Il Giappone si spegne: troppi vecchi, pochi figli, zero idee

Il Giappone continua a perdere pezzi. Nel 2024, la popolazione è calata di 898.000 unità, segnando il quattordicesimo anno consecutivo di decrescita demografica. Si tratta della contrazione più marcata mai registrata dal dopoguerra. I giapponesi oggi sono 120,3 milioni, che diventano 123,8 milioni se si contano anche i residenti stranieri — anch’essi in calo. Ma non sono solo i numeri a spaventare: è la struttura stessa della popolazione che si sta sgretolando.

Gli anziani rappresentano il 29,3% del totale, un nuovo record, mentre i minori di 15 anni sono appena l’11,2%, in diminuzione di 343.000 in un solo anno. Il calo non è uniforme: solo Tokyo e la vicina Saitama registrano una tenuta. Tutte le altre 45 prefetture arretrano, con Akita — nel nord dell’isola di Honshu — in cima alla classifica dell’impoverimento demografico.

Il risultato è una nazione che letteralmente invecchia e si svuota. E non è solo una questione sociale: è un terremoto silenzioso che scuote ogni angolo dell’economia giapponese.

Il lavoro che non c’è, o che non si può fare
La quarta economia del mondo è, oggi, un colosso dal respiro corto.
La forza lavoro si riduce ogni anno. Manca personale in fabbrica, negli uffici, negli ospedali. Il settore dell’assistenza agli anziani — che esplode di domanda — è tra i più in crisi. Per far fronte a questa carenza, il governo ha timidamente iniziato ad allentare le rigidissime regole sull’immigrazione, ma i risultati sono marginali.

L’automazione non basta. E anche i grandi marchi dell’industria — Toyota, Sony, Panasonic — investono sempre di più fuori dal Giappone. Il consumo interno cala, e con esso l’intero motore economico di un paese che, nel dopoguerra, ha fatto della produttività la propria religione civile.

Ma come ha osservato il demografo Ryuichi Kaneko, quel modello ha avuto un prezzo: ha relegato il lavoro di cura — domestico, infantile, sanitario — a compito privato, spesso sulle spalle delle donne, senza mai riconoscerne il valore sistemico. Oggi quel modello si è rotto.

“Asia Japan economy class” by vanzent-travel3 is licensed under CC BY 2.0.

Promesse e soldi che non bastano
Il governo giapponese, consapevole del baratro, ha stanziato 3.500 miliardi di yen all’anno (25 miliardi di dollari) per sostenere le famiglie: bonus figli, asili, aumenti salariali per i giovani. Yoshimasa Hayashi, capo di Gabinetto, ha promesso “una società in cui chiunque desideri avere figli possa crescerli in tranquillità”. Ma i numeri restano impietosi.

Le culle restano vuote, le madri lavoratrici sono ancora penalizzate, e la finestra per evitare che la crisi diventi irreversibile — secondo l’ex ministro della Salute Keizo Takemi — scade nel 2030.

La spallata di Trump: via anche i dazi preferenziali
Mentre il Giappone fatica a tenere insieme le sue fondamenta interne, da fuori arriva un altro colpo: i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti.
Nel 2025, l’amministrazione Trump ha incluso anche il Giappone nella sua nuova campagna protezionista: acciaio, elettronica, auto, semiconduttori — tutto più caro per il mercato americano.

Per Tokyo è una mazzata: gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale dopo la Cina. E l’export, già fragile, è uno dei pochi motori ancora funzionanti dell’economia giapponese. Il protezionismo di Washington, che colpisce indistintamente amici e nemici, rende ancora più difficile la sopravvivenza industriale del Giappone.

Un futuro in salita. Ma ancora aperto
Il Giappone si trova oggi a un crocevia drammatico.
Ha la tecnologia, la stabilità politica, una rete industriale ancora competitiva. Ma senza forza lavoro, senza una politica migratoria coraggiosa, senza un ripensamento radicale del modello produttivo e dei diritti delle donne, il declino rischia di diventare irreversibile.

La demografia non è un destino inevitabile, ma un segnale d’allarme.
E se il Giappone non lo ascolta ora, potrebbe presto passare da esempio industriale a avvertimento globale: su cosa accade a una nazione che ha spinto sull’economia dimenticando chi la rende possibile.

“Japan Industry Pavilion” by shakermaker* is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.