto più incline a difendere le banche che i diritti sociali. L’Europa non è mai diventata un faro del socialismo.

“Giorgia Meloni 2014” by user:Jose Antonio (cropped, improved colors by DoppioM) is licensed under CC BY 4.0.

Se Meloni attaccasse Bruxelles per il suo neoliberismo sfrenato, per la sua distanza dai cittadini, avrebbe almeno un punto di partenza. Ma questo non lo farà mai, perché in realtà l’UE così com’è le va benissimo: fatta di austerità, tagli al welfare, precariato strutturale. Il suo bersaglio? Un documento del 1941, scritto in carcere da chi sognava un’Europa giusta. Cosa resta di più rivoluzionario: Ventotene o la Meloni che applaude Ursula von der Leyen?

La coazione a ripetere della destra italiana: se non puoi governare, picchia sui simboli

La verità è che la destra italiana non riesce a esistere senza un nemico immaginario. La lotta ai simboli dell’antifascismo è il passatempo preferito di chi non ha un’idea di Paese, di chi non ha soluzioni concrete per la crisi economica, per la sanità, per l’occupazione. Non potendo dare risposte su salari e inflazione, l’unico modo per tenere unito un elettorato è regalargli un nuovo bersaglio ogni settimana.

Oggi Ventotene, ieri i migranti, domani forse le maestre che parlano di educazione civica. Ma è una strategia che, alla lunga, si rivela un’arma a doppio taglio. Perché, tra le macerie di questi attacchi ideologici, anche i suoi elettori si stanno accorgendo che il governo Meloni ha prodotto più post che risultati.

Il sipario sta per calare

Meloni ha scelto di attaccare il Manifesto di Ventotene per distrarre dalle fratture della sua maggioranza. Ma alla fine, come sempre, si è rivelata per quello che è: una leader senza visione, senza un progetto, capace solo di generare polemiche. Alla fine, l’unica cosa veramente “spaventosa” non è il manifesto di Ventotene, ma il fatto che l’Italia sia governata da chi ancora oggi avrebbe volentieri confinato Spinelli, Rossi e Colorni una seconda volta.

“Prime Minister of Italy, H.E. Ms. Giorgia Meloni arrived in New Delhi on a State visit” by MEAphotogallery is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.