Il Ministero della Giustizia dispone il diritto alla comunicazione non verbale per affetti da Sla e patologie analoghe
Diogenenews 24/04/2024: Il Ministero della Giustizia ha approvato ufficialmente l’uso di ausili tecnologici, come il comunicatore a puntamento oculare, per permettere alle persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) o disturbi simili, di esprimere direttamente la propria volontà nei documenti legali senza necessità di intermediari. Tale conferma è il risultato delle conclusioni raggiunte dal Consiglio Nazionale del Notariato, che recentemente ha dedicato uno studio approfondito e un convegno sull’argomento. Giulio Biino, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, esprime grande soddisfazione per il supporto del ministero, riconoscendo un contributo significativo all’impegno continuo del settore notarile nella protezione dei diritti dei cittadini più vulnerabili. Il ministero ha manifestato il suo pieno sostegno al Notariato, promuovendo un’iniziativa congiunta per lo sviluppo di una proposta legislativa che rispecchi i risultati dello studio realizzato. Anche Aisla, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, ha accolto con favore questa decisione. Fulvia Massimelli, presidente nazionale di Aisla, ha espresso gratitudine per il riconoscimento di un diritto essenziale per la dignità individuale, come garantito dalla Convenzione di New York sui Diritti delle Persone con Disabilità, cui l’Italia è parte. La campagna di Aisla per l’adozione della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) ha preso avvio nel 2015 durante il 50° Congresso Nazionale del Notariato a Milano, segnando un progresso sostanziale nella partecipazione attiva delle persone con disabilità nelle transazioni legali, paragonabile alla comunicazione orale. (Diogenenews 24/04/2024)
Uk: la Camera dei Comuni approva la legge che autorizza la deportazione dei migranti in Ruanda
Diogenenews 24/04/2024: Il parlamento di Westminster ha approvato, nel cuore della notte, il “Safety of Rwanda Bill”, una legge promossa due anni fa dall’allora primo ministro Boris Johnson, che autorizza la deportazione di numerosi richiedenti asilo verso il Rwanda. Questa legislazione, oggetto di lunghe discussioni tra la Camera dei Lord e quella dei Comuni, è pronta per ricevere il “Royal Assent” da parte di Re Carlo III, ultimo step necessario prima della sua entrata in vigore. Il primo ministro attuale, Rishi Sunak, ha annunciato che le prime deportazioni potrebbero avvenire nelle prossime dieci a dodici settimane, con un primo gruppo di individui già identificato come non aventi diritto di rimanere nel Regno Unito. Questa mossa del governo ha scatenato la reazione di importanti enti beneficenti britannici specializzati in questioni migratorie, che hanno promesso di sfidare la decisione in tribunale. In passato, i giudici hanno già bloccato tentativi simili di deportazione, citando violazioni dei diritti umani. Anche la Corte Suprema, nel novembre scorso, ha espresso dubbi sulla sicurezza del Rwanda come destinazione, evidenziando il rischio che i deportati possano essere rimandati nei loro paesi d’origine, dove potrebbero subire torture e persecuzioni. Raymond Friel, amministratore delegato di Caritas Social Action, ha duramente criticato la legge, descrivendola come “disumana, assurda, crudele, degradante e umiliante”. Ha inoltre sottolineato che la Corte Europea dei Diritti Umani ha già dichiarato illegale simili misure. Nonostante le limitate risorse economiche, Caritas sta cercando di mobilitare l’opinione pubblica e i parlamentari contro questa legislazione, auspicando che altre organizzazioni caritatevoli possano intervenire legalmente per impedire le deportazioni. L’opinione pubblica britannica appare divisa sul “Rwanda Bill”, percepito da molti come un approccio estremo alla questione migratoria. Nonostante ciò, il governo britannico, sostenuto da una parte dell’elettorato conservatore più radicale, prosegue nel suo intento, convinto che il piano possa fungere da deterrente contro l’arrivo di migranti attraverso la Manica. Questa strategia è vista come cruciale da Rishi Sunak, soprattutto in un momento in cui i sondaggi mostrano il partito conservatore in netto svantaggio rispetto a quello laburista. (Diogenenews 24/04/2024)
Undici anni fa il crollo del Rana Plaza, simbolo dello sfruttamento nelle fabbriche tessili, in cui morirono 1135 persone e rimasero ferite in 2438
