Blitz di Coldiretti nei porti di Salerno e Bari per protestare contro l’importazione di prodotti stranieri fatti passare per italiani
Diogenenews 30/05/2024: Coldiretti ha condotto un’azione nei porti di Salerno e Bari per proteggere il made in Italy dall’afflusso di prodotti stranieri. Le operazioni sono ancora in corso: gli agricoltori, saliti sui gommoni, hanno avvicinato le navi gridando “No fake in Italy”, slogan già usato durante una manifestazione al Brennero qualche mese fa. Alcuni degli slogan esposti dalle imbarcazioni erano “Stop falso cibo italiano” e “Basta import sleale”. L’obiettivo, secondo l’associazione, è ancora una volta chiedere la revisione del criterio dell’ultima trasformazione del Codice doganale sull’origine dei cibi, che permette di vendere come italiano un prosciutto fatto con cosce di maiale estero. «Come Coldiretti, siamo oggi nei porti di Bari e Salerno contro le importazioni sleali effettuate sfruttando lavoratori cinesi o non rispettando gli standard europei. Vogliamo che venga rivisto il principio del codice doganale sull’origine dei cibi, dove conta solo l’ultima trasformazione. È positivo che il ministro Lollobrigida abbia aperto a questa possibilità. Riteniamo che non debba essere l’ultima trasformazione a determinare l’origine, ma il prodotto utilizzato, che deve esaltare l’italianità», ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, durante un’audizione al Senato sul Dl agricoltura. A Salerno è arrivata una nave con 40 container di concentrato di pomodoro cinese, il 90% del quale proviene dai campi della regione dello Xinjiang, coltivati, secondo le denunce delle associazioni per i diritti umani, con il lavoro forzato degli uiguri. A Bari, invece, è arrivata una nave carica di grano turco di cui si erano perse le tracce dopo la partenza dalla Tunisia. (Diogenenews 30/05/2024)
Rivolta rientrata al carcere minorile Beccaria di Milano, nessun ferito
Diogenenews 30/05/2024: È stata sedata la rivolta scatenata da alcune decine di detenuti nel carcere minorile Beccaria di Milano, che nei mesi scorsi era già stato al centro delle cronache per abusi su minori detenuti. Dopo aver danneggiato l’interno di alcune celle, diversi detenuti si erano barricati in una parte dell’istituto. Sembra che la causa scatenante sia stata una sanzione disciplinare inflitta a un ragazzo, dopo che uno dei reclusi aveva tentato di strangolare un agente della polizia penitenziaria nelle ore precedenti. Secondo il Sappe, sindacato degli agenti penitenziari, circa 70 detenuti del carcere minorile Beccaria di Milano sono stati coinvolti nella ribellione. Il segretario Alfonso Greco ha definito la situazione “molto grave” e ha segnalato una crescente tensione all’interno dell’istituto. Ha sottolineato la necessità di interventi urgenti da parte delle autorità ministeriali e regionali dell’amministrazione della Giustizia minorile per garantire ordine e sicurezza e proteggere gli agenti di polizia penitenziaria. Donato Capece, segretario generale del Sappe, ha descritto la condotta dei detenuti ancora in rivolta come “irresponsabile e gravissima”. Ha evidenziato che le denunce quotidiane del sindacato mostrano una situazione sempre ad alta tensione al Beccaria, con la polizia penitenziaria che continua a resistere nonostante le frequenti aggressioni. Capece ha concluso che i problemi del carcere sono reali e che gli eventi critici nei penitenziari sono in aumento, rendendo necessari provvedimenti urgenti per frenare la spirale di tensione e violenza che coinvolge quotidianamente gli agenti di polizia penitenziaria. (Diogenenews 30/05/2024)
L’e-commerce in Italia è pari al 7% del Pil e produce 50 miliardi di euro di tasse
Diogenenews 30/05/2024: Il conflitto tra il commercio online e i negozi fisici sta progressivamente lasciando spazio a un approccio più integrato tra i diversi canali di vendita. Questo cambiamento è evidente nei dati recenti sull’e-commerce: nel 2022, il settore degli acquisti digitali ha generato 133,6 miliardi di euro in Italia, equivalenti al 7% del PIL. Di questa cifra, 49,6 miliardi sono provenuti da contribuzioni fiscali, rappresentando il 9,1% delle entrate fiscali totali del 2022. Questi dati emergono da una ricerca di Netcomm, in collaborazione con Althesys, che sarà presentata domani a Roma presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, durante il convegno «Elezioni europee e commercio digitale – scenari futuri e prospettive per la competitività dell’Italia e dell’Europa». L’analisi mostra che del gettito fiscale legato all’e-commerce nel 2022, 28,9 miliardi di euro derivano dall’IVA, 16,1 miliardi da imposte e contributi sociali sul lavoro, e 4,5 miliardi dalle imposte aziendali. Questo significa che lo Stato ottiene più di un terzo (37%) del valore creato dall’e-commerce, evidenziando la rilevanza industriale del settore. L’impatto dell’e-commerce sull’occupazione è rilevante, con 1,6 milioni di lavoratori (il 6,4% dell’occupazione totale in Italia) e salari lordi per un totale di 35 miliardi di euro. Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha dichiarato che l’e-commerce è ormai un settore industriale che contribuisce significativamente all’economia, alla pari dell’industria automobilistica e delle costruzioni. Ha sottolineato come l’e-commerce favorisca l’occupazione giovanile nelle STEM e stimoli lo sviluppo digitale delle aziende e dell’intelligenza artificiale. Anche i commercianti tradizionali stanno abbracciando la fusione tra canali fisici e digitali, influenzati sia dall’esperienza della pandemia sia dalle nuove abitudini di acquisto dei consumatori, con il 38,9% delle decisioni di acquisto influenzate da touchpoint digitali. Liscia ha evidenziato che «siamo in una fase di significativa evoluzione della multicanalità». L’indice di integrazione delle imprese è passato da 1,7 a 3,9 negli ultimi tre anni, dimostrando come il digitale stia accelerando la competitività delle imprese a livello globale. In collaborazione con l’Associazione europea Ecommerce Europe, Netcomm ha sviluppato il manifesto «Digital Commerce: la nostra visione per il Futuro dell’Europa», che sarà presentato domani. L’obiettivo è creare un quadro normativo semplice e armonizzato, rispettoso delle peculiarità del mercato italiano. Liscia ha sottolineato la necessità di un’applicazione uniforme delle normative europee, come l’AI Act, per evitare difficoltà alle imprese nell’esportazione dei loro prodotti. È fondamentale una regolamentazione specifica per le PMI italiane, che spesso mancano di risorse e competenze per conformarsi alle norme europee. Supportare queste aziende con finanziamenti strategici e promuovere l’adozione dell’IA è essenziale per renderle competitive sui mercati internazionali. Liscia ha concluso affermando che, sebbene l’Italia sia un forte esportatore, investire nel digitale è cruciale per sostenere e incrementare l’export. (Diogenenews 30/05/2024)
Crisi alimentare globale: 828 milioni di persone afflitte dalla fame nel 2024
Diogenenews 30/05/2024: Secondo i dati della FAO riportati da “DeliveryRank”, nel mondo ci sono ancora 828 milioni di persone che soffrono la fame, con la maggior parte dei casi concentrati in Asia e Africa, e alcune crisi presenti anche in America Latina. Quasi un terzo di coloro che soffrono la fame si trovano nella Repubblica Democratica del Congo, in Etiopia e in Afghanistan, mentre altri paesi come Yemen e Haiti presentano situazioni drammatiche. In Afghanistan, nel 2023, ben 19 milioni di persone, circa il 46% della popolazione, si trovavano in una grave crisi alimentare. Non solo i bambini, ma anche le donne incinte e le madri che allattano soffrono di malnutrizione acuta, con 1,2 milioni di donne colpite nel 2023. Questa situazione non solo ha conseguenze immediate, ma compromette anche il futuro: un neonato malnutrito ha alte probabilità di crescere con gravi problemi di salute e potrebbe non sopravvivere all’infanzia. Nel 2024, i dati mostrano che la situazione della fame nel mondo continua a peggiorare, con un lungo cammino ancora da percorrere per eliminarla. “DeliveryRank” ha pubblicato un rapporto che analizza la situazione globale, mettendo in luce le diverse forme di fame, la distribuzione geografica del fenomeno e i fattori che lo influenzano. Nonostante il mondo produca abbastanza cibo per tutti, la FAO segnala che ancora 828 milioni di persone soffrono la fame, con la maggior parte dei casi concentrati in Asia e Africa, e alcune crisi presenti anche in America Latina. Quasi un terzo dei casi di fame è concentrato in Repubblica Democratica del Congo, Etiopia e Afghanistan, mentre in paesi come Yemen e Haiti la situazione è altrettanto critica. La situazione in Afghanistan è peggiorata dopo la presa del potere dei talebani nel 2021. Nel 2023, 19 milioni di persone, ovvero il 46% della popolazione, erano in grave crisi alimentare. La situazione è aggravata da fattori economici, ambientali e geopolitici, con il governo che dispone di