La città di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), si trova sull’orlo di una catastrofe umanitaria. Da settimane, l’esercito congolese (FARDC) e il gruppo ribelle M23, supportato dall’esercito ruandese, si scontrano in un conflitto che sta devastando la regione orientale del Paese.
Il bilancio è drammatico: 17 morti e quasi 370 feriti sono stati registrati solo negli ultimi giorni, mentre la città, con oltre un milione di abitanti e un altrettanto elevato numero di rifugiati, rischia di cadere sotto il controllo dei ribelli.
Una guerra lunga decenni
Questo conflitto si inserisce in un contesto di instabilità che dura da oltre 30 anni, a seguito del genocidio dei Tutsi in Ruanda e delle successive ripercussioni sulla regione dei Grandi Laghi. Il Nord Kivu, ricco di risorse minerarie come coltan e oro, è stato a lungo teatro di predazioni da parte di gruppi ribelli sostenuti da interessi stranieri, comprese multinazionali europee e americane.
L’M23, un gruppo armato composto da ex ufficiali congolesi, ha ripreso le ostilità con una nuova offensiva a dicembre 2023, conquistando città strategiche come Masisi e Sake e isolando Goma dal resto del Paese.
L’avanzata dell’M23 e il coinvolgimento del Ruanda
L’M23 è sostenuto da 3.000-4.000 soldati ruandesi, un’alleanza che ha garantito ai ribelli una superiorità militare rispetto all’esercito congolese, storicamente inefficace. Thierry Vircoulon, ricercatore dell’IFRI, ha sottolineato come lo scenario ricordi quello del 2012, quando l’M23 riuscì a occupare Goma, per poi essere respinto grazie all’intervento della MONUSCO e delle forze armate sudafricane.
Tuttavia, oggi la situazione appare ancora più critica: i ribelli hanno circondato Goma da oltre un anno, e la città è ormai completamente bloccata, con le strade e l’aeroporto sotto controllo ribelle.

Vittime civili e l’immobilità della comunità internazionale
Gli scontri hanno avuto conseguenze devastanti per i civili. Secondo la MONUSCO, due peacekeeper – un sudafricano e un uruguaiano – sono stati uccisi, e altri 11 feriti nelle ultime ore. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha ricordato che attacchi contro civili e personale ONU costituiscono crimini di guerra.
Intanto, la situazione umanitaria a Goma si aggrava: centinaia di migliaia di persone sono intrappolate, senza possibilità di fuga, poiché le vie di uscita verso Bukavu e il Ruanda sono chiuse.
Il ministro degli Esteri congolese, Thérèse Kayikwamba Wagner, ha condannato il “disprezzo svergognato” per la sovranità della RDC, appellandosi all’ONU per un intervento deciso. Tuttavia, nonostante la condanna del Consiglio di Sicurezza e le iniziative diplomatiche, l’M23 continua ad avanzare.
Conseguenze geopolitiche e una possibile catastrofe
La caduta di Goma potrebbe avere implicazioni disastrose. Il presidente keniano William Ruto ha annunciato un vertice d’emergenza della Comunità dell’Africa Orientale per affrontare la crisi, mentre la RDC spinge per l’imposizione di sanzioni contro il Ruanda.
Tuttavia, la reale capacità dell’esercito congolese di riprendere il controllo della città resta dubbia, soprattutto dopo l’uccisione del governatore militare del Nord Kivu, Peter Cirimwami, durante i recenti combattimenti.
Thierry Vircoulon sottolinea che, se Goma dovesse cadere, il conflitto potrebbe entrare in una fase ancora più complessa, con negoziati che coinvolgerebbero la Comunità dell’Africa Orientale e i ribelli dell’M23. La popolazione locale, già stremata dalla povertà e dalle violenze, rischia di pagare il prezzo più alto di questa guerra geopolitica.
La posta in gioco
La RDC, definita da molti la “cassaforte del mondo” per le sue risorse naturali, continua a essere devastata da interessi internazionali e conflitti interni. Mentre le potenze regionali e globali cercano di mediare tra le parti, milioni di vite restano sospese in una terra martoriata dalla violenza. Goma, con il suo tragico passato e il presente incerto, rimane il simbolo di una crisi che il mondo non può più ignorare.



