In meno di 24 ore, tre attacchi armati hanno colpito pattuglie della Guyana Defence Force (GDF) lungo il fiume Cuyuní, nella contesa regione dell’Essequibo, al confine tra Guyana e Venezuela. Gli aggressori, uomini armati in abiti civili, provenivano dalla sponda venezuelana. Nessun soldato è rimasto ferito, ma l’escalation è evidente e rischia di far precipitare una disputa storica, che oggi si muove su un fragile equilibrio tra diplomazia, risorse energetiche e campagna elettorale.
Una terra contesa e ricca di petrolio
L’Essequibo è una regione vastissima, che copre circa il 70% del territorio della Guyana e ospita 125.000 dei suoi 800.000 abitanti. Storicamente amministrata da Georgetown, è rivendicata dal Venezuela, che considera il fiume Essequibo un confine naturale sancito già nel 1777. La Guyana, invece, fa riferimento a un arbitrato internazionale del 1899 che stabilì la legittimità dei confini attuali.
Dopo decenni di relativa quiete diplomatica, la disputa si è riaccesa con forza nel 2015, quando ExxonMobil ha scoperto immense riserve petrolifere offshore proprio nell’area contesa. In pochi anni, la Guyana si è trasformata in una delle più ricche nazioni al mondo in termini di riserve pro capite di greggio, attirando investimenti, attenzione geopolitica e – inevitabilmente – nuove tensioni con Caracas.
Maduro sfida la Corte Internazionale
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha rilanciato la rivendicazione sull’Essequibo in modo sempre più aggressivo, culminata nel referendum del 2023 che ha sancito, unilateralmente, l’intenzione di annettere l’area come 24° stato del Venezuela. A nulla è valso il monito della Corte Internazionale di Giustizia, che ha esplicitamente ordinato di non svolgere elezioni nella regione contesa.
E invece, Caracas ha incluso l’Essequibo nelle elezioni governatorie previste per il 25 maggio, sfidando il diritto internazionale e accendendo la miccia di una nuova stagione di tensione. Per la Guyana, si tratta di una chiara provocazione. La GDF ha risposto agli ultimi attacchi armati annunciando che “difenderà l’integrità territoriale con tutte le misure necessarie”.

Un equilibrio fragile in una regione instabile
Le tensioni si erano parzialmente attenuate nel dicembre 2023, quando i presidenti dei due paesi si erano incontrati a Saint Vincent e Grenadine, impegnandosi a evitare l’uso della forza. Ma l’accordo ha retto poco: già a febbraio sei soldati guyanesi erano rimasti feriti in un’imboscata. Gli episodi più recenti lungo il fiume Cuyuní mostrano che la crisi è tornata a farsi incandescente.
La preoccupazione cresce anche sul piano regionale. Un’escalation militare tra Guyana e Venezuela, entrambi paesi con problemi economici strutturali e debolezza interna, potrebbe destabilizzare ulteriormente l’America Latina. Con la scoperta del petrolio, la Guyana è passata in pochi anni da “paese marginale” a hub energetico emergente, con interessi geopolitici sempre più ingombranti.
Popolazione divisa, rischio sfollamenti
Nel frattempo, le comunità locali dell’Essequibo vivono in un clima di crescente incertezza. Le pattuglie militari si moltiplicano, la pressione mediatica aumenta, e il futuro di oltre centomila cittadini è sospeso tra due nazioni che li rivendicano – ma non sembrano in grado di garantire loro sicurezza e stabilità. Arau, un villaggio al confine, è diventato simbolo della tensione: i residenti temono il ritorno di scontri armati, e alcuni preparano i primi sfollamenti preventivi.
Prove di forza, petrolio e consenso
Dietro ogni mossa, c’è una lettura politica interna. Per Maduro, l’Essequibo è una carta elettorale da giocare per rafforzare il consenso patriottico in vista delle elezioni, in un paese piegato dalla crisi economica e isolato diplomaticamente. Per la Guyana, la posta in gioco è ancora più alta: non perdere la sovranità su una risorsa che potrebbe trasformare il futuro del paese.
La comunità internazionale – per ora – osserva. Ma la finestra per un intervento diplomatico efficace si sta chiudendo. A partire dal 25 maggio, quando in Venezuela si terranno le contestate elezioni con “urne anche nell’Essequibo”, il rischio di un confronto diretto salirà ancora.