pochissimi fondi e le relazioni economiche limitate ai paesi confinanti, nonostante le tensioni. Le regioni settentrionali, vicine ai grandi fiumi dell’Asia centrale ma caratterizzate da terreni montuosi, sono particolarmente colpite. In Yemen, la guerra iniziata nel 2016 ha portato milioni di persone alla fame, con un impatto devastante sui bambini. Oltre due milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta, e un quarto di loro rischia la morte per mancanza di trattamenti adeguati. La mancanza di sostegno internazionale aggrava la crisi umanitaria. Anche le donne incinte e le madri che allattano sono gravemente malnutrite, con 1,2 milioni di casi registrati nel 2023. Questa situazione non solo ha conseguenze immediate, ma compromette anche il futuro: un neonato malnutrito ha alte probabilità di crescere con gravi problemi di salute e potrebbe non sopravvivere all’infanzia. Il rapporto di “DeliveryRank” approfondisce l’impatto della fame sui bambini a livello globale, evidenziando due principali effetti: il sottopeso e il blocco della crescita, che porta i bambini a sembrare più giovani di quanto siano. Nel mondo, 149 milioni di bambini si trovano in questa situazione, con il 75% di loro che vive in regioni colpite dalla guerra. Sebbene il rapporto non fornisca dati geografici dettagliati, sottolinea che la maggior parte dei bambini malnutriti si trova in 15 paesi, di cui 12 africani. Tra le cause della fame, “DeliveryRank” cita la povertà, la guerra, i disastri naturali e ambientali, le disuguaglianze sociali ed etniche, il commercio globale ineguale, la “trappola della fame” e gli shock economici, come la crisi del pane seguita all’invasione dell’Ucraina nel 2022. La “trappola della povertà” è un fenomeno diffuso e di lungo periodo: i bambini malnutriti hanno maggiori probabilità di crescere con problemi di salute e di essere meno produttivi da adulti, perpetuando il ciclo della fame per le generazioni future. (Diogenenews 30/05/2024)
L’Unione Europea lancia un ambizioso piano sociale contro la povertà
Diogenenews 30/05/2024: L’Unione Europea ha lanciato un ambizioso piano d’azione sociale con l’obiettivo di combattere la disoccupazione e la povertà, basandosi su 20 principi fondamentali come la parità di opportunità, il salario minimo e la protezione sociale. Secondo l’indagine Eurobarometro del 2024, quasi nove europei su dieci (88%) desiderano un’Europa che offra condizioni di lavoro giuste, inclusione sociale e pari opportunità per tutti. Questo Piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali rappresenta uno sforzo collettivo che coinvolge le istituzioni europee, le autorità nazionali, regionali e locali, le parti sociali e la società civile, con l’obiettivo di raggiungere i seguenti traguardi entro il 2030: 1) Occupare almeno il 78% delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni; 2) Garantire che almeno il 60% degli adulti partecipi a programmi di formazione ogni anno; 3) Ridurre la povertà per almeno 15 milioni di persone, di cui 5 milioni sono bambini. Due esempi concreti di queste azioni sono la nuova legislazione dell’UE che protegge i lavoratori delle piattaforme digitali e assicura salari minimi adeguati. Con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, le transizioni ecologiche e digitali e i cambiamenti demografici che stanno ridefinendo il mondo del lavoro, le politiche volte a migliorare le competenze e a promuovere la coesione sociale diventeranno sempre più cruciali. (Diogenenews 30/05/2024)
Un sondaggio afferma che un terzo dei francesi è costretto a saltare i pasti
Diogenenews 30/05/2024: Secondo l’ultimo barometro della povertà e della precarietà pubblicato da Ipsos/Secours Populaire, nel 2023 più di un terzo dei francesi (35%) ha dichiarato di non riuscire a fare tre pasti al giorno, talvolta o regolarmente, a causa di difficoltà economiche. Inoltre, il 36% dei genitori intervistati ha ammesso di non mangiare abbastanza per garantire cibo sufficiente ai propri figli. Il rapporto mette in luce anche un aumento preoccupante: tra le famiglie con un reddito netto inferiore a 1.200 euro al mese, il 57% ha dichiarato di non poter acquistare cibo di qualità sufficiente per tre pasti al giorno, segnando un aumento di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente. (Diogenenews 30/05/2024)
Cinque famiglie in Germania detengono un patrimonio pari a quello di metà della popolazione
