Rivolta nel Labour contro Starmer sul Welfare e tagli

Il governo laburista guidato da Keir Starmer, ad appena un anno dalla sua storica vittoria elettorale, si trova già dentro una crisi politica interna che nessuno avrebbe previsto così presto e con questa intensità. Il motivo è una riforma del welfare che, per contenere la spesa pubblica, punta a restringere drasticamente l’accesso ai benefici per le persone con disabilità e ad altri sostegni sociali. Un piano che, nella sua versione iniziale, prevedeva di tagliare fino a 4,8 miliardi di sterline entro il 2030, ma che ha scatenato una vera e propria insurrezione dentro lo stesso partito.

Non si tratta di una spaccatura marginale: oltre 120 deputati laburisti hanno contestato apertamente la riforma, accusandola di penalizzare le persone più vulnerabili e rischiare di spingere oltre 150.000 cittadini nella povertà. La tensione è salita talmente in alto che i ministri hanno dovuto avviare colloqui frenetici con i potenziali ribelli, nel tentativo di convincerli a sostenere il governo — o quantomeno ad astenersi nel voto cruciale alla Camera dei Comuni.

Nonostante una serie di concessioni annunciate, la rivolta non si è del tutto placata. Il rischio, evidente, è che questa battaglia interna finisca per minare seriamente la leadership di Starmer, mettendo in discussione la sua autorevolezza e il suo controllo sul partito. “Più la rivolta è grande, più è difficile togliere il controllo ai ribelli”, osservano i cronisti britannici, sintetizzando con precisione la posta in gioco.

Il governo ha provato a correggere il tiro. Le concessioni includono la garanzia che le persone attualmente beneficiarie del Personal Independence Payment (PIP) non saranno toccate dalle modifiche fino al novembre 2026, oltre al rinvio dei piani per tagliare l’elemento sanitario del Universal Credit. Ma tutto questo non ha spento la rabbia, anzi: la dichiarazione di lunedì della ministra per il Lavoro e le Pensioni, Liz Kendall, è stata accolta con freddezza e forti critiche dagli stessi parlamentari laburisti.

Alla domanda diretta se le concessioni fossero sufficienti a garantire l’approvazione del disegno di legge, il ministro per le disabilità Sir Stephen Timms ha risposto in modo eloquente quanto preoccupante: “Spero proprio che venga approvato”, lasciando intendere quanto la situazione sia tutt’altro che sotto controllo.

Sul tavolo c’erano emendamenti pesanti. Uno presentato da Dame Meg Hillier, presidente della commissione del Tesoro, che avrebbe potuto bloccare la riforma se approvato, e che aveva già raccolto la firma di ben 126 parlamentari laburisti. Alla fine è stato ritirato, dopo che la stessa Hillier ha definito le concessioni “un compromesso praticabile”.

“Official portrait of Keir Starmer crop 2” by Chris McAndrew is licensed under CC BY 3.0.

Ma la rivolta non si è esaurita. Un secondo emendamento, ancora più esplicito nel respingere il disegno di legge, è stato presentato dalla deputata di York Central, Rachael Maskell, con il sostegno di 138 gruppi di disabili. L’emendamento ha ottenuto l’adesione di circa 35 parlamentari laburisti: un numero insufficiente a far cadere la maggioranza, ma sufficiente a infliggere a Starmer la più grande ribellione interna del suo mandato, a pochi giorni dal primo anniversario del governo.

Il fronte più critico riguarda la revisione del PIP, affidata proprio a Sir Stephen Timms e annunciata come “coprodotta” con le associazioni delle persone disabili. Tuttavia, questa revisione non sarà pubblicata prima dell’autunno 2026, ovvero troppo tardi per influire realmente sulle modifiche previste. Le critiche sono nette: secondo la deputata Debbie Abrahams, la tempistica dimostra che “l’esito è già predeterminato”. Altre voci interne, come quella della deputata Sarah Owen, avvertono che la riforma rischia di creare un sistema di welfare a tre livelli, con disuguaglianze profondissime.

I gruppi di advocacy come Disability Rights UK e Disabled People Against Cuts hanno denunciato apertamente l’ipocrisia del governo nel definirla una revisione partecipata, e invitano i ribelli laburisti a non cedere alle pressioni.

Il paradosso si fa ancora più evidente se si guarda ai Conservatori: il partito, ora all’opposizione, ha annunciato che voterà contro la riforma, accusando il governo di proporre “una misura che non è una seria riforma del welfare”, troppo annacquata persino per la destra britannica.

Il risultato è una tempesta perfetta. Le proposte riviste — che dovevano far risparmiare 4,8 miliardi — ora produrranno meno della metà di quei risparmi. E mentre la ribellione sembra temporaneamente sotto controllo, l’impressione diffusa è che questo scontro abbia aperto una ferita profonda nel Labour, che metterà a dura prova la tenuta del governo nei prossimi mesi.

Una cosa è chiara: il progetto di Starmer di trasformare il Labour in un partito “responsabile” sul piano fiscale rischia di tradursi nel più classico boomerang politico. E il sospetto, sempre più diffuso tra base e deputati, è che dietro la parola “responsabilità” ci sia solo la solita, vecchia, trita e ritrita ingiustizia sociale.

“UK Parliament” by *rboed* is licensed under CC BY 2.0.