venerdì, Gennaio 23, 2026

Diogene – Agenzia 26/04/2024

Chiude a Roma la Locanda dei Girasoli, locale simbolo dell’integrazione. Lasciati soli con 400 mila euro di lavori necessari al restauro dei locali

Diogenenews 26/04/2024: Il progetto di inserimento lavorativo della Locanda dei Girasoli, dedicato a giovani con Sindrome di Down a Roma, sta per essere definitivamente sconfitto. A meno di due anni dall’assegnazione di un locale da parte di Ater in via Taranto per il rilancio dell’attività, la cooperativa si vede costretta a rinunciare all’immobile, gravato da condizioni pessime e un costo di ristrutturazione stimato in 400 mila euro. Inaugurato in luglio 2022, il locale, precedentemente occupato da Forza Nuova e liberato nel 2020, rappresentava una nuova per continuare l’esperienza di integrazione lavorativa lunga vent’anni. Tuttavia, le condizioni precarie dell’edificio e la mancanza di fondi necessari per la ristrutturazione hanno impedito la ripresa delle attività. Nonostante gli sforzi e le richieste di aiuto, nessun supporto finanziario è stato ricevuto, lasciando la cooperativa e le 18 famiglie coinvolte senza le risorse necessarie per proseguire. Il 30 aprile, Ater riacquisirà il possesso del locale, con la cooperativa che dovrà consegnare le chiavi. Nonostante questo intoppo, la cooperativa si impegna a continuare il supporto alla comunità tramite altre iniziative, assicurando di mantenere l’impegno verso l’integrazione e il sostegno delle persone spesso trascurate dalla società. (Diogenenews 26/04/2024)


In Burkina Faso l’esercito ha massacrato 223 civili sospettati di collaborazione con i jihadisti

Diogenenews 26/04/2024: Il 25 febbraio, nel Burkina Faso, una cruenta violazione dei diritti umani ha visto l’uccisione di almeno 223 civili, inclusi 56 bambini, perpetrata dalle forze armate nazionali nei villaggi di Nondin e Soro. Questa azione di violenza estrema, è stata rivelata da Human Rights Watch e si inserisce in un contesto di sospetta collaborazione delle vittime con gruppi jihadisti, e potrebbe essere classificata come crimine contro l’umanità. Il Burkina Faso, al centro delle insurrezioni jihadiste nel Sahel africano, ha subìto recentemente due colpi di stato nel 2022, portando al potere una giunta militare sotto la guida di Ibrahim Traoré. Il rapporto di Human Rights Watch descrive con dettaglio gli eventi di massacro avvenuti in entrambi i villaggi, dove gli attacchi sono stati particolarmente violenti durante un periodo di intensificazione degli attacchi jihadisti nella regione. Le autorità, tra cui il Ministro della Difesa Mahamoudou Sana, hanno denunciato attacchi jihadisti ma hanno ignorato le accuse di esecuzioni di massa. La situazione in Burkina Faso si collega a un pattern più ampio di violenze nel Sahel, incluso il massacro di 300 civili a Mourra, Mali, con presunto coinvolgimento di mercenari russi della Wagner. Human Rights Watch ha chiesto indagini indipendenti supportate dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite, per fare luce su questi eventi tragici che continuano a scuotere la regione del Sahel, accentuando una crisi umanitaria che ha già costretto oltre due milioni di persone. (Diogenenews 26/04/2024)


