Precarietà e salute mentale: il costo nascosto della flessibilità estrema

Viviamo in un sistema che sta esaurendo sempre più le persone, un’economia che sembra puntare solo alla crescita a scapito del benessere dei lavoratori. Questo modello spinge i lavoratori a inseguire obiettivi irraggiungibili, creando un’ondata di esaurimento e malattie mentali, soprattutto tra chi vive in condizioni di povertà o ha lavori precari.

Il concetto di “economia del burnout” si sta radicando, soprattutto tra coloro che affrontano lavori flessibili e senza tutele adeguate.

Un nuovo rapporto di Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani, ha evidenziato come le politiche orientate esclusivamente alla crescita economica stanno contribuendo a peggiorare le condizioni di salute mentale di milioni di persone.

Coloro che lavorano in situazioni di precarietà hanno tre volte più probabilità di soffrire di depressione e ansia rispetto a chi ha un reddito più elevato.

In Italia, il fenomeno del lavoro flessibile è particolarmente rilevante. Secondo i dati più recenti, oltre 3,5 milioni di lavoratori sono impegnati in forme di lavoro temporaneo o part-time non volontario.

Questo tipo di occupazione, che manca di sicurezza e stabilità, spesso porta a conseguenze drammatiche per la salute mentale. Un’indagine ha mostrato che circa il 35% di chi lavora in condizioni precarie segnala problemi di ansia o stress legati alla propria situazione lavorativa.

La gig economy, con la sua promessa di flessibilità, ha invece creato una crescente insicurezza, portando molte persone a percepire la disoccupazione come meno dannosa rispetto a certi lavori precari.

Il documento dell’ONU sottolinea che lavorare in condizioni precarie può avere un impatto peggiore sulla salute mentale rispetto alla disoccupazione stessa. Questo perché la flessibilità estrema, unita a bassi salari e orari imprevedibili, rende impossibile trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata, alimentando la sensazione di insicurezza e mancanza di controllo.

Contrastare questo circolo vizioso diventa fondamentale per migliorare la qualità della vita e il benessere mentale dei lavoratori più vulnerabili. Solo garantendo contratti stabili, salari dignitosi e tutele adeguate è possibile spezzare questa spirale di disuguaglianza e malessere che colpisce la parte più fragile della popolazione.

Una società più equa può davvero crescere solo se tutti i suoi membri sono messi nelle condizioni di farlo, sia economicamente che psicologicamente.