In una zona rurale del Capo Orientale del Sudafrica, una ricerca etnografica in corso rivela le complesse dinamiche sociali causate dall’emarginazione, dalla negligenza statale e dalla perdita di posti di lavoro per i migranti negli ultimi cinque anni.
Questo studio mette in luce come tali fattori abbiano portato le comunità a rivolgersi contro se stesse, alimentando un ambiente di competizione per risorse limitate. L’aumento dell’esclusione strutturale, combinata con retoriche populiste su disuguaglianza e fortuna, sta erodendo la speranza, la coesione sociale e lo spirito di povertà condivisa nelle aree rurali.
Durante l’era dell’apartheid in Sudafrica, le politiche del governo limitavano l’accumulo di beni nelle riserve rurali, creando un sistema di povertà condivisa e sostenuta dallo stato.
Dopo l’apartheid, con il disfacimento del sistema del lavoro migrante, le famiglie hanno iniziato a migliorare le loro condizioni materiali, pur mantenendo l’aspettativa di equivalenza sociale. Tuttavia, la differenziazione sociale è diventata sempre più evidente con l’ascesa del consumismo.
La fornitura di servizi di base nelle comunità rurali è rimasta una questione controversa. Nonostante l’implementazione di un sistema standardizzato di previdenza sociale, l’ineguaglianza nell’accesso a servizi come elettricità e acqua corrente ha portato a proteste e boicottaggi elettorali.
Nel periodo elettorale del 2024, le comunità rurali stanno intensificando le loro richieste di uguaglianza nei servizi pubblici, mentre la competizione per il controllo delle risorse limitate continua a creare divisioni all’interno delle comunità.

A Tsolo, un villaggio rurale, la disoccupazione persistente è vista come innaturale e molti la considerano una maledizione. La mancanza di lavoro è percepita come una crisi esistenziale, con alcune famiglie che credono di essere vittime di stregoneria.
Le storie di giovani qualificati che non riescono a trovare lavoro alimentano la convinzione che la loro sfortuna sia dovuta a maledizioni spirituali. Questa narrativa di disoccupazione come una maledizione ha portato a una maggiore disperazione e a sospetti interni alle comunità.
La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto significativo sulle pratiche funebri tradizionali nelle aree rurali. Le restrizioni hanno spinto le famiglie a modificare i loro rituali, abbandonando spesso le elaborate veglie notturne in favore di cerimonie più brevi e meno costose.
Questa scelta è stata guidata sia dalla necessità economica che dalla paura di contaminazioni spirituali. Alcuni hanno visto nelle restrizioni un’opportunità per allinearsi a una nuova enfasi sull’equivalenza sociale, evitando ostentazioni che potrebbero attirare malocchi.
Il concetto di “bene limitato” continua a influenzare le dinamiche sociali nelle aree rurali del Sudafrica. L’incapacità dello stato di fornire servizi adeguati e la competizione per risorse scarse stanno intensificando l’isolamento e la competizione interna.
La percezione della disoccupazione come una maledizione spirituale e la revisione delle pratiche funebri tradizionali sono sintomatiche di una più ampia lotta contro l’esclusione e la disuguaglianza strutturale.
In questo contesto, le comunità rurali stanno affrontando una nuova realtà di competizione e frammentazione che sfida la coesione sociale e la resilienza comunitaria.



