Pensionati al lavoro. Dagli Usa alla UE un fenomeno in forte crescita

Scordatevi gli anziani con le mani incrociate dietro la schiana che vanno a guardare i cantieri. Il fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare oltre l’età pensionabile negli Stati Uniti, nell’Unione Europea, nel Regno Unito e anche in Italia, è ormai una tendenza in crescita costante, che riflette una serie di motivazioni economiche, sociali e, meno accentuate, anche personali.

Negli Stati Uniti, il fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare è significativo e in crescita. Secondo il Bureau of Labor Statistics (BLS), circa il 20% delle persone di età pari o superiore a 65 anni erano ancora parte della forza lavoro nel 2022. Questo rappresenta oltre 10 milioni di lavoratori pensionati, su una popolazione di circa 54 milioni di pensionati.

La maggior parte dei pensionati che lavorano sono impiegati in lavori part-time o a contratto. Molti di questi lavori sono nei settori dei servizi, dell’istruzione, della vendita al dettaglio e della consulenza.

Secondo il BLS, si prevede che la percentuale di lavoratori anziani continuerà a crescere nei prossimi anni, dato l’aumento dell’aspettativa di vita e la necessità di redditi supplementari. Si stima che entro il 2030, quasi il 25% delle persone di età pari o superiore a 65 anni sarà ancora parte della forza lavoro.

Molti pensionati non riescono a vivere solo con la Social Security. La pensione media di Social Security è di circa 1.500 dollari al mese, insufficiente per coprire tutte le spese, specialmente in aree con alto costo della vita. In particolare le spese sanitarie hanno costi elevati, spingendo molti anziani a lavorare per potersi permettere un’assicurazione per le cure mediche.

Photo by theslowlane, licensed under CC BY 2.0.

In tutta l’Unione Europea, il numero di pensionati che lavorano varia notevolmente tra i diversi Stati membri. Secondo Eurostat, il 10% dei pensionati europei continua a lavorare. Questo fenomeno è più pronunciato nei paesi nordici come Svezia e Norvegia, dove la cultura del lavoro è fortemente radicata anche nella terza età, e meno comune nei paesi del sud Europa, dove le pensioni tendono ad essere relativamente più generose.

Tuttavia, in paesi come la Grecia e la Spagna, la crisi economica ha spinto molti pensionati a cercare fonti di reddito aggiuntive. Colpisce il dato della Germania, pensione media di 1400 euro dopo 35 anni di contributi, dove su 18,6 milioni di pensionati sono tornati attualmente al lavoro in più di 1,3 milioni, a cui ne vanno aggiunti altri 300 mila occupati in part-time a basso salario.

In Italia, su 16 milioni di pensionati, circa 700.000 continuano a lavorare. Secondo l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), molti di questi pensionati sono coinvolti in attività informali o part-time. La pensione media in Italia è di circa 1.150 euro al mese, cifra che spesso non copre il costo della vita, soprattutto nelle grandi città. Questo costringe molti anziani a cercare lavori aggiuntivi per sostenere le spese quotidiane.

Nel Regno Unito, su circa 12 milioni di pensionati, oltre 1,2 milioni continuano a lavorare. Questo dato emerge dai rapporti dell’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS). Molti di questi lavoratori pensionati occupano posizioni part-time o temporanee.

Il governo britannico riconosce che, sebbene una parte di questi pensionati scelga di lavorare per mantenersi attiva e socialmente connessa, una porzione significativa lo fa per necessità economiche. La pensione statale media è di circa 9.110 sterline all’anno (10.600 euro), insufficiente per garantire un tenore di vita dignitoso senza redditi aggiuntivi.

Un dato che ha colpito la redazione di Diogene mentre spulciava i dati, è costituito dalle risposte date dai governi ai rispettivi parlamenti, negli States e in Europa. Alla domanda sull’entità del fenomeno, presentate quasi sempre da parlamentari “liberal” negli Usa o di sinistra in Europa, seguiva sempre quella sulle cause.

Tutti i governi amplificano il dato relativo al desiderio degli anziani di rimanere attivi e impegnati. Questa risposta viene data a pari merito con la necessità di lavorare ancora perchè la pensione non permette una vita dignitosa.

Naturalmente, con l’aumento generale della prospettiva di vita in discreta o buona salute il fattore dell’utilità sociale per se stessi e per gli altri è andato crescendo. Ma non occorre un’analista finanziario raffinato per comprendere come i continui tagli alle pensioni maturate con i contributi e la devastazione di quelle sociali abbia ampliato il fenomeno a dismisura.

Old people taking a break, Paris, France, by PiktourUK, licensed under CC BY 2.0.