Nel cuore dell’anno giubilare “Pellegrini di Speranza”, Roma e il Lazio si confermano territori emblematici per comprendere le dinamiche dell’immigrazione in Italia. A fotografare questa realtà è il 20° Rapporto dell’Osservatorio sulle Migrazioni a Roma e nel Lazio, realizzato da IDOS e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, che racconta un fenomeno complesso, fatto di stabilità crescente ma anche di mobilità continua.
Due volti dell’immigrazione: radicamento e transito
Il Lazio conta oltre 643mila cittadini stranieri residenti, pari all’11,3% della popolazione regionale (contro una media nazionale dell’8,9%). Di questi, più dell’80% vive nell’area metropolitana di Roma, che da sola ospita oltre 517mila stranieri. La Capitale resta una porta d’ingresso per chi è in transito verso altre mete, ma anche uno spazio sempre più abitato da chi sceglie di costruire qui il proprio futuro.
Accanto alle comunità più consolidate — come i romeni, i bangladesi, i filippini e gli indiani — emergono dati che mostrano un progressivo radicamento: l’età media cresce, aumentano le acquisizioni di cittadinanza e si rafforzano le famiglie, soprattutto nel comune di Roma, dove le famiglie con almeno un componente straniero sono passate da 51mila nel 2001 a quasi 197mila nel 2021.
Una popolazione giovane, ma che invecchia
La popolazione straniera resta mediamente più giovane rispetto a quella italiana (il 75% ha meno di 50 anni, contro il 50% degli italiani), ma si osserva un graduale invecchiamento. I dati raccontano infatti una diminuzione degli under 40 e un aumento degli over 60. Segno che molti progetti migratori si trasformano in percorsi di lunga durata.
Le criticità: permessi, accoglienza e lavoro
Accanto ai segnali di stabilità, persistono numerose criticità. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati continua ad essere sbilanciato verso soluzioni emergenziali (CAS) rispetto ai percorsi più strutturati (SAI). La presenza nei grandi centri è ancora molto elevata, con problemi di sovraffollamento e gestione.
Sul fronte dei permessi di soggiorno, si assiste a una riduzione marcata, soprattutto per motivi di protezione internazionale, con un calo del 67,5% rispetto all’anno precedente. I permessi per lavoro restano pochi e fortemente legati al meccanismo inefficace dei Decreti Flussi, che nel Lazio registra un tasso di successo molto basso.
Mercato del lavoro: alta presenza, ma redditi più bassi
Gli stranieri rappresentano il 17,6% dei lavoratori del Lazio, con una maggiore concentrazione nei settori meno qualificati e più faticosi: assistenza domestica, ristorazione, edilizia e agricoltura. Nonostante il numero crescente di contratti attivati (+6,2% rispetto al 2022), il divario retributivo rimane significativo: il reddito medio annuo dei lavoratori stranieri è di 14.358 euro, contro i 27.877 euro degli italiani.
Permane anche un forte disallineamento tra competenze e lavori svolti: oltre la metà degli stranieri è impiegata in professioni non qualificate, nonostante livelli di istruzione medio-alti, specialmente tra le donne.
Il ruolo delle seconde generazioni e della scuola
La popolazione scolastica straniera contribuisce a contenere il calo demografico generale. Gli alunni con cittadinanza straniera nel Lazio sono oltre 84.900, con una crescita significativa delle seconde generazioni, che rappresentano circa il 67% degli studenti stranieri. Tuttavia, persistono ostacoli all’inclusione scolastica, soprattutto per gli studenti neoarrivati e i minori non accompagnati.
Il terzo settore come motore di integrazione
Un ruolo fondamentale lo gioca il mondo delle associazioni e del volontariato. Dall’esperienza decennale di Baobab Experience al progetto di accoglienza diffusa Community Matching di Refugees Welcome Italia, fino alle scuole di italiano promosse dalla rete Scuolemigranti, Roma e il Lazio mostrano un tessuto sociale che, spesso supplendo alle carenze istituzionali, costruisce percorsi concreti di inclusione.
Un futuro ancora da costruire
Come sottolineano i promotori del rapporto, Roma si trova di fronte alla sfida di essere non solo città di passaggio, ma anche luogo di stabilità, di diritti e di cittadinanza piena. In un contesto segnato da guerre, crisi umanitarie e movimenti globali, la città e la regione devono ripensare politiche e strumenti, riconoscendo che l’immigrazione è parte integrante della loro identità presente e futura.



