L’ultima esperienza etiope con una borsa risale all’epoca dell’imperatore Haile Selassie, ma il crollo del suo regime nel 1974 portò alla chiusura dei mercati azionari e all’adozione di un modello economico statalista. Oggi, con il primo ministro Abiy Ahmed, in carica dal 2018, il paese ha intrapreso una serie di riforme orientate alla liberalizzazione economica.
Tra queste, spiccano l’apertura di settori chiave come le telecomunicazioni e il bancario, e ora, la creazione di un mercato azionario. Abiy vede nel settore privato il motore del progresso economico, un cambio radicale rispetto al passato.
L’ESX non è partita con un gran fermento: al momento dell’inaugurazione, la borsa contava un solo titolo, le azioni della Wegagen Bank, e l’assenza di broker. Tuttavia, i funzionari etiopi guardano a questa istituzione come a una pietra miliare delle riforme economiche.
Il CEO dell’ESX, Tilahun Kassahun, ha dichiarato che l’obiettivo è attrarre almeno 50 aziende nei prossimi cinque anni. La borsa offrirà alle imprese un’alternativa cruciale ai prestiti bancari, storicamente l’unico modo per raccogliere capitali nel paese.
L’istituzione di una borsa valori porta con sé molteplici vantaggi. Per le imprese, significa avere accesso a risorse finanziarie per crescere e innovare, mentre per gli investitori – sia locali che stranieri – rappresenta un’occasione per diversificare i propri portafogli e partecipare alla crescita economica dell’Etiopia.
Tuttavia, non mancano le sfide. La cultura degli investimenti in Etiopia è ancora poco sviluppata, e molte aziende familiari restano riluttanti all’idea di aprire i propri bilanci al controllo pubblico, un requisito fondamentale per quotarsi.

Inoltre, le esperienze di altre borse africane, spesso caratterizzate da scarsa liquidità, indicano che il successo di un mercato azionario dipende anche dalla capacità di attrarre investitori e garantire trasparenza. Nonostante ciò, la decisione di aprire il settore bancario agli investitori stranieri, che ora possono possedere fino al 49% delle azioni delle banche locali, potrebbe favorire una maggiore partecipazione al mercato.
L’apertura della borsa si inserisce in un contesto di profonde difficoltà economiche. Il governo etiope, a corto di risorse, ha bisogno urgente di capitali per sostenere le proprie politiche di sviluppo.
Negli ultimi anni, il birr – la valuta etiope – ha perso oltre il 50% del suo valore rispetto al dollaro, aggravando le pressioni finanziarie sul paese. Inoltre, il debito pubblico resta una questione critica: l’Etiopia è inadempiente su alcuni pagamenti obbligazionari internazionali e dipende da programmi di assistenza come quello da 3,4 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale.
Le difficoltà economiche sono aggravate dall’instabilità politica. La devastante guerra nella regione del Tigray, conclusasi nel 2022, ha lasciato profonde ferite, mentre conflitti nelle regioni di Amhara e Oromia continuano a minare la sicurezza del paese. Questi fattori rendono l’Etiopia meno attraente per gli investitori stranieri, nonostante le riforme in corso.
L’Ethiopian Securities Exchange ha il potenziale per trasformare l’economia etiope. Se ben gestita, la borsa potrebbe diventare un motore di crescita, attirando investimenti, stimolando la creazione di posti di lavoro e promuovendo una maggiore trasparenza nelle pratiche aziendali. Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipenderà dalla capacità del governo di affrontare le sfide economiche e politiche in modo credibile e sostenibile.
Per l’Etiopia, l’apertura della borsa non è solo una questione economica, ma un simbolo di speranza e resilienza. È una dichiarazione di intenti: un paese che cerca di superare le proprie difficoltà puntando sull’innovazione, sulla fiducia nei mercati e sullo sviluppo del settore privato.



