Negli Stati Uniti, il tentativo di sottrarsi alla dipendenza dalla Cina per la fornitura di terre rare, minerali fondamentali per la tecnologia avanzata, sta procedendo a rilento.
Sebbene siano stati destinati ingenti fondi, il progetto non ha ancora preso pienamente forma. Uno degli esempi più significativi è l’impianto che sarà costruito in Texas dalla Lynas Rare Earths, un’azienda australiana che ha ottenuto più di 300 milioni di dollari in contratti dal Pentagono.
L’impianto, una volta operativo, dovrebbe contribuire in modo sostanziale alla lavorazione di terre rare, ma al momento la Cina mantiene una posizione dominante nel mercato globale, controllando circa il 70% della produzione mondiale e oltre il 90% della raffinazione.
Questo impianto texano, previsto per il 2025, fa parte di un più ampio programma di finanziamenti e prestiti per supportare la produzione e la raffinazione di questi minerali negli Stati Uniti e nei Paesi alleati.
Tuttavia, l’industria delle terre rare negli Usa sta affrontando importanti difficoltà, aggravate dal recente crollo dei prezzi globali. Il calo dei prezzi è stato causato dall’aumento dell’offerta proveniente dalla Cina e da altri Paesi, nonché dalla debolezza dell’economia cinese che ha ridotto la domanda interna.
Questi fattori stanno ostacolando progetti che mirano a costruire una filiera alternativa alla Cina.
James Litinsky, CEO di MP Materials, l’unica azienda che gestisce una miniera di terre rare negli Stati Uniti, ha evidenziato come le attuali condizioni di mercato abbiano stroncato molti progetti che solo pochi anni fa sembravano promettenti.
La riduzione dei prezzi sta mettendo sotto pressione anche le imprese che gestiscono le fasi iniziali dei progetti, e molte sono a rischio di blocco o ritardo.
Le terre rare, nonostante il nome, non sono necessariamente minerali rari, ma si trovano spesso in concentrazioni troppo basse per giustificare l’estrazione, che può essere anche dannosa per l’ambiente.

Questi elementi sono fondamentali per la produzione di una vasta gamma di dispositivi tecnologici, dai telefoni cellulari agli aerei da combattimento. Gli Stati Uniti stanno cercando di creare una catena di approvvigionamento completa, che parta dall’estrazione per arrivare fino alla produzione di magneti, una componente essenziale di molte tecnologie avanzate.
Secondo Laura Taylor-Kale, segretaria alla Difesa per la politica industriale, l’obiettivo è avere entro il 2027 una filiera completa e sostenibile in grado di soddisfare le necessità del settore difensivo statunitense.
Il calo dei prezzi globali delle terre rare ha avuto un impatto significativo sulla redditività di molti progetti. In particolare, le quote di estrazione stabilite dalla Cina per il 2023 e 2024 hanno contribuito alla flessione dei prezzi.
Gli analisti hanno sottolineato come molti progetti, nonostante l’impegno finanziario dei governi occidentali, stiano facendo fatica a mantenere la sostenibilità economica. Secondo un rapporto di Benchmark Source del 3 settembre, molte miniere di terre rare stanno lottando per raggiungere la parità di bilancio, mentre i progetti in fase iniziale si trovano a fronteggiare ritardi e carenze di finanziamenti.
Alcune società, come la Arafura Rare Earths e la Iluka Resources, stanno affrontando serie difficoltà nel portare avanti i loro progetti nonostante gli investimenti governativi. Arafura, ad esempio, ha ricevuto un prestito di 560 milioni di dollari dal governo australiano, ma il progetto Nolans, situato a nord di Alice Springs, è ancora in fase di preparazione e non ha avviato la costruzione.
Anche la Iluka Resources, nonostante un prestito di 1,25 miliardi di dollari australiani, ha annunciato che i costi del progetto potrebbero salire fino a 1,8 miliardi, superando ampiamente le previsioni iniziali.
L’influenza della Cina sul mercato delle terre rare rimane pervasiva, come ha sottolineato Tom O’Leary, CEO di Iluka, che ha accusato Pechino di manipolare i prezzi globali per mantenere il controllo del settore.
Questo scenario non è nuovo: il Giappone, ad esempio, ha intrapreso una lunga battaglia per ridurre la sua dipendenza dalle terre rare cinesi dopo che Pechino interruppe le forniture a seguito di una disputa territoriale. Tokyo ha investito 250 milioni di dollari in Lynas nel 2011, ma ci sono voluti anni prima che la produzione iniziasse e ulteriori anni per raggiungere livelli redditizi.
Il supporto del governo giapponese e delle aziende private ha permesso a Lynas di sopravvivere durante periodi di prezzi bassi, dimostrando che progetti di questo tipo richiedono tempo e pazienza per maturare.
Il panorama globale delle terre rare continua a essere dominato dalla Cina, nonostante gli sforzi degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Australia per diversificare le catene di approvvigionamento.



