Cosa sta davvero accadendo in Siria

Il presidente siriano Bashar al-Assad, a lungo sostenuto da alleati potenti come Russia, Iran e Hezbollah, si trova ora a fronteggiare una fase critica del conflitto. L’indebolimento o il disimpegno di questi alleati, distratti da altri fronti e crisi, ha consentito ai ribelli di cogliere un’opportunità cruciale per ridefinire il potere sul terreno.

L’avanzata dei ribelli
Dopo mesi di addestramento e preparazione, i ribelli hanno lanciato un’offensiva a sorpresa che ha ribaltato le linee del fronte, rimaste statiche per anni. Lo scorso sabato, hanno annunciato di aver conquistato quasi tutta Aleppo, una delle città più grandi della Siria, estendendo il loro controllo su vaste aree a ovest e nord-ovest del Paese. Fonti dell’opposizione e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede nel Regno Unito, confermano la portata di questi successi.

Secondo gli analisti, il successo dell’offensiva mette in luce le vulnerabilità di una coalizione che un tempo appariva formidabile.

Le cause del declino dell’asse di resistenza
Il conflitto siriano, iniziato nel 2011 con proteste antigovernative represse brutalmente, si è trasformato in una guerra civile che ha visto l’intervento di potenze regionali e internazionali. Iran, Hezbollah e Russia hanno sostenuto il governo siriano con risorse militari e logistiche cruciali. Tuttavia, oggi la situazione è cambiata drasticamente:

Iran: colpito da attacchi aerei israeliani, crisi economica interna e perdite sul campo, il Paese fatica a mantenere il sostegno militare.
Hezbollah: logorato da una guerra prolungata con Israele e dall’uccisione del leader Hassan Nasrallah, il gruppo ha ridotto la sua presenza in Siria.
Russia: impegnata nella guerra in Ucraina, Mosca ha spostato gran parte della sua attenzione e delle risorse militari lontano dalla Siria. Gli attacchi aerei russi, fondamentali nel passato, sono oggi meno frequenti e meno intensi.

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“L’equilibrio di potere nella regione è cambiato, e Assad si trova ora praticamente solo,” ha dichiarato alla stampa Joshua Landis, esperto di Medio Oriente dell’Università dell’Oklahoma.

Cambiamenti geopolitici e strategici
L’offensiva ribelle si inserisce in un contesto regionale segnato da cambiamenti significativi. Gli attacchi aerei israeliani contro Hezbollah e infrastrutture iraniane in Siria si sono intensificati dopo l’attacco di Hamas a Israele nell’ottobre 2023. Hezbollah ha accettato recentemente un cessate il fuoco con Israele, lasciando un vuoto che i ribelli hanno sfruttato.

Anche la posizione della Turchia, che ospita milioni di rifugiati siriani e ha sostenuto alcune fazioni ribelli, sembra essere mutata, permettendo condizioni favorevoli per l’offensiva. Tutte queste variabili hanno reso questo esatto momento l’ideale per l’assalto dei ribelli.

Il futuro del regime di Assad
Con un’economia in crisi, un popolo alienato e una struttura militare indebolita, il governo siriano non sembra in grado di fronteggiare questa nuova avanzata. L’apparente fiducia del regime nell’immutabilità delle linee del fronte si è rivelata una pericolosa illusione. Forze governative demoralizzate e giovani reclutati con la forza hanno abbandonato i loro posti, contribuendo al rapido successo ribelle.

L’offensiva ribelle segna una nuova fase della guerra siriana, mettendo in evidenza come gli sviluppi geopolitici regionali possano ridefinire il destino del conflitto. Il futuro di Assad appare sempre più incerto, con una coalizione frammentata e un territorio sempre più instabile.

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