Diogenenews 24/04/2024: In Francia, il dibattito legislativo si accende con la proposta di legge volta a mitigare gli impatti negativi della fast fashion, ora in attesa di approvazione dal Senato dopo il via libera della Camera il 14 marzo. Parallelamente, si registra un movimento a rilento a livello europeo. Tuttavia, Francia, Germania e Italia hanno mostrato resistenze nel percorso verso l’adozione della direttiva europea sul dovere di diligenza delle imprese per i diritti umani e l’ambiente, che ha trovato consenso solo il 15 marzo dopo lunghi negoziati. La direttiva prende spunto dal tragico crollo del Rana Plaza in Bangladesh il 24 aprile 2013, che causò la morte di 1135 persone e il ferimento di altre 2438, prevalentemente donne impiegate nelle fabbriche tessili del complesso, che lavoravano per brand noti come Benetton, Carrefour, Auchan, Mango e Primark, in condizioni di totale mancanza di diritti e protezioni. Secondo l’ONG svizzera Public Eye, oltre a dodici imprese direttamente coinvolte, trentadue marchi potrebbero essere ricondotti al disastro. La situazione delle lavoratrici nel settore tessile è particolarmente grave: secondo la Clean Clothes Campaign, le donne costituiscono l’80% della forza lavoro globale nel tessile, percentuale che sale all’85% in Bangladesh e al 90% in Cambogia. Il 93% di queste lavoratrici percepisce uno stipendio che non può essere considerato dignitoso, e discriminazione salariale, molestie e violenze sono all’ordine del giorno. Le operaie tessili bengalesi sono in lotta da mesi per rivendicare un aumento salariale, con richieste sindacali ben superiori alle offerte attuali. In risposta ai crescenti appelli per il miglioramento delle condizioni lavorative, post-Rana Plaza, le multinazionali si sono limitate a promesse non mantenute, mentre sul fronte legislativo si sono registrati timidi progressi. In Bangladesh è stato firmato un accordo per la sicurezza degli edifici e la prevenzione degli incendi, seguito da un patto simile in Pakistan nel 2022, con l’adesione di 187 aziende. La Francia è stata pioniera nel 2017, introducendo una legge che impone alle grandi imprese transnazionali di sviluppare un piano di vigilanza per identificare e prevenire rischi di violazioni dei diritti umani e danni ambientali. Seguendo l’esempio francese, anche altri paesi europei hanno adottato o stanno discutendo leggi simili. La proposta di direttiva Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD) del 2022 mira a colmare le lacune a livello europeo, obbligando le grandi imprese a garantire che le loro catene di approvvigionamento non nuocciano ai lavoratori né all’ambiente. Nonostante ciò, modifiche recenti hanno ridotto le ambizioni iniziali, come sottolineato da Maddalena Neglia della FIDH, evidenziando un potenziale impatto limitato per le vittime e un’esclusione di settori cruciali dalla direttiva. In conclusione, nonostante gli sforzi di responsabilizzazione aziendale, l’industria tessile continua a mostrare resistenze significative, soprattutto in termini di salari e repressione sindacale, con l’ONG Public Eye che critica la persistenza di un modello d’affari quasi invariato rispetto a dieci anni fa. (Diogenenews 24/04/2024)
Il Cnca sulle violenze su minori carcere Beccaria chiede di recuperare la centralità dell’educazione negli istituti di pena
Diogenenews 24/04/2024: Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ha manifestato una “profonda preoccupazione” riguardo alle recenti scoperte dell’inchiesta che ha coinvolto vari agenti dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano. Il CNCA sostiene che la vicenda evidenzia l’importanza di considerare la detenzione come ultima ratio per i minorenni, in linea con il principio fondamentale del Dpr 448/88 che regola la giustizia minorile in Italia, favorendo alternative come la messa alla prova. Tuttavia, il CNCA critica il recente disegno di legge Caivano per aver ampliato il ricorso alla detenzione, limitando l’applicabilità della messa alla prova a minori reati. Inoltre, il CNCA enfatizza la necessità di ristabilire l’educazione come elemento centrale anche nei contesti penitenziari, sottolineando che l’obiettivo dovrebbe essere la rieducazione e responsabilizzazione dei giovani rei. Critica l’approccio attuale incentrato su contenimento e farmacologia, che contribuisce a un ambiente penitenziario più incline alla violenza e alla gestione problematica dei detenuti. Per questo motivo, il CNCA propone che gli agenti penitenziari, insieme agli educatori, siano coinvolti in programmi formativi continui per la rieducazione. Infine, il CNCA segnala che l’istituto Beccaria soffre da anni di problemi strutturali e di gestione, evidenziati da allarmi continui nel corso degli anni, mancanza di un direttore stabile per vent’anni, carenze di personale e lunghi periodi di chiusura per ristrutturazioni. Sottolinea l’importanza di investimenti adeguati e di una maggiore attenzione alle istituzioni penitenziarie per prevenire la creazione di ambienti dannosi e violenti. (Diogenenews 24/04/2024)