Ritiro Strategico: gli USA pianificano il rientro delle Forze Speciali dal Ciad

Diogenenews 26/04/2024: Nei prossimi giorni, il Pentagono prevede di ritirare un contingente significativo di truppe dalle operazioni speciali dislocate in Ciad, rappresentando un ulteriore revés per la strategia di sicurezza e antiterrorismo degli Stati Uniti nell’instabile regione dell’Africa centrale e occidentale. La decisione riguarda il rientro di circa 75 membri delle forze speciali americane attualmente stanziate a Ndjamena, capitale del Ciad. Questo movimento segue la recente dichiarazione dell’amministrazione Biden di ritirare oltre 1.000 militari statunitensi dal vicino Niger nei mesi a venire. Questi ritiri sono la risposta a richieste esplicite dei governi africani, che hanno sollecitato la rinegoziazione delle condizioni e delle regole sotto cui il personale militare degli USA può operare nei loro territori. Tali richieste mirano a garantire condizioni più favorevoli per i paesi ospitanti. Mentre il ritiro dal Niger è considerato definitivo, gli Stati Uniti sperano di riprendere i dialoghi per la cooperazione in materia di sicurezza con il Ciad dopo le elezioni presidenziali previste per il 6 maggio. L’azione si colloca in un contesto più ampio, in cui paesi come il Niger, il Mali e il Burkina Faso si stanno distaccando dalla lunga cooperazione con gli USA, esplorando nel contempo rapporti di sicurezza più stretti con la Russia. La Russia, attraverso la persuasione o la coercizione, ha fatto significativi progressi in termini di influenze nella regione. Ad esempio, l’anno scorso gli Stati Uniti hanno avvisato il presidente del Ciad della presunta cospirazione di mercenari russi intenzionati a ucciderlo. L’imminente partenza dei consiglieri militari americani dal Ciad è stata scatenata da una comunicazione governativa, interpretata da Washington come un possibile preludio alla fine di un importante accordo di sicurezza. Questa lettera, inaspettatamente inviata dall’aeronautica militare del Ciad e non attraverso canali diplomatici formali, ha particolarmente sorpreso gli ufficiali americani. Nonostante questo ritiro possa essere temporaneo, pende l’incertezza su un possibile nuovo accordo sullo status delle forze che permetterebbe il ritorno dei consiglieri militari statunitensi. Gli sviluppi diplomatici nelle prossime settimane saranno cruciali, con i funzionari americani che programmano di iniziare il ritiro questo fine settimana, completandolo entro il 1° maggio verso la Germania. L’importanza del Ciad come alleato nella sicurezza nel Sahel è stata sottolineata più volte dagli USA, che vedono il paese come un pilastro nelle operazioni contro gruppi estremisti come Boko Haram. La collaborazione continua sarà essenziale per affrontare le sfide di sicurezza nella regione e per promuovere stabilità e prosperità. (Diogenenews 26/04/2024)


In Guatemale perquisita la sede di Save the Children. La denuncia dell’organizzazione umanitaria

Diogenenews 26/04/2024: Giovedì, le autorità del Guatemala hanno condotto un’incursione negli uffici di Save the Children, suscitando preoccupazioni di un possibile attacco politico contro le organizzazioni non profit e i difensori dei diritti umani nel paese. Secondo una dichiarazione del pubblico ministero guatemalteco, l’operazione faceva parte di un’indagine internazionale sugli abusi nei confronti dei minori guatemaltechi, sebbene il nome dell’organizzazione non sia stato esplicitamente menzionato nel comunicato. Save the Children, attiva in Guatemala dal 1976, ha confermato che i propri uffici sono stati perquisiti e ha respinto le accuse, sottolineando di non essere stata informata in precedenza circa l’esistenza di un’indagine. Rafael Curruchiche, a capo della procura speciale contro l’impunità, ha dichiarato che l’operazione ha comportato il sequestro di prove in collaborazione con la polizia nazionale. È rilevante notare che Curruchiche è stato incluso dagli Stati Uniti nell’elenco dei funzionari corrotti per aver ostacolato indagini su corruzione e democrazia. Il contesto in cui si inserisce questa perquisizione è quello di un Paese che nel 2021 ha introdotto una legge conferendo ampi poteri alle autorità per sciogliere organizzazioni non governative, criticata per aver limitato la libertà di riunione e espressione. Questo intervento arriva in un momento politico delicato, con il presidente Bernardo Arévalo, noto per la sua agenda anti-corruzione, che affronta l’opposizione di un establishment politico conservatore. Juan Luis Pantaleón, portavoce del Ministero Pubblico, ha riferito che la denuncia originaria contro Save the Children è stata presentata da un individuo che accusava l’organizzazione di abusi nei rifugi del Texas. Curruchiche ha aggiunto che le autorità guatemalteche hanno sollecitato il supporto dell’ufficio del procuratore generale del Texas nelle indagini. In una comunicazione ufficiale, Ángel Pineda, segretario generale del ministero e anch’egli sanzionato dagli USA, ha accusato Save the Children di trasferire illegalmente bambini in Texas. Manfredo Marroquín, leader di un gruppo anti-corruzione locale, ha espresso dubbi sulla sincerità delle preoccupazioni del pubblico ministero per la sicurezza dei bambini, suggerendo motivazioni politiche dietro l’azione. La situazione dei minori in Guatemala è stata a lungo fonte di preoccupazione, con molti bambini che fuggono da violenza e povertà verso gli Stati Uniti, dove le procedure di adozione sono state interrotte a causa di accuse di rapimenti e traffico di minori. Save the Children ha difeso con forza la propria integrità, dichiarando di non essere coinvolta nel trasferimento dei bambini fuori dal Guatemala e di concentrarsi su programmi di salute, nutrizione, educazione e assistenza di emergenza. “Siamo scioccati e perplessi dalla perquisizione senza precedenti dei nostri uffici,” ha dichiarato l’organizzazione, sostenendo di non aver ricevuto specifiche accuse o prove che giustificassero tali azioni. (Diogenenews 26/04/2024)


