Povertà in Italia: deprivazione stabile, e più disuguaglianza

Nel 2024 l’Italia si trova di fronte a un paradosso sociale che le statistiche aiutano a fotografare con crudezza. Se da un lato diminuisce lievemente la quota di popolazione che sperimenta condizioni di deprivazione materiale, dall’altro crescono enormemente le disuguaglianze e si allarga il divario tra chi vive con molto poco e chi concentra una parte sempre più ampia della ricchezza nazionale.

Secondo i dati Eurostat pubblicati a fine aprile, oggi circa cinque milioni di italiani – pari all’8,5% della popolazione – vivono in condizioni di deprivazione materiale, il livello più basso mai registrato dal 2015. Deprivazione significa non potersi permettere beni o servizi considerati essenziali: una casa riscaldata, un pasto proteico ogni due giorni, la possibilità di far fronte a spese impreviste, di fare una settimana di vacanza, di avere una connessione Internet o due paia di scarpe adeguate. La situazione migliora anche tra i minori, dove la deprivazione scende all’11,7% contro il 13,5% del 2021, e tra gli over 65, passata dall’8,4% al 7%.

Eppure, dietro questi numeri in apparenza incoraggianti si nasconde una realtà meno confortante. Il rischio di povertà, ossia vivere con un reddito inferiore al 60% di quello mediano, rimane inchiodato al 18,9% della popolazione. Sono circa 11 milioni di persone che, pur avendo in molti casi un reddito da lavoro o una pensione, restano ai margini della sicurezza economica. Anche la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale – che considera insieme reddito basso, deprivazione materiale grave e bassa intensità di lavoro – è cresciuta, passando dal 22,8% del 2023 al 23,1% nel 2024.

Tra le tendenze più preoccupanti, si registra l’aumento del rischio di povertà tra gli anziani: il 17,6% degli over 65 è a rischio, in crescita rispetto al 16,9% dell’anno precedente. Per contro, tra i minori, la percentuale scende dal 24,7% al 23,2%, un calo importante ma che lascia ancora due milioni di bambini e adolescenti esposti al disagio economico.

Un altro segnale allarmante riguarda il fenomeno della povertà lavorativa. In Italia, quasi un lavoratore su dieci (9% degli occupati full time) si trova sotto la soglia di povertà, una quota più che doppia rispetto alla Germania (3,7%) e simile a quella spagnola (9,6%). A soffrire di più sono i lavoratori indipendenti: il 17,2% di loro guadagna meno del 60% del reddito mediano, contro l’8,4% dei dipendenti. Anche i giovani pagano un prezzo alto: tra i 16 e i 29 anni è povero l’11,8% degli occupati. La povertà lavorativa, inoltre, pesa in modo diverso a seconda del livello di istruzione: se tra chi ha solo la scuola dell’obbligo il tasso di povertà sfiora il 18,2%, tra i laureati, pur rimanendo più basso (4,5%), si osserva un preoccupante incremento rispetto all’anno precedente.

Ma forse il dato che racconta meglio la frattura economica che si allarga nel paese è quello relativo alla distribuzione dei redditi. Nel 2024, il 10% più povero della popolazione detiene appena il 2,5% del reddito nazionale equivalente, in calo rispetto al 2,7% del 2023. Nello stesso periodo, il 10% più ricco ha visto aumentare la propria quota di reddito dal 24,1% al 24,8%. In Germania, a confronto, il 10% più povero possiede il 3,4% dei redditi e il 10% più ricco il 23,7%.

Insomma, mentre la deprivazione materiale cala di poco grazie a interventi mirati e al miglioramento di alcune condizioni di base, il rischio di restare indietro cresce per una parte significativa della popolazione. Il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà, soprattutto per i giovani e per chi svolge attività autonome non tutelate. E l’Italia rischia di pagare caro l’effetto combinato di salari stagnanti, precarietà diffusa e un sistema di welfare che, pur avendo migliorato alcune coperture, fatica a colmare i vuoti.

Dietro ai numeri si intravede una società che cambia: più polarizzata, più esposta agli shock economici e demografici, e con una forbice sociale che, invece di chiudersi, torna ad aprirsi. Il prezzo della disuguaglianza, prima o poi, ricade su tutta la società.