Siria, Corea del Sud e Georgia. Il lettore, forse, si chiederà quale sia la relazione tra queste nazioni: la risposta è la repressione, finalizzata alla “povertà democratica”.
In Siria, i ribelli islamici, dopo aver conquistato Aleppo, sono ormai alle porte di Hama. Nell’est del Paese, si registrano scontri tra fazioni filo-Usa e filo-Iran, mentre Bashar al-Assad, sostenuto da Russia e Iran, lancia la controffensiva su Aleppo e Idlib. Il bilancio conta già 50 mila sfollati.
Teheran accusa: “Dietro l’attacco c’è la mano di Israele”. Durante la primavera araba, a partire dal 2011, il Paese fu travolto da manifestazioni popolari che chiedevano riforme politiche e, successivamente, la caduta del regime.
Le forze governative repressero violentemente le proteste, e buona parte dell’opposizione armata confluì nell’Esercito Siriano Libero. La rivoluzione siriana si trasformò, nel giro di pochi mesi, in una guerra civile.
Dal 2013, gruppi di opposizione fondamentalisti islamici assunsero un ruolo predominante nel conflitto, emarginando l’Esercito Siriano Libero; tra questi, emerse in particolare lo Stato Islamico.
A Seul, il presidente Yoon Suk-yeol aveva proclamato la legge marziale con la seguente motivazione: “Per proteggere la Corea del Sud dalle minacce poste dalle forze comuniste nordcoreane ed eliminare gli elementi ostili allo Stato”, aggiungendo: “L’opposizione sta paralizzando il Paese, senza preoccuparsi del benessere della popolazione”, con riferimento alla legge di bilancio. La legge marziale è stata revocata dopo incessanti, incisive e rumorose proteste di una parte consistente dei cittadini.
Da quasi una settimana, a Tbilisi, davanti al Parlamento, si tengono grandi manifestazioni di protesta contro il partito di governo filorusso Sogno Georgiano. Qualche giorno fa, il governo ha annunciato il rinvio del processo di adesione all’Unione Europea, riavvicinando di fatto la Georgia alla Russia di Vladimir Putin.
La richiesta di adesione era stata avanzata nel marzo di due anni fa, durante l’invasione russa dell’Ucraina. Nel dicembre 2023, la nazione aveva ottenuto dal Consiglio Europeo lo status di paese candidato, ma il percorso verso l’adesione, iniziato nel 2010, era stato condiviso da tutti i governi precedenti.
Le tre vicende narrate denunciano, con declinazioni diverse, la “povertà democratica”.