Le inondazioni provocano oltre 200 morti tra Tanzania, Kenya e Burundi

Diogenenews 26/04/2024: In questi ultimi giorni, almeno 200 persone sono decedute e numerose altre hanno subito ferite a seguito di piogge torrenziali, inondazioni e frane che hanno colpito l’Africa orientale, una regione già vulnerabile agli impatti devastanti del cambiamento climatico e dotata di infrastrutture precarie nelle aree meno abbienti. Le nazioni più colpite includono Tanzania, Kenya e Burundi, dove le precipitazioni intense hanno provocato gravi allagamenti, danneggiando abitazioni, attività commerciali e trascinando molte persone sui tetti delle proprie case in cerca di rifugio. Le autorità locali e gli attivisti hanno sollecitato i governi a migliorare le infrastrutture per mitigare il rischio e l’impatto di future calamità. Le strade scadenti e i sistemi di drenaggio inadeguati, particolarmente evidenti nelle maggiori città, sono stati un punto di costante lamentele da parte dei residenti, soprattutto nelle baraccopoli dove la mancanza di servizi essenziali rende i loro abitanti particolarmente vulnerabili alle inondazioni. In Tanzania, si stima che le incessanti piogge abbiano causato la morte di almeno 155 persone e ferito altre 236, danneggiando gravemente l’infrastruttura pubblica e privata. La situazione è simile in Kenya, dove la stagione delle “lunghe piogge” ha causato decine di vittime, danneggiato infrastrutture cruciali e spostato migliaia di persone. Le precipitazioni hanno anche avuto un impatto significativo sull’agricoltura, distruggendo raccolti e bestiame, e hanno reso necessario lo spostamento temporaneo di molte persone. Le autorità meteorologiche in Tanzania e Kenya hanno avvertito che si prevede che le forti piogge continueranno nei prossimi giorni, aumentando il rischio di ulteriori danni e disastri. Anche il Burundi ha subito danni significativi, con l’innalzamento delle acque del lago Tanganica che ha costretto molti residenti ad abbandonare le proprie case. Questi eventi sottolineano la crescente minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per la stabilità e la sicurezza delle popolazioni vulnerabili nella regione dell’Africa orientale. Le recenti catastrofi seguono mesi di condizioni meteorologiche estreme, che hanno alternato siccità devastanti a piogge torrenziali, evidenziando la necessità urgente di interventi adattivi e preventivi per affrontare gli effetti sempre più frequenti e severi del cambiamento climatico. (Diogenenews 26/04/2024)