In Cina per il governo la povertà estrema è scomparsa nel 2020, ma una parte della popolazione continua a vivere in condizioni molto precarie
Diogenenews 24/04/2024: Il governo cinese afferma di aver eliminato la povertà estrema dal 2020, risultato di un decennio di intensi sforzi. Sebbene il benessere generale della popolazione sia migliorato, soprattutto nel settore tecnologico avanzato, molte aree rurali continuano a confrontarsi con gravi difficoltà economiche. Un reportage di Franceinfo ci racconta come un esempio emblematico sia il Gansu, una delle province più povere nel nord della Cina, dove la vita quotidiana rimane una lotta. In uno dei villaggi di questa regione, i suoni degli scavi spezzano il silenzio. Una donna di 72 anni lavora nei campi con il marito, guadagnando pochi euro al giorno: “Devo lavorare per poter mangiare. Coltivo verdure; se crescono bene, guadagno di più. Altrimenti, guadagno meno. Con qualche mese di lavoro, racimolo solo qualche soldo”. Nonostante il villaggio sia stato dichiarato libero dalla povertà quattro anni fa grazie agli aiuti statali, la sospensione dei sussidi ha lasciato la comunità senza ulteriore supporto in un’area già difficile per l’agricoltura. Mentre una strada nazionale collega il villaggio al capoluogo di provincia Lanzhou, le opportunità economiche locali rimangono scarse. Un uomo del posto, alternando il lavoro nel suo piccolo negozio di alimentari con l’agricoltura, racconta: “Viviamo di quello che produciamo, ma è difficile. Coltivo patate e mais, ma è molto secco e i prezzi sono bassi. Il negozio aiuta, ma non è sufficiente.” Un vicino 68enne, sopravvivendo con poco più di tre euro al giorno, mette in dubbio la narrazione ufficiale sull’eliminazione della povertà estrema, un obiettivo chiave del presidente Xi Jinping. “Ci sono famiglie più povere di me che ricevono aiuti, io no. Le famiglie sono classificate in livelli in base al reddito, ma la povertà è ancora una realtà qui.” In un altro villaggio vicino, una coppia anziana alleva pecore per sostenersi. “Se non fosse per queste pecore, non avrei entrate. Mi aiutano a comprare medicine e a coprire spese essenziali, ma non bastano per tutto,” spiega l’uomo, sottolineando la scarsità di risorse e la speranza di ulteriore assistenza governativa. Questi racconti rurali sono distanti dalle grandi fabbriche che sostengono l’economia cinese globale e sottolineano come il rallentamento post-Covid abbia influito anche nelle campagne. Gli agricoltori locali dipendono da pensioni esigue, spesso non superiori a 113 yuan al mese, circa 14 euro, dimostrando le sfide persistenti nonostante le affermazioni di progresso ufficiale. (Diogenenews 24/04/2024)
I paesi africani devono raddoppiare gli sforzi per sradicare la povertà
Diogenenews 24/04/2024: Durante il suo discorso al decimo Forum regionale africano sullo sviluppo sostenibile tenutosi ad Addis Abeba, il ministro etiope per la Pianificazione e lo Sviluppo, Fitsum Assefa Adela, ha esortato i paesi africani a intensificare gli sforzi per eliminare la povertà e perseguire uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Questo rafforzamento è essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030, che includono sfide legate al clima, alla biodiversità, all’energia, all’acqua, alla prosperità economica, alla pace, all’agricoltura e all’educazione, oltre agli obiettivi dell’Agenda dell’Unione Africana per trasformare il continente in una potenza globale. “La vasta sfida che ci troviamo di fronte oggi richiede un impegno fermo per eliminare la povertà e per l’implementazione efficace di soluzioni sostenibili, resilienti e innovative”, ha dichiarato Fitsum Assefa Adela. Ha inoltre ribadito l’importanza della solidarietà e della collaborazione per realizzare una visione comune di un mondo equo e sostenibile per le generazioni presenti e future. Il ministro ha sottolineato la necessità di dare priorità ai gruppi più vulnerabili, assicurando che le politiche adottate siano guidate da principi di equità, solidarietà e sostenibilità. Durante il forum, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di vari paesi africani, ha messo in evidenza che l’eliminazione della povertà deve essere considerata una priorità urgente, richiedendo un approccio olistico e integrato che preveda investimenti significativi in settori come la pace, l’educazione e le infrastrutture sanitarie. “Con questo approccio globale possiamo affrontare le radici del problema anziché limitarci a curare i sintomi”, ha concluso Fitsum Assefa Adela.