Diogenenews 30/05/2024: Già da tempo la povertà è penetrata al centro della società tedesca, mentre la ricchezza si concentra sempre più in poche famiglie. Nel 2022, la povertà in Germania ha raggiunto un livello record dall’unificazione: 14,2 milioni di persone (il 16,8% della popolazione) avevano meno del 60% del reddito familiare netto medio ponderato per i bisogni disponibile, che corrispondeva a 1.186 euro al mese per i single. . Il rischio di povertà più elevato si riscontra tra i disoccupati con il 49,7%, i genitori single con il 43,2% e i non tedeschi con il 35,3%. I bambini e i giovani sono stati più colpiti che mai con una percentuale del 21,8%. Inoltre, da qualche tempo il rischio di povertà è quello che aumenta maggiormente tra gli anziani. Ma il grande patrimonio privato è in poche mani: le cinque famiglie imprenditoriali tedesche più ricche (Albrecht/Heister, Böhringer, Kühne, Quandt/Klatten e Schwarz) possiedono insieme circa 250 miliardi di euro, ovvero più della metà più povera della popolazione. Circa il 40% della popolazione non possiede alcuna ricchezza degna di nota. A rigor di termini, oltre 30 milioni di persone vivono alla giornata perché non hanno le riserve necessarie in caso di crisi finanziaria e sono praticamente a un solo licenziamento o a una grave malattia dalla povertà. A causa delle strutture economiche capitaliste, dei rapporti di proprietà esistenti e degli ingiusti meccanismi di distribuzione, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più numerosi. (Diogenenews 30/05/2024)
La povertà lavorativa in Messico tocca il 35,8%
(Diogenenews 30/05/2024) La povertà lavorativa riflette la percentuale della popolazione generale il cui reddito da lavoro non è sufficiente a coprire il paniere alimentare minimo. Nel primo trimestre del 2024, la povertà lavorativa in Messico ha raggiunto il 35,8%, il livello più basso mai registrato. Questo miglioramento indica che un numero crescente di lavoratori messicani ora guadagna abbastanza per coprire i bisogni fondamentali. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la povertà lavorativa è diminuita di 1,9 punti percentuali, secondo il rapporto del Coneval (Consiglio Nazionale per la Valutazione della Politica di Sviluppo Sociale). Questo progresso è attribuibile a diversi fattori, tra cui l’aumento significativo e continuo del salario minimo e un tasso di occupazione più elevato. Anche in un contesto di aumento dei prezzi alimentari, il valore del paniere alimentare di base è cresciuto di quasi il 7% rispetto all’anno scorso, ma la povertà lavorativa ha continuato a ridursi. La maggior parte del paese ha visto un miglioramento, con 25 su 32 stati che hanno registrato un aumento della popolazione in grado di acquistare cibo con il proprio reddito da lavoro. Il rapporto del Coneval evidenzia un aumento degli stipendi e delle altre forme di remunerazione in Messico. Nel primo trimestre del 2024, il reddito medio da lavoro è stato di 7.318 pesos al mese, segnando una crescita di circa il 7% rispetto all’anno precedente. Questo miglioramento ha interessato sia uomini che donne, e ha coinvolto sia i lavoratori formali che quelli informali, sebbene in misura minore per questi ultimi. Nonostante i progressi, permangono significative sfide in termini di disuguaglianza. Nei primi mesi dell’anno, i quattro quintili di reddito più elevati hanno visto un aumento dei salari, mentre il quintile più basso, che rappresenta la popolazione più povera, ha subito una contrazione del 15% del reddito medio reale. La povertà lavorativa è diminuita principalmente nelle aree urbane, passando dal 34,1% al 34,0% in un anno, mentre nelle zone rurali è rimasta stabile al 49,6%. Inoltre, il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza del reddito, è leggermente aumentato da 0,4893 a 0,4971 nello stesso periodo, segnalando un peggioramento della distribuzione del reddito. Nonostante gli aumenti salariali e la creazione di nuovi posti di lavoro, molte famiglie continuano a lottare per soddisfare i bisogni di base: quasi il 36% della popolazione vive in condizioni in cui il reddito da lavoro non è sufficiente per acquistare il paniere alimentare di base. (Diogenenews 30/05/2024)
Negli Usa i mutui bloccati al 7% allontanano il sogno di acquisto di una casa per gran parte della popolazione