La Corte Suprema greca esclude partito di estrema destra dalle elezioni europee

Diogenenews 26/04/2024: Un partito di estrema destra emerso di recente nel panorama politico greco, che aveva ottenuto accesso al Parlamento, è stato escluso dalla partecipazione alle prossime elezioni per il Parlamento europeo. La decisione è stata presa dalla Corte Suprema greca, che ha identificato il partito come una continuazione del neonazista Alba Dorata, precedentemente bandito. La sentenza, emessa mercoledì, ha stabilito che il partito, chiamato Spartans, serviva da facciata per Ilias Kasidiaris, ex portavoce di Alba Dorata, attualmente in carcere. La Corte ha dichiarato che Kasidiaris era il vero leader dietro le quinte di Spartans, il quale tentava di eludere le restrizioni legali già imposte al partito neonazista. Poco prima di questa decisione, un procuratore della Corte Suprema aveva incriminato diversi membri del Parlamento appartenenti a Spartans per frode elettorale, evidenziando le sfide legali che il partito stava affrontando. Una futura decisione di un altro tribunale potrebbe portare alla perdita dei seggi di Spartans nel Parlamento greco. L’azione della Corte arriva in un momento di crescente preoccupazione tra i principali partiti politici delle 27 nazioni dell’Unione Europea riguardo l’ascesa di movimenti di estrema destra. Questi partiti spesso condividono una visione nativista e anti-immigrazione e talvolta esprimono sentimenti antieuropei. Le imminenti elezioni europee, che si terranno dal 6 al 9 giugno, sono viste come un indicatore del clima politico generale e delle opinioni degli europei verso i loro leader. Sebbene i sondaggi prevedano che i partiti conservatori tradizionali mantengano la maggioranza, vi è un’osservata crescita nel supporto ai partiti di estrema destra. La decisione della Corte Suprema di escludere gli Spartans dalle elezioni riflette una preoccupazione più ampia per la stabilità del sistema democratico e il rifiuto delle ideologie violente e xenofobe. Vassilis Stingas, leader nominale degli Spartans, ha criticato la decisione, sostenendo la sua illegittimità in assenza di un processo formale. La situazione giuridica di Spartans rimane incerta, con la prospettiva di ulteriori indagini e processi che potrebbero influenzare il futuro politico del partito. Nel frattempo, Kasidiaris continua a cercare di influenzare la politica greca dalla prigione, nonostante il governo greco abbia preso misure per precludere la partecipazione ai partiti politici di figure condannate per gravi crimini. (Diogenenews 26/04/2024)


In Australia salavati 100 globicefali dopo uno spiaggiamento di massa

Diogenenews 26/04/2024: Oltre un centinaio di globicefali, che giovedì si erano spiaggiati lungo le coste dell’Australia Occidentale, sono stati aiutati a rientrare in mare, mentre 29 esemplari non sono sopravvissuti e sono deceduti sulla spiaggia. L’incidente è stato gestito da Pia Courtis, un funzionario regionale della fauna selvatica presso il Parks and Wildlife Service, che ha coordinato le operazioni di soccorso durante una conferenza stampa trasmessa sui social media dall’agenzia. Il team di salvataggio, composto da ufficiali della marina e volontari, ha lavorato incessantemente per assicurare che le balene riuscissero a tornare in acque più profonde. Una volta in mare, le condizioni delle balene sono state monitorate da imbarcazioni e un aereo da ricognizione per verificare che non facessero ritorno sulla costa. Le 160 balene erano distribuite in quattro gruppi lungo circa 500 metri di spiaggia presso Toby Inlet, vicino a Dunsborough. Le immagini pubblicate sul Facebook del servizio faunistico mostravano le balene distese sulla sabbia, con molti curiosi radunatisi per osservare la scena. Dopo il loro salvataggio, i globicefali sono stati avvistati mentre si dirigevano verso nord. “Finora le notizie sono buone: le balene non sono tornate a riva e continueremo a monitorare la loro situazione,” ha affermato Courtis. La causa dello spiaggiamento rimane incerta, sebbene i funzionari abbiano notato che il gruppo era composto prevalentemente da femmine adulte e alcuni vitelli. Tra le possibili spiegazioni avanzate dagli esperti ci sono il seguire un membro malato del branco, la confusione provocata da rumori subacquei umani, o la fuga da predatori. Questo evento si inserisce in una serie di spiaggiamenti di massa che hanno colpito l’Australia negli ultimi anni. Tra gli episodi più tragici si ricorda quello del 2020 in Tasmania, dove 470 balene si spiaggiarono e la maggior parte morì. I globicefali, che possono raggiungere i 7,3 metri di lunghezza e pesare fino a 3 tonnellate, vivono in gruppi numerosi e mostrano forti legami sociali, caratteristiche che possono portare a spiaggiamenti di massa quando uno dei membri si trova in difficoltà. La National Oceanic and Atmospheric Administration sottolinea che questi cetacei sono estremamente sociali e tendono a vivere in gruppi ben coesi. (Diogenenews 26/04/2024)


