Finanziare tagli fiscali per i più ricchi sulla pelle dei poveri in Uk, nel momento che precede la crisi più acuta mai vista nel paese a causa dei rincari energetici e degli alimentari, è considerato moralmente indifendibile dalle associazioni che si battono contro la povertà.
A cominciare da Iain Porter, dell’organizzazione benefica della Joseph Rowntree Foundation, che ha pubblicamente dichiarato la sua indignazione per la scelta del primo ministro Liz Truss. O come ha fatto l’amministratore delegato del Child Poverty Action Group, Alison Garnham, ricordando al neo cancelliere Kwasi Kwarteng, l’equivalente del nostro ministro dell’economia, che le famiglie in difficoltà non perdoneranno mai un ministro che si rivolge a loro per risparmiare sull’efficienza quando lew loro tasche sono già state svuotate.
Anche all’interno del partito conservatore non tutti concordano con la linea scelta da Truss. Philippa Stroud, che guida il thinktank del Legatum Institute, ha sostenuto che quelle scelte politiche non dovevano essere prese sulle spalle dei più poveri, definendola “una questione di dignità umana fondamentale”
Ma ormai le decisioni sembrano irrevocabili e i sussidi il prossimo aprile saranno aumentati a un livello inferiore al tasso di inflazione di questo settembre, un risparmio di miliardi di Sterline per il governo, che come conseguenza provocherà un aumento della la povertà.
E mentre una parte della popolazione finisce nella miseria più nera nemmeno i tagli fiscali in favore dei redditi più consistenti hanno dato i frutti in cui sperava Liz Truss. Le ricadute del mercato hanno fatto precipitare le finanze del Regno Unito in crisi e l’esecutivo dovrà quindi operare ulteriori tagli alla spesa pubblica.
Un disastro che rischia di assumere i contorni della catastrofe sociale. Una manovra economica arruffata e inefficiente anche per gli scopi che si proponeva. 1,5 milioni di persone in più nel Regno Unito saranno spinte nella povertà relativa questo inverno, portando il totale a 15,5 milioni.


