Lettera aperta alla ministra Roccella

Gentile ministra Roccella (ministra.roccella@governo.it),

sotto l’occupazione nazista, il governo fascista repubblicano di Salò emise ordinanze severe che obbligavano la popolazione, inclusi i medici, a denunciare ebrei e oppositori politici. I nazisti controllavano direttamente molte città, compresa Roma, e utilizzavano la repressione violenta per mantenere il controllo, facendo pressione anche su professionisti come i medici affinché collaborassero.

Nonostante le leggi e la pressione, molti medici si rifiutarono di obbedire, mettendo a rischio la loro stessa vita per proteggere ebrei e oppositori politici. Il caso di Adriano Ossicini, insieme a quello di Giovanni Borromeo e degli altri medici dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, è uno degli esempi più noti di resistenza medica. Questi medici inventarono il morbo K per nascondere i pazienti ebrei dalle deportazioni.

Esistono altre testimonianze storiche di medici italiani che agirono in modo simile a Ossicini.
Carlo Angela, padre del noto divulgatore scientifico Piero Angela, che operava in Piemonte, usò il suo ruolo di direttore di una clinica psichiatrica per falsificare documenti e nascondere ebrei e partigiani sotto copertura medica, salvando decine di vite.
Giuseppe Morelli, un medico di Modena, si rifiutò di denunciare i pazienti ebrei e li aiutò a fuggire.

Ce ne sono stati tanti. Questi atti di coraggio sono parte di un fenomeno di resistenza civile, non solo tra i medici ma anche tra altri professionisti.

I medici che si rifiutavano di collaborare con i nazisti o con i fascisti rischiavano pesanti punizioni, compresa la deportazione nei campi di concentramento o la fucilazione. Tuttavia, molti continuarono a seguire il loro codice etico, mettendo la cura dei pazienti al di sopra delle leggi oppressive dell’occupante.

La delazione durante l’occupazione nazista di Roma e in altre parti d’Italia era spesso incentivata sia economicamente che ideologicamente, con le autorità fasciste e naziste che facevano affidamento su informatori locali per identificare e catturare ebrei, partigiani e oppositori politici.

Oltre alla ricompensa monetaria (5.000 lire per ogni ebreo denunciato), le segnalazioni avvenivano attraverso diversi canali:
Segnalazioni anonime: Molti delatori usavano lettere anonime o segnalazioni informali per non essere identificati, spinti dall’incentivo economico o dalla paura di rappresaglie.
Delazioni da vicini di casa o conoscenti: A causa della convivenza forzata e della difficoltà di nascondersi a lungo, molti ebrei furono traditi da persone che li conoscevano bene, come vicini di casa, colleghi o anche amici, attratti dal denaro o dalla paura di essere accusati di complicità.
Informatori regolari: In alcuni casi, esistevano reti organizzate di informatori reclutati direttamente dalla polizia fascista o dalla Gestapo, che facevano della delazione una vera e propria attività, ricevendo compensi per le informazioni fornite.
Casi di opportunismo o vendetta personale: Alcune delazioni avvenivano non per convinzioni ideologiche, ma per regolare conti personali. In questi casi, chi denunciava lo faceva per gelosia, invidia o per risolvere dispute, sfruttando la situazione politica per eliminare nemici personali.

Nonostante l’intensità della delazione, molti italiani scelsero invece di rischiare la vita per proteggere i loro concittadini, come dimostrato dal caso del morbo K e da reti clandestine che operavano a Roma e in altre città.

Questi episodi storici mi sono venuti in mente in occasione della recente commemorazione del rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 e ho pensato fosse giusto condividere con lei queste riflessioni.

Ho ritenuto che avendo lei giurato, al momento della nomina, sulla Costituzione della Repubblica Italiana, avrebbe apprezzato le opinioni di un cittadino semplice che si riconosce nei valori sanciti dalla Carta.

Nel salutarla con il rispetto che si deve alla sua carica, le formulo i miei migliori auguri per la sua vita personale e per quella politica.
Gianluca Cicinelli