Il Malawi adotta nuove misure per porre fine alla povertà tra donne e ragazze

Diogenenews 26/04/2024: Il Malawi, in collaborazione con alcuni dei suoi partner internazionali per lo sviluppo, ha lanciato un ambizioso programma triennale mirato a migliorare le condizioni di vita delle donne e delle ragazze più vulnerabili del paese. L’iniziativa non solo cerca di elevarne il livello socio-economico ma si propone anche di accrescere la loro resilienza di fronte a crisi, shock e disastri naturali. L’Unione Europea, il governo irlandese e l’UNICEF sostengono che più del 20% dei quasi 20 milioni di abitanti del Malawi vive in condizioni di estrema povertà. Le statistiche mostrano che le donne guidano oltre il 75% delle famiglie impoverite, trovandosi spesso a fronteggiare violenze e pratiche dannose che ostacolano la loro partecipazione attiva nell’economia. Il programma “Gender Empowerment and Resilience” mira a raggiungere oltre mezzo milione di persone in nove distretti malawiani, offrendo accesso a servizi sociali essenziali e trasferimenti di denaro. Questi distretti includono Mzimba, Ntcheu, Balaka, Chikwawa, Mulanje, Mwanza, Neno, Nsanje e Zomba, selezionati per il loro alto tasso di vulnerabilità. Il finanziamento di circa 26 milioni di dollari è destinato a combattere le sfide che impediscono alle donne malawiane di accedere a opportunità economiche e a servizi fondamentali. Il programma prevede anche interventi per cambiare comportamenti sociali, migliorare la nutrizione, lo sviluppo nella prima infanzia, la salute riproduttiva e sessuale e combattere la violenza di genere. Nonostante il Malawi abbia compiuto progressi nell’espandere la protezione sociale per raggiungere le persone più vulnerabili, persistono significativi divari di genere. Interventi passati non hanno sempre ottenuto i risultati sperati, spesso a causa di una scarsa considerazione delle reali esigenze della popolazione. Per esempio, le iniziative locali hanno evidenziato che, oltre al denaro, esistono numerosi altri fattori che affliggono le giovani donne, come problemi di salute mentale, mancanza di cibo, e le sfide quotidiane delle famiglie povere. Per indirizzare questi problemi complessi, progetti come il Chikondi Girls Project incoraggiano l’autoimpiego e l’imprenditorialità tra le giovani, insegnando loro competenze pratiche, come la produzione di assorbenti igienici, che possono sostenere economicamente se stesse e le loro famiglie nel lungo termine. Esperti locali sottolineano la necessità di un supporto più strutturato per alcune fasce della popolazione estremamente vulnerabili, che non possono uscire dalla povertà solo con le risorse fornite. I trasferimenti di denaro sono visti come un primo passo importante, ma non sufficiente per un vero cambiamento. Infine, rappresentanti dell’UE e dell’Irlanda nel Malawi hanno espresso fiducia nel programma, sottolineando il suo potenziale di creare un ambiente più favorevole per le donne e le ragazze del Malawi, permettendo loro di contribuire significativamente al benessere delle loro comunità. Tuttavia, la sfida rimane quella di garantire che gli interventi siano sensibili ai bisogni specifici delle beneficiarie e che si eviti l’errore di imporre soluzioni top-down non allineate con le realtà locali. (Diogenenews 26/04/2024)


