Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, denuncia, nella fase più estrema di caldo torrido di questa estate, il problema dei senzatetto a Roma. 22 mila persone senza casa, per la strada, per niente invisibili a chi vuol vedere le dimensioni della catastrofe umanitaria che comporta una simile moltitudine di persone prive di qualsiasi cosa.
Se non fosse per la Caritas e poche altre organizzazione laiche e confessionali, da Nonna Roma all’Arci solidarietà e davvero poco altro, la Capitale istituzionale, quella delle Commissioni comunali, farebbe ancora meno del poco che fa.
Si ritiene che il problema denunciato da Trincia poche ore fa, ridotto a un piccolo lancio d’agenzia di poche righe, riguardi l’inverno, la ricerca di un rifugio notturno per evitare di morire nel gelo delle strade. Invece la sua denuncia riguarda l’intero sistema sociale.
i posti destinati all’accoglienza sono meno di 3 mila. Il Comune nell’ultimo anno ha aumentato il numero dei posti letto notturni per aggiungerne almeno altri mille, ma le cifre sono impietose e anche questo sforzo è una goccia nel mare dinanzi a 22 mila persone senza dimora.
“Il problema abitativo è il primo e più drammatico problema che abbiamo a Roma, dura da decenni ma peggiora ogni anno: solo nel 2022 sono stati eseguiti circa 7.000 sfratti, di cui 90 per morosità senza colpa e 22.000 persone sono senza casa”, ha detto Trincia.
In sostanza molti “soltanto” poveri ma ancora con un tetto sulla testa, che oggi faticano a pagare un affitto rischiano di finire presto per strada. Agli attuali 22 mila se ne aggiungeranno presto molti altri, un dato che non compare mai.
Il motivo è sempre Trincia a spiegarlo: “Abbiamo tra 120 mila e 150 mila appartamenti vuoti a Roma, è necessario attivare politiche che prevedano l’intervento del Parlamento e del Governo perché l’amministrazione comunale non può agire da sola, serve una grande alleanza di tutte le forze politiche che sappiano affrontare una situazione di emergenza mentre vediamo una città afflitta dalla speculazione degli affitti brevi”.

Non sono le parole buoniste di un uomo di chiesa, ma l’analisi lucida di una sistema economico e sociale di chi tutti i giorni sfama migliaia di persone. Nel 2014 i senzatetto a Roma, secondo l’Istat, erano 7700, e la Capitale e ra seconda a Milano per numero.
Oggi Roma ha il triste primato del maggior numero di “barboni” in Italia”. Un dato che dimostra come la tendenza all’espulsione dei soggetti economicamente fragili sia costante, sia parte fondante di un sistema sociale a cui il welfare cittadino non ha alcuna intenzione di rispondere, affidando alla carità le poche iniziative di sostegno.
Ma se il freddo e il gelo una qualche empatia la creano verso chi sta per strada, nessuno si cura della morsa del caldo per i senzatetto. Se qualche anziano si avventura nei centri commerciali per trovare un po’ di refrigerio e aria condizionata che non può permettersi in casa, ai “barboni” è precluso anche quello, vengono allontanti subito perchè danno fastidio alla clientela ordinaria.
Qualche fontanella qua e là offre momentaneo sollievo a bocche arse dai 40 gradi della città, una morsa parzialmente attenuata dalle ville romane, dove gli alberi offrono riparo a costo zero, ma è davvero difficile immaginare come l’estate abbia effetti altrettanto devastanti dell’inverno sui senzatetto romani. Perchè se qualche struttura per il gelo c’è, non ne esistono per il caldo estremo che mette a rischio la vita di persone già duramente provate nel fisico e nella psiche.
Da qualche anno, sempre con molte polemiche dei consueti benpensanti, di destra e di sinistra, al calduccio o refrigerati nelle loro casette, papa Francesco ha aperto i portici di piazza San Pietro ai senzatetto.
Uno dei motivi è offrire un riparo controllato dalle forze dell’ordine, la possibilità di una doccia e altri piccoli conforti pratici. Ma il motivo principale a nostro avviso è un altro: mostrare alla parte forte della città cosa avviene a pochi metri dalla sicurezza economica.
L’esposizione voluta di un dolore, esattamente ciò che dà fastidio a chi non vuole vedere il problema. Mostrare in pieno centro della città come sia stato possibile ridurre così tante persone nella miseria più assoluta.
In questo senso le parole di Trincia e della Caritas, seppur destinate a cadere nel vuoto delle vacanze estive dei politici, portano un piccolo soffio di aria fresca. C’è una parte della città che non ha nessuna intenzione di “lasciar perdere”.
Ora però accade che quelli che non hanno intenzione di lasciar cadere nel vuoto le parole di Giustino Trincia devono unirsi. Devono creare una vera lobby dei poveri che eserciti una pressione asfissiante sul Campidoglio. Senza dare tregua a quei politici soprattutto di “sinistra” che avevano nei loro programmi elettorali una città a misura di tutti e non hanno fatto quasi niente in questi anni , non hanno rispettato l’impegno.
Il 2026, l’anno delle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Roma, è a 24 mesi da adesso. In mezzo c’è il Giubileo, una macchina turistica infernale che assorbirà ancora più posti letto per i turisti di quanto avviene oggi. Vogliamo credere che quei pochi progetti “Housing First” previsti nel programma “Inclusione” del Comune nel frattempo saranno stati realizzati.
Al netto dell’edilizia residenziale pubblica, come ci ha ricordato Massimo Pasquini in un suo articolo su Diogene. A Roma sono state messe in vendita 14.000 case popolari, tutte ubicate nell’anello ferroviario, che se andassero in porto renderebbero l’intero anello ferroviario privo di case popolari Ater o del Comune, mentre 16.500 famiglie attendono in graduatoria.
Nel 2026 la giunta Gualtieri e tutte le forze che la compongono dovranno rispondere agli elettori del loro operato verso i ceti più fragili, a quegli elettori particolari che non hanno nessuna intenzione di “lasciar perdere”. Perchè dopo il 2026 quegli elettori ci saranno di sicuro ancora, ma la stessa certezza non ce l’ha l’attuale giunta.



