PNRR, fermi i 200 milioni per superare i ghetti dei braccianti

A oltre due anni dalla ripartizione dei fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il superamento dei ghetti, nessun intervento è ancora partito. Dei 200 milioni di euro destinati a eliminare gli insediamenti informali in cui vivono migliaia di migranti — spesso impiegati come braccianti nelle campagne italiane — neanche un euro è stato effettivamente speso.

Una situazione che preoccupa fortemente il sindacato Flai Cgil e numerose organizzazioni del terzo settore, che lanciano un appello per riaccendere i riflettori su un’occasione storica ormai a rischio.

L’intervento previsto dal PNRR avrebbe dovuto finanziare progetti per soluzioni abitative dignitose, infrastrutture e servizi nei territori più colpiti dal fenomeno del caporalato.

In particolare, circa 114 milioni erano stati destinati alla Puglia e, tra questi, 57 milioni assegnati al comune di Manfredonia, nel cui territorio si trova il ghetto di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi insediamenti informali d’Italia. Altro nodo critico è Torretta Antonacci, senza dimenticare gli insediamenti di Cerignola e San Marco in Lamis.

Il decreto di ripartizione delle risorse risale al marzo 2022 e nel 2024 il governo aveva annunciato l’avvio operativo dei primi progetti entro il 2025, con uno stanziamento iniziale del 10% per ciascuno.

A supporto del processo, era stato anche nominato un commissario straordinario, il prefetto Maurizio Falco. Tuttavia, i fondi sono rimasti bloccati e, secondo quanto riferisce la Flai, sono ormai formalmente “scaduti”, poiché i progetti dovevano concludersi entro marzo 2025.

Secondo i firmatari dell’appello — tra cui sindacati, Caritas, Acli e Arci — il mancato utilizzo delle risorse rappresenta una doppia sconfitta: per i lavoratori e le lavoratrici che vivono in condizioni di degrado estremo, ma anche per le comunità locali, che perdono un’occasione di riscatto e sviluppo attraverso politiche di inclusione, trasporti, sanità e servizi sociali.

Sono passati sedici anni dalle prime denunce delle condizioni disumane nei ghetti agricoli del Foggiano, ma oggi — con fondi disponibili e progetti pronti — il rischio concreto è che l’inerzia istituzionale vanifichi un’opportunità rara per voltare pagina. Il tempo stringe, e il silenzio su questo tema rischia di trasformare una promessa di giustizia sociale in un’altra occasione perduta.