venerdì, Gennaio 16, 2026

Giorgetti e la favola delle “fondamenta solide”

Al Meeting di Rimini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato il governo come un costruttore silenzioso e affidabile. Ha parlato di fondamenta solide, di tre anni di lavoro serio e responsabile, di risultati che “si iniziano a vedere”: il calo dello spread, il miglioramento del rating del Paese, l’invito alle banche a tradurre la loro maggiore solidità in aiuti concreti per famiglie e imprese.

Un discorso che suona rassicurante, ma che diventa fragile appena lo si confronta con i fatti.

Le fondamenta retoriche

La metafora delle “fondamenta” funziona bene sul palco di Rimini, ma non regge la prova della realtà economica. L’Italia resta inchiodata a una crescita tra le più basse d’Europa, con salari stagnanti, consumi in calo e investimenti pubblici insufficienti. Attribuire i pochi segnali positivi ai soli meriti del governo è scorretto: il calo dello spread e i miglioramenti di rating dipendono in larga parte da dinamiche europee e internazionali, non da politiche nazionali lungimiranti.

E soprattutto: non basta esibire i numeri dei mercati finanziari se poi milioni di famiglie vedono erodere il loro potere d’acquisto e si trovano a tagliare anche le spese più essenziali.

Le banche come comodo bersaglio

Giorgetti ha invitato le banche a “restituire” alla società i vantaggi ottenuti grazie alla stabilità finanziaria, chiedendo più credito e sostegno a imprese e famiglie. Giusto. Ma la crisi del credito non è nata nel vuoto: è alimentata da un contesto economico fatto di inflazione elevata, redditi bassi, precarietà diffusa e incertezze normative. Tutti ambiti nei quali il governo ha responsabilità dirette.

Dare un “pizzicotto” alle banche senza ammettere queste colpe rischia di trasformare la critica in un esercizio retorico per spostare l’attenzione.

Fondi pensione al posto dello Stato

Il ministro ha poi invitato i fondi pensione a investire in infrastrutture italiane, piuttosto che all’estero. Ma quando si chiede al risparmio privato di coprire i buchi lasciati dall’intervento pubblico, non si sta costruendo un Paese più solido: si stanno socializzando i rischi e privatizzando le soluzioni. Se ospedali, scuole, reti energetiche e trasporti sono carenti, la risposta deve essere politica e pubblica, non delegata ai fondi previdenziali.

Crisi taciute, responsabilità ignorate

Nel suo discorso, Giorgetti ha sorvolato su temi centrali: la precarietà del lavoro, le piccole imprese che chiudono, i salari fermi da vent’anni, la povertà che cresce. Parlare di fondamenta solide mentre interi settori economici arrancano è un’operazione di maquillage politico.

Il governo non è un osservatore neutrale della crisi: ne è parte attiva, con politiche fiscali timide, nessuna riforma industriale seria, tagli al welfare e misure frammentarie sul costo della vita.

Un’autocelebrazione più dannosa che inutile

Il discorso di Giorgetti a Rimini è stato un esercizio di autocelebrazione: qualche richiamo giusto alle banche, metafore suggestive, ma nessun riconoscimento delle responsabilità politiche dirette nell’attuale crisi economica. Parlare di “fondamenta solide” mentre il Paese si impoverisce non è costruire il futuro: è raccontare una favola mentre la casa brucia.

“Giancarlo Giorgetti Meeting di Rimini 2021” by Eugeniatta is licensed under CC BY-SA 4.0.

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