La tratta e lo sfruttamento dei minori non sono fenomeni nuovi. Ma oggi, più che mai, si muovono su binari nuovi, invisibili, inafferrabili. Non più solo lungo le rotte migratorie o nei quartieri periferici delle grandi città, ma dentro uno smartphone, in una chat di gioco, in un video su TikTok. La XV edizione del dossier “Piccoli Schiavi Invisibili” di Save the Children ci restituisce una mappa aggiornata e inquietante della realtà contemporanea della tratta minorile, sempre più ibrida, digitale e difficile da intercettare.
Un fenomeno globale in trasformazione
Secondo l’ultimo rapporto dell’UNODC, il 38% delle vittime di tratta identificate nel 2022 è costituito da minori. Un dato in crescita del 31% rispetto al 2019. In alcuni contesti, come l’Africa Sub-Sahariana o l’America Centrale, i minori superano ormai numericamente gli adulti tra le vittime. In Europa, secondo Eurostat, il 12,6% delle persone trafficate nel 2023 erano bambini o adolescenti. Ma dietro i numeri si nasconde un’altra realtà: la stragrande maggioranza dei minori sfruttati rimane invisibile.
Il cambiamento più profondo non è però solo quantitativo. È qualitativo. Le tecnologie digitali hanno rivoluzionato l’intero ciclo dello sfruttamento: reclutamento, adescamento, controllo, vendita. È l’era dell’e-trafficking, dove tutto può accadere senza contatto fisico. Dalle promesse romantiche dei “lover boys” al grooming nei videogiochi, fino alla gamification del crimine: i trafficanti parlano la lingua dei social, dei codici visuali, delle app di messaggistica.
Cybercrime e tratta: un matrimonio pericoloso
Nel nuovo ecosistema criminale delineato nel dossier, il confine tra online e offline è sfumato. I trafficanti usano strumenti digitali sia per facilitare la tratta tradizionale (cyber-enabled), sia per crearne nuove forme (cyber-dependent). Le vittime, spesso, non sanno nemmeno di esserlo: credono di partecipare a una sfida su un videogioco, o di intrattenere una relazione affettiva online.
Nel 2024, INTERPOL e OSCE hanno condotto un’operazione congiunta per identificare flussi di tratta digitale dall’America Latina all’Europa. In pochi giorni sono state individuate 68 vittime e 146 sospetti sfruttatori. La sofisticazione delle reti criminali è cresciuta in parallelo alla loro capacità di mimetizzarsi.
Un fattore di rischio chiave? L’accesso precoce e incontrollato dei minori al web. Secondo WeProtect Global Alliance, bastano meno di 45 minuti per instaurare una relazione online ad alto rischio. In alcuni casi, bastano 20 secondi. E spesso, gli adulti di riferimento non se ne accorgono.
Quando la tratta inizia in chat
Il dossier dedica ampio spazio alle modalità di adescamento digitale. Oltre al grooming, una delle tecniche più insidiose è quella del “lover boy”: uomini che seducono adolescenti online, instaurano relazioni emotive e poi le manipolano fino a spingerle verso lo sfruttamento. In altri casi, il processo si fa più impersonale: finti annunci di lavoro, video su piattaforme social che mostrano stili di vita lussuosi, messaggi automatici inviati da bot o profili fake.

Una dinamica sottovalutata è quella della “glamourizzazione” dello sfruttamento: video accattivanti mostrano adolescenti apparentemente emancipate che lavorano come domestiche nei Paesi del Golfo. La realtà dietro quegli annunci è ben diversa, fatta di violenze, isolamento e assenza di tutele.
I numeri italiani: poco visibili, troppo reali
In Italia, secondo i dati del Numero Verde Antitratta, nel 2024 sono stati valutati 2.853 casi potenziali di vittime di tratta, di cui 137 erano minorenni. Nei primi cinque mesi del 2025, il numero ha già superato quota 60. I minori coinvolti provengono soprattutto da Bangladesh, Tunisia, Gambia e Costa d’Avorio, con un picco di adolescenti tra i 16 e i 17 anni. Le regioni con più emersioni: Sicilia, Emilia-Romagna e Liguria.
Un dato allarmante riguarda i minori stranieri non accompagnati: tra il 2021 e il 2023, almeno 51.433 sono scomparsi dopo essere entrati in Europa. Spesso scappano dai centri di accoglienza per inseguire sogni di ricongiungimento, ma finiscono preda di reti criminali che li sfruttano per furti, spaccio, accattonaggio forzato.
Le risposte: tra interventi sul campo e nuove normative
Il dossier racconta anche il lavoro di Save the Children sul territorio, con progetti come Nuovi Percorsi, Vie d’Uscita, Liberi dall’Invisibilità e E.V.A., che hanno intercettato migliaia di minori a rischio e attivato percorsi di protezione. A Ventimiglia, ad esempio, sono state identificate 416 potenziali vittime nel solo 2024.
Sul piano normativo, il Digital Services Act dell’UE impone ora alle piattaforme digitali l’adozione di misure di verifica dell’età, segnalazione dei contenuti illeciti e protezione dei minori. Ma resta molto da fare. Le piattaforme meno note sfuggono spesso ai controlli, e la frammentazione giuridica tra Stati rende difficile l’azione transnazionale.
Un’emergenza educativa e culturale
Se c’è un messaggio che il dossier lancia con forza, è che la lotta alla tratta minorile non può essere solo repressiva. È necessario educare, formare, prevenire. Rendere consapevoli i minori dei rischi che corrono online, e fornire agli adulti – genitori, educatori, operatori – gli strumenti per intercettare i segnali, intervenire, sostenere.
La tratta di minori, oggi, si nasconde in un like, in un messaggio, in un gioco. Per combatterla servono occhi nuovi, alleanze forti e un’attenzione costante. Perché dietro ogni profilo falso c’è una vita vera. E spesso, è quella di un bambino.



