sabato, Febbraio 7, 2026

Trump cancella lo spagnolo dalla Casa Bianca, latinos esclusi

Poche ore dopo il suo insediamento, l’amministrazione di Donald Trump ha rimosso la versione in lingua spagnola del sito ufficiale della Casa Bianca, lasciando milioni di cittadini di lingua ispanica senza un punto di riferimento istituzionale nella loro lingua.

Il sito, che fino a quel momento forniva informazioni governative in spagnolo, ora restituisce un messaggio di errore (404 Page Not Found), mentre anche il profilo ufficiale in spagnolo su X (@LaCasaBlanca) è stato disattivato.

L’amministrazione ha motivato la rimozione come parte di un aggiornamento generale del sito web, assicurando che la sezione in spagnolo potrebbe essere ripristinata in futuro. Tuttavia, la stessa operazione era stata effettuata già nel 2017, durante il primo mandato di Trump, e ripristinata da Joe Biden nel 2021.

La decisione ha sollevato critiche da parte di associazioni ispaniche, che vedono in questa scelta un segnale di esclusione nei confronti della comunità latina, la seconda più numerosa negli Stati Uniti.

Gli ispanici rappresentano un segmento demografico fondamentale negli Stati Uniti, con oltre 43 milioni di persone che parlano spagnolo a casa, pari al 13,7% della popolazione con più di cinque anni.

Secondo i dati dell’Instituto Cervantes, gli Stati Uniti sono oggi il secondo paese al mondo per numero di parlanti spagnoli, dopo il Messico, e potrebbero arrivare a 100 milioni di ispanofoni entro il 2050.

La Florida è uno degli stati in cui questa comunità è più radicata: a Miami il 70% della popolazione è di origine latina, con una forte presenza cubana e venezuelana. Nella vicina Hialeah, il 96% dei residenti si identifica come ispanico o latino. E proprio la Florida è governata da Ron DeSantis, di origini ispaniche, noto per le sue posizioni rigide su immigrazione e politiche identitarie.

Nonostante le politiche restrittive di Trump verso l’immigrazione, una parte significativa della comunità latina lo ha sostenuto alle elezioni del 2024. Secondo AP VoteCast, il 46% degli elettori ispanici ha votato per Trump, con una percentuale che sale al 54% tra gli uomini latini.

A livello locale, il risultato più eclatante è stato nella contea di Miami-Dade, dove Trump ha ottenuto il 55% dei voti, ribaltando una roccaforte tradizionalmente democratica.

Questa crescita di consensi ha sorpreso molti analisti, considerando che il magnate ha sempre avuto un rapporto conflittuale con la comunità ispanica. Tuttavia, il voto latino si sta frammentando: se una parte rimane fedele ai Democratici, soprattutto tra i giovani e le donne, un’altra – in particolare uomini ispanici con un background imprenditoriale o militare – ha trovato in Trump un leader che incarna valori di sicurezza e crescita economica.

“Ron DeSantis” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA 2.0.

La rimozione della sezione in spagnolo della Casa Bianca non è un fatto isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di politiche anti-immigrazione. Nei suoi primi giorni al potere, Trump ha annunciato lo stato di emergenza al confine con il Messico, con l’obiettivo di limitare l’ingresso di rifugiati e richiedenti asilo.

Ha inoltre intensificato le retate dell’ICE (l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione), arrestando migliaia di immigrati, inclusi molti ispanici con documenti irregolari.

Secondo il Pew Research Center, tra il 2017 e il 2021 le deportazioni sono aumentate del 30% rispetto agli anni precedenti, colpendo principalmente persone di origine messicana, guatemalteca e honduregna. Molte operazioni si sono svolte in stati con forte presenza latina come Texas, Arizona e Florida.

Le immagini di bambini separati dalle loro famiglie al confine hanno suscitato indignazione internazionale, ma non hanno impedito a Trump di mantenere il pugno duro sull’immigrazione.

Luis García Montero, direttore dell’Instituto Cervantes, ha commentato la decisione della Casa Bianca definendola “una dimostrazione di arroganza verso gli ispanofoni”, interpretando la rimozione del sito come un segnale politico ben preciso: lo spagnolo è ancora visto da Trump e dai suoi alleati come la lingua dei migranti, e non come un elemento strutturale della società americana.

Ma è una visione miope. Lo spagnolo è ormai parte integrante del tessuto economico e culturale degli Stati Uniti. La chiusura del sito in lingua spagnola potrebbe essere un’arma a doppio taglio per Trump, che ha bisogno del voto latino per puntare alla rielezione. Tuttavia, il segnale lanciato con questa scelta sembra chiaro: per la sua amministrazione, la comunità ispanica non è una priorità, e il multilinguismo non è un valore da preservare.

Nel lungo periodo, questo atteggiamento potrebbe rivelarsi un errore politico: i latini sono la minoranza in più rapida crescita e il loro peso elettorale è destinato ad aumentare. Chiunque voglia governare gli Stati Uniti nei prossimi decenni dovrà fare i conti con questa realtà demografica.

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