(Diogenenews 24/04/2024)
La Spagna è il Paese europeo dove ci sono più inquilini a rischio povertà
Diogenenews 24/04/2024: In Spagna, il mercato degli affitti continua a mettere sotto pressione gli inquilini, con il 45% delle famiglie che affittano esposte a un rischio di povertà o esclusione sociale, una percentuale molto superiore alla media dell’Unione Europea del 31%. Questo dato emerge dalla Relazione annuale 2023 della Banca di Spagna, che evidenzia come, nonostante un aumento medio dei prezzi degli affitti del 2% negli ultimi mesi, la situazione economica di molti inquilini rimanga precaria. Il rapporto sottolinea che in Spagna il carico finanziario legato agli affitti incide significativamente sul reddito delle famiglie, particolarmente quelle con entrate più basse. Circa il 40% delle famiglie in affitto sul mercato nel 2022 si trovava in una condizione di sforzo eccessivo, dovendo destinare oltre il 40% del proprio reddito agli affitti, ben 20 punti percentuali sopra la media dell’UE-27. Queste condizioni limitano fortemente la capacità delle famiglie di risparmiare e di accedere alla proprietà. Il 61% delle famiglie che vivono in affitto nel 2021 non disponeva dei risparmi necessari per l’acquisto di una casa nel proprio comune, considerando le spese iniziali e le tasse legate all’acquisto. La situazione è aggravata dall’aumento dei tassi di interesse, che renderebbe ancora più difficile per il 55% delle famiglie affrontare i mutui nel 2023, rispetto ai tassi di interesse medi del 3,9%. La Banca di Spagna propone una serie di misure per mitigare questi problemi, tra cui l’espansione del patrimonio immobiliare sociale e la promozione della collaborazione pubblico-privato per aumentare l’offerta abitativa. Suggerisce inoltre di rivedere la tassazione sulla proprietà per favorire l’accesso agli alloggi, evitando al contempo un’eccessiva tassazione che potrebbe rialzare i prezzi finali delle abitazioni. Infine, il rapporto critica la gestione delle case disabitate, che in Spagna ammontano a quasi 4 milioni, proponendo che un incremento significativo del patrimonio di alloggi pubblici in affitto potrebbe aiutare a raggiungere standard europei più equi. Diogenenews 24/04/2024:
La Corte Suprema del Texas sospende il programma di riduzione della povertà
Diogenenews 24/04/2024: Il Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton, ha intensificato gli sforzi per bloccare il programma di reddito di base garantito Uplift Harris nella contea di Harris, ottenendo un’importante vittoria preliminare dalla Corte Suprema del Texas. Martedì, la corte ha votato per sospendere temporaneamente il programma, in risposta a una petizione di emergenza presentata dall’ufficio di Paxton, che sosteneva un’imminente violazione costituzionale. Nonostante le corti distrettuali e d’appello avessero precedentemente respinto le richieste di Paxton, la Corte Suprema ha bloccato il lancio del programma, previsto per inviare assegni da 500 dollari a quasi 2.000 residenti, sostenendo che l’introduzione del programma potesse causare problemi irreversibili. Paxton ha argomentato che il programma, senza vincoli sufficienti e potenzialmente in violazione della Costituzione texana, avrebbe potuto prolungare il contenzioso ben oltre la durata stessa del progetto pilota di 18 mesi. La questione ha acquisito anche connotazioni di guerra culturale, con Paxton che ha descritto il programma come un “esperimento socialista” e un possibile quid pro quo elettorale. Le tensioni sono state acuite dalle dichiarazioni di John Devine, giudice della Corte Suprema del Texas, che ha fatto eco alle teorie del rifiuto elettorale, descrivendo le elezioni del 2020 come corrotte e suggerendo che le riforme elettorali della contea di Harris durante la pandemia fossero un tentativo dei democratici di manipolare il voto. Il Procuratore della contea di Harris, Christian Menefee, ha espresso delusione per la decisione della corte, sottolineando la politicizzazione percepita della Corte Suprema del Texas. Ha anche criticato le affermazioni di Devine come inappropriatamente partigiane, specie considerando che la contea di Harris si trova frequentemente al centro di contenziosi statali. Menefee ha espresso scetticismo sulla possibilità che Devine possa agire con imparzialità in futuri casi che coinvolgono la contea. (Diogenenews 24/04/2024)
