A parole doveva essere la grande svolta. Una sanità pubblica rinnovata, accessibile, vicina, moderna. E invece rischiamo di ritrovarci con nuove strutture senza personale, investimenti bloccati e cittadini sempre più costretti a rinunciare alle cure. È il quadro preoccupante che emerge incrociando i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sul PNRR sanitario e quelli dell’ISTAT contenuti nel Rapporto annuale 2025.
Nel 2024 un italiano su dieci ha dichiarato di aver rinunciato a visite o esami specialistici. Le cause? Le solite: liste d’attesa infinite e difficoltà economiche. Non si tratta di un’eccezione passeggera. È un trend in crescita: nel 2019 era il 6,3%, nel 2023 il 7,5%, oggi il 9,9%. I più colpiti sono donne e adulti tra i 45 e i 54 anni, ma la rinuncia si estende anche ai territori tradizionalmente più protetti, come il Nord Italia e le fasce di popolazione più istruite. Cresce, intanto, il ricorso al privato: pagare di tasca propria sta diventando la scorciatoia obbligata per chi può permetterselo.
Sul fronte PNRR, la situazione non è più rosea. Dei 15,6 miliardi stanziati per il rafforzamento della sanità, ne sono stati spesi appena 2,8. I cantieri delle Case di comunità e degli Ospedali di comunità arrancano, soprattutto nel Sud, dove il vincolo del 40% dei fondi è ormai un obiettivo a rischio. Ma anche dove i muri si costruiscono, mancano medici e infermieri per riempirli di vita. La carenza di personale sanitario è cronica, aggravata dalla scarsa attrattività del Servizio sanitario nazionale. Senza reclutamento e formazione, senza nuove politiche di valorizzazione delle professioni sanitarie, quei nuovi poli sanitari rischiano di essere poco più che cattedrali nel deserto.
Intanto, peggiorano anche altri indicatori: aumenta la speranza di vita, ma calano gli anni vissuti in buona salute, soprattutto per le donne. La mortalità evitabile resta più alta tra chi ha livelli d’istruzione più bassi. Solo un disabile su dieci dichiara di stare bene. E anche l’indice di salute mentale mostra una sofferenza crescente, con forti disuguaglianze di genere, soprattutto tra giovani e anziani.
In sintesi, mentre il PNRR promette e la realtà zoppica, la sanità pubblica perde pezzi. I progetti si accumulano, le buone intenzioni pure. Ma i cittadini restano in attesa – spesso letteralmente – e a volte scelgono di non aspettare più: rinunciano. Curarsi è diventato un privilegio, quando dovrebbe essere un diritto.
Il rischio più grande oggi non è solo quello di sprecare i fondi del PNRR. È quello di alimentare un sistema sanitario a due velocità, dove chi ha di più vive meglio e chi ha di meno… semplicemente rinuncia. E questo, per un Paese che vuole definirsi civile, non è più tollerabile.



