Joan Busquets, 20 anni di prigione sotto Franco, fa causa al governo

Joan Busquets, nato a Barcellona nel 1927, è un simbolo vivente della resistenza contro il regime di Francisco Franco. Oggi, a 96 anni, rappresenta una delle ultime voci di una generazione che ha pagato un prezzo altissimo per combattere contro la dittatura che ha governato la Spagna per quasi quattro decenni. Sopravvissuto a torture, lavori forzati, vent’anni di carcere e anni di esilio, Busquets continua a chiedere giustizia per sé e per tutte le vittime del regime franchista.

Una giovinezza segnata dalla resistenza
Dopo la fine della guerra civile spagnola nel 1939, molti repubblicani fuggirono in Francia, dove parteciparono alla resistenza contro l’occupazione nazista. Alcuni, al termine della Seconda Guerra Mondiale, tornarono in Spagna per continuare la lotta contro Franco attraverso la guerriglia, conosciuta come il maquis. Tra loro c’era anche Busquets, che a soli 20 anni si unì a un gruppo guidato da Marcel·lí Massana nella regione del Berguedà, in Catalogna.

La missione del maquis consisteva nel contrabbandare armi ed esplosivi dalla Francia attraverso i Pirenei, un viaggio pericoloso di sei giorni a piedi. Questi uomini, caricati con zaini pesanti, sfidavano la montagna di notte, sotto la costante minaccia delle forze franchiste. Busquets stesso raccontò di un episodio che segnò il suo impegno: durante uno di questi viaggi, fu costretto a camminare a piedi nudi per due giorni e mezzo dopo aver scoperto che gli stivali che aveva acquistato erano entrambi per lo stesso piede.

Arresto, tortura e carcere
La sua vita da guerrigliero fu breve. Dopo circa un anno, Busquets fu catturato e condotto al centro di tortura della Vía Laietana a Barcellona, tristemente noto per i metodi brutali usati per estorcere confessioni. Per tre settimane fu privato del sonno e sottoposto a interrogatori incessanti. Un tribunale militare lo condannò a morte, ma la sentenza fu successivamente commutata in ergastolo. Non tutti i suoi compagni ebbero la stessa sorte: molti furono giustiziati a Camp de la Bota, oggi trasformato in un luogo di cultura e memoria.

Durante gli anni di prigionia, Busquets continuò a subire sofferenze inimmaginabili. Nel 1956, durante un tentativo di fuga dalla prigione di Valencia, si ruppe una gamba e fu brutalmente aggredito da due ufficiali della Guardia Civil. In prigione gli fu negata ogni assistenza medica e fu lasciato a soffrire su un pavimento di cemento per una settimana prima di essere portato in ospedale. Le conseguenze di questo episodio lo accompagnarono per tutta la vita, aggravando ulteriormente una salute già compromessa.

“Plaque to the Former Women’s Prison of Malaga 01” by Daniel Capilla is licensed under CC BY-SA 4.0.

La libertà e l’esilio
Dopo vent’anni trascorsi nelle carceri franchiste, Busquets fu rilasciato nel 1969 con una licenza condizionale. Ma la libertà in Spagna si rivelò illusoria: sotto costante sorveglianza e pressione della polizia, la sua vita divenne insostenibile. Decise allora di fuggire in Francia, dove ottenne asilo politico e ritrovò Marcel·lí Massana, il vecchio compagno di lotta.

L’integrazione in una vita normale fu una sfida complessa, ma Busquets trovò il sostegno di persone care e un nuovo equilibrio. In quegli anni, continuò a coltivare i suoi ideali anarco-sindacalisti, ispirati da una visione del mondo fondata sulla giustizia, l’uguaglianza e la solidarietà.

La battaglia per la memoria e la giustizia
Oggi, Busquets è impegnato in una nuova battaglia: quella per il riconoscimento e la riparazione dei crimini subiti durante il regime franchista. La sua causa, sostenuta dal sindacato CGT, chiede 1 milione di euro di risarcimento al governo spagnolo, basandosi sulla risoluzione delle Nazioni Unite del 2005 che riconosce il diritto delle vittime di violazioni dei diritti umani a ricevere riparazioni.

La legge sulla Memoria Democratica del 2022 rappresenta un passo avanti, riconoscendo ufficialmente i guerriglieri che continuarono la lotta contro Franco dopo la guerra civile. Tuttavia, le sue disposizioni si limitano a riparazioni simboliche, escludendo compensazioni economiche. Questo approccio, secondo Busquets e i suoi sostenitori, ignora la realtà delle sofferenze subite dalle vittime del regime.

Un simbolo di resistenza
La storia di Joan Busquets è quella di un uomo che ha sacrificato tutto per un ideale. La sua lotta non è mai stata solo personale, ma parte di una causa più grande: quella di una Spagna libera e giusta. La sua resilienza di fronte alla tortura, alla prigionia e all’esilio testimonia la forza di chi non si arrende davanti all’oppressione.

Oggi, a 96 anni, Busquets continua a combattere non per vendetta, ma per giustizia. La sua vita rappresenta un richiamo potente a non dimenticare le atrocità del passato e a lavorare per un futuro in cui la dignità e i diritti di ogni essere umano siano pienamente rispettati.

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