In Germania una donna anziana su cinque deve affrontare la povertà
Diogenenews 24/04/2024: In Germania, il divario pensionistico di genere, ovvero la differenza tra il reddito pensionistico percepito da uomini e donne, è stato quantificato al 27,1%, secondo l’ultima relazione dell’Ufficio federale di statistica. Questo squilibrio ha conseguenze significative sul rischio di povertà, con il 20,8% delle donne di età pari o superiore a 65 anni esposte a tale rischio, contro il 15,9% degli uomini della stessa fascia d’età. Il reddito pensionistico include varie forme di pensioni, che vanno dalle prestazioni di vecchiaia a quelle per superstiti e individuali private. La soglia di rischio povertà è definita come un reddito inferiore al 60% del reddito medio della popolazione, calcolato in base alla dimensione e composizione del nucleo familiare. Il divario di reddito tra i sessi, che vede le donne anziane guadagnare in media 18.663 euro all’anno rispetto ai 25.599 euro degli uomini, può essere attribuito a fattori quali l’occupazione part-time, i lavori meno retribuiti e gli intervalli di carriera dovuti alla cura dei figli e di altri familiari. Questi elementi contribuiscono a ridurre il reddito accumulato dalle donne durante la loro vita lavorativa, portando a pensioni sensibilmente inferiori. Inoltre, l’Ufficio federale di statistica ha segnalato che escludendo le pensioni interdipendenti, che spesso sono versate dopo la morte del coniuge, il divario pensionistico di genere potrebbe salire fino al 39,4%. Si è osservato che il 29% delle donne riceve pagamenti dalla pensione di un partner deceduto, il che evidenzia ulteriormente le disparità di genere nel sistema pensionistico tedesco. (Diogenenews 24/04/2024)
La povertà infantile in Spagna costa più di 60 mila milioni di euro all’anno
Diogenenews 24/04/2024: In Spagna, circa 2,2 milioni di bambini e adolescenti, pari al 30% della popolazione giovanile, sono a rischio di povertà o esclusione sociale, posizionando il paese al 21° posto su 40 per il benessere infantile secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Questo stato di povertà non solo compromette lo sviluppo personale dei giovani, ma incide negativamente anche sul tessuto economico e sociale del paese, rappresentando un costo annuo superiore ai 60 miliardi di euro in termini di perdita di reddito e problemi di salute. La piattaforma #WeMuchoQueDecir, gestita da SOS Villaggi dei Bambini, mette in luce come la mancanza di risorse materiali ed emotive impedisca ai giovani di svilupparsi pienamente e come le politiche di lotta alla povertà infantile siano non solo un imperativo morale ma anche un investimento economicamente sostenibile. Il tasso di povertà relativa, misurato in Spagna, è fissato al 60% del reddito mediano per unità di consumo familiare, evidenziando le difficoltà economiche di molte famiglie, aggravate ulteriormente dalla pandemia. Il rapporto AROPE offre una visione più ampia della povertà, considerando aspetti come l’accesso limitato a beni e servizi essenziali, riscaldamento adeguato e la possibilità di andare in vacanza una volta all’anno. In questo contesto, il 33% dei minori fino a 16 anni vive in condizioni di rischio, con esigenze urgenti in termini di alimentazione, salute e istruzione. La testimonianza di Tamara Bravo, madre