Circa 300 milioni di persone in 59 paesi del mondo soffrono di fame acuta

Diogenenews 26/04/2024: Il recente Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari (GRFC) ha rivelato un drammatico aumento della fame acuta nel 2023, con quasi 282 milioni di persone in 59 paesi che soffrono di gravi carenze alimentari, un incremento di 24 milioni rispetto all’anno precedente. Questo aumento è attribuito all’espansione delle aree monitorate e al peggioramento delle condizioni di sicurezza alimentare, in particolare nella Striscia di Gaza e in Sudan. La malnutrizione acuta ha influenzato soprattutto donne e bambini, con oltre 36 milioni di bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti. La Rete Globale contro le Crisi Alimentari ha enfatizzato la necessità di un approccio trasformativo che integri la pace e lo sviluppo per rompere il ciclo della fame. Inoltre, nel 2023, più di 705.000 persone hanno raggiunto livelli di insicurezza alimentare catastrofici, con la Striscia di Gaza che rappresenta l’80% di coloro in condizioni di fame imminente. I conflitti, gli shock economici e gli eventi meteorologici estremi sono stati identificati come i principali driver dell’insicurezza alimentare, influenzando quasi 135 milioni di persone. Per affrontare queste crisi persistenti, sono necessari investimenti a lungo termine per trasformare i sistemi alimentari e stimolare lo sviluppo rurale, oltre a una maggiore preparazione alle crisi e un’assistenza salvavita su larga scala. Gli sforzi recenti del G7 e del G20 mirano a rafforzare le risposte alla fame globale, con un impatto concreto e innovativo per le persone colpite dalle crisi alimentari. (Diogenenews 26/04/2024)


L’UE avvia un’indagine sugli appalti cinesi di dispositivi medici

Diogenenews 26/04/2024: Bruxelles ha sollevato accuse contro Pechino per l’adozione di pratiche che limitano fortemente la capacità delle imprese europee di partecipare e vincere gare d’appalto nel settore strategico dei dispositivi medici in Cina. Queste pratiche includono rigorosi processi di certificazione e sistemi di approvazione poco trasparenti, oltre a clausole che tutelano gli “interessi nazionali” e requisiti di offerta a prezzi notevolmente bassi, difficilmente sostenibili per i produttori esteri. A seguito della politica interna cinese denominata “Buy China”, l’industria europea dei dispositivi medici ha rilevato che le gare d’appalto, una volta aperte alle importazioni, ora favoriscono esclusivamente i prodotti fabbricati in Cina. Diverse nazioni europee, tra cui Germania, Paesi Bassi, Irlanda, Francia, Belgio e Italia, noti per essere tra i principali esportatori globali di apparecchiature mediche, si trovano particolarmente penalizzate da questa situazione. Questi paesi esportano dispositivi di alto valore tecnologico, come macchine per raggi X e pacemaker, oltre a prodotti di uso più comune quali lenti a contatto e cerotti. La questione è ora al centro di un’indagine che potrebbe durare fino a nove mesi, estendibili di ulteriori cinque. Questa indagine, che non è stata stimolata da una denuncia specifica ma è stata avviata su iniziativa della Commissione, si baserà sul feedback di Stati membri e aziende, nonché su discussioni con rappresentanti cinesi. Se le indagini dovessero confermare le pratiche sospette, la Commissione europea avrebbe la facoltà di imporre misure di ritorsione contro la Cina per riequilibrare le condizioni di concorrenza. Questo potrebbe portare a un divieto totale per le aziende cinesi di partecipare agli appalti pubblici nell’Unione Europea, un mercato che vale più di 2.000 miliardi di euro. Alternativamente, la Commissione potrebbe decidere di limitare il divieto solo a offerte che superano un certo valore monetario o di imporre condizioni che ridurrebbero il punteggio dei candidati cinesi. L’indagine potrebbe concludersi anticipatamente se Pechino dovesse accettare di correggere le proprie pratiche e garantire la reciprocità ai fornitori europei. L’associazione Medtech Europe, che rappresenta l’industria europea dei dispositivi medici, ha espresso il desiderio che l’indagine conduca a un dialogo costruttivo con la Cina e che le preoccupazioni sollevate possano essere risolte attraverso la discussione, evitando così la necessità di implementare ulteriori misure restrittive nel mercato degli appalti dell’UE. (Diogenenews 26/04/2024)

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