Il ritorno delle armi: guerre più cruente e ignorate dai media

Il mondo è attraversato da un numero crescente di conflitti sempre più intensi e devastanti. Secondo l’ottavo Rapporto sui conflitti dimenticati di Caritas Italiana, nel 2023 si contavano 52 Stati coinvolti in guerre, tre in meno rispetto ai 55 del 2022, ma con un drammatico aumento delle guerre ad alta e altissima intensità: rispettivamente 20 e 4, contro i 17 e 3 del 2022. I conflitti tra Israele e Hamas, Russia e Ucraina, e le guerre civili in Myanmar e Sudan hanno prodotto oltre 170.700 morti, il dato più alto dal 2019.

Il rapporto non si limita a denunciare la violenza, ma pone l’accento sul silenzio mediatico che avvolge molte di queste guerre. L’Osservatorio di Pavia rileva che solo l’8,9% delle notizie nei Tg italiani del 2023 riguardava conflitti armati, con la quasi totalità delle notizie concentrata su Ucraina e Israele-Palestina. Paesi come Bangladesh, Etiopia e Kenya non hanno ricevuto alcuna copertura mediatica.

Il costo delle guerre

La spesa militare globale ha raggiunto un record storico di 2.443 miliardi di dollari nel 2023, con un aumento del 6,8% rispetto all’anno precedente. Questo dato, pari al 2,3% del PIL globale, equivale a una spesa di 306 dollari pro capite. Gli Stati Uniti guidano questa classifica con 820 miliardi di dollari, seguiti da Cina (296 miliardi) e Russia (109 miliardi). A fronte di queste cifre, i bisogni umanitari crescono esponenzialmente: quasi 300 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, tra cui 15,8 milioni solo in Sudan, dove la guerra ha prodotto la più alta percentuale di bambini sfollati al mondo.

“Kneeling toy soldier” by yngvardo is licensed under CC BY 2.0.

I bambini vittime invisibili

Le guerre non risparmiano i più piccoli. Nel 2023, 11.649 bambini sono stati uccisi o mutilati, un aumento del 35% rispetto al 2022. È record anche per i rapimenti, che hanno coinvolto 4.356 minori, la maggior parte maschi. I dati dell’ONU denunciano 32.990 gravi violazioni contro i bambini, inclusi reclutamento forzato, violenze sessuali e attacchi a scuole e ospedali. In Ucraina, 5,3 milioni di bambini sono privati di un accesso sicuro all’educazione.

La percezione e il ruolo dei media

Nonostante l’orrore, l’attenzione mediatica è calata. Dal 2022 al 2023, il numero di notizie sui conflitti nei Tg italiani è sceso da 4.695 a 3.808, con una copertura sproporzionata tra le guerre. Un sondaggio Demopolis rivela che l’80% degli italiani considera le guerre evitabili, ma il 65% si concentra sulla cronaca locale, ignorando i grandi eventi internazionali. Tuttavia, il 74% chiede una maggiore mediazione politica e il potenziamento del ruolo dell’ONU.

Le guerre e l’ambiente

Un elemento cruciale affrontato nel rapporto è il legame tra guerra e ambiente. I conflitti aggravano la crisi climatica, distruggono ecosistemi e compromettono la transizione ecologica. In un mondo che spende miliardi in armamenti, diventa sempre più urgente un cambio di paradigma.

Una questione di scelte

Di fronte a numeri che testimoniano la tragedia umana, la domanda non è se possiamo permetterci di smettere di combattere, ma se possiamo permetterci di non farlo. Le guerre non sono mai inevitabili: sono scelte. E come tali, possiamo cambiarle.

“Green and pink toy soldiers falling in battle” by Horia Varlan is licensed under CC BY 2.0.