Diogenenews 30/05/2024: Cattive notizie per gli affittuari negli Stati Uniti. Un locatario che sperava di diventare proprietario di una casa si trova costretto ad accettare l’affitto a tempo indeterminato. Un acquirente che mirava a rinegoziare un mutuo al 7% sta tagliando le spese ovunque per poter continuare a pagare. Gli attuali tassi di interesse negli Stati Uniti stanno mettendo a repentaglio il sogno americano della casa propria, forse per sempre. Gli aumentati tassi ipotecari, più che altro, sono il fattore principale che condiziona la mobilità economica degli individui nel paese. Si aggirano attorno al 7% da più di un mese, più del doppio rispetto a tre anni fa. Mentre l’inflazione sembrava in diminuzione verso la fine dello scorso anno, l’indice dei prezzi al consumo è nuovamente aumentato all’inizio del 2024, e la Federal Reserve ha mantenuto i tassi al livello più alto degli ultimi due decenni. Questo ha sconvolto i piani di molte persone negli Stati Uniti, costringendo alcuni a rimanere in lavori insoddisfacenti o a rinunciare a cercare opportunità migliori altrove. Ha anche accentuato il divario economico, poiché un numero sempre maggiore di persone sarà escluso dal mercato immobiliare, allargando il divario tra chi possiede e chi non possiede una casa. Nel 2023, i proprietari di case hanno visto aumentare il valore delle loro proprietà di 1,3 trilioni di dollari, mentre gli affittuari hanno dovuto affrontare solo aumenti dei costi e del debito. Questi problemi influenzeranno sicuramente l’orientamento degli elettori nelle prossime elezioni presidenziali di novembre. Secondo un sondaggio della Federal Reserve di New York, il 60% degli affittuari ritiene che non potrà mai permettersi di acquistare una casa, la percentuale più alta dall’inizio delle rilevazioni dieci anni fa. Solo il 16% delle case inserite sul mercato lo scorso anno erano accessibili alla tipica famiglia americana, secondo Redfin Corp, un’agenzia di intermediazione immobiliare. Inoltre, il prezzo medio delle case è salito a 433.558 dollari, con assicurazioni e tasse di proprietà in costante aumento. La situazione è talmente critica che eminenti economisti, incluso il presidente Joe Biden e il segretario al Tesoro Janet Yellen, hanno denunciato il mercato abitativo come “quasi impossibile” per alcuni acquirenti. In passato, coloro che potevano permettersi di comprare una casa godavano di bollette mensili inferiori rispetto agli affittuari, anche considerando tasse di proprietà, assicurazioni e mutuo. Tuttavia, nel 2022 i tassi ipotecari hanno subito il più grande aumento degli ultimi decenni. Secondo Zillow Group Inc., a aprile i proprietari spendevano in media il 35% del loro reddito per le loro case, rispetto al 29% degli affittuari. Attualmente, è persino più conveniente affittare un appartamento piuttosto che acquistare una casa in tutte le 35 principali aree metropolitane degli Stati Uniti, tranne una. (Diogenenews 30/05/2024)
Quest’anno andrà perso fino a un quarto del raccolto di grano del Regno Unito a causa del maltempo
Diogenenews 30/05/2024: Le continue piogge hanno causato la putrefazione dei semi nei campi o hanno impedito l’uso dei trattori per seminare. Tom Collins, presidente della NFU, National Farmers’ Union, nel Wiltshire, ha dichiarato che il Regno Unito dovrà importare più grano, “il che comporterà un aumento dei prezzi del pane, dei dolci e di molte altre cose”. Tra ottobre 2022 e marzo 2024, l’Inghilterra ha registrato 1.695,9 mm di pioggia, il periodo più piovoso di 18 mesi da quando sono iniziate le registrazioni nel 1836. Collins, il presidente della NFU della contea, ha riferito che la loro situazione negativa non è un caso isolato. “In tutta la contea abbiamo subito una perdita di circa il 15% del nostro raccolto di grano”, ha spiegato. “Nel Regno Unito nel suo complesso, le perdite sono probabilmente intorno al 25%, il che significa una diminuzione del 25%. Ciò significa che mancheranno circa quattro milioni di tonnellate di grano nel Regno Unito. Questo deficit dovrà essere compensato con maggiori importazioni, che saranno più costose”, ha aggiunto. Gli agricoltori sottolineano che le piogge invernali stanno non solo danneggiando le loro entrate, ma aumenteranno anche il prezzo del pane e dei beni di prima necessità, proprio mentre sembrava che l’inflazione alimentare stesse iniziando a diminuire. Inoltre, spiega Collins, il grano è un ingrediente chiave in una vasta gamma di prodotti, non solo pane e dolci. “Il grano si trova nelle salsicce, nei cosmetici e persino nel paracetamolo. Quindi, non solo i prezzi dei prodotti alimentari subiranno un aumento, ma ci sarà anche un impatto sull’economia nel suo complesso”, ha concluso. (Diogenenews 30/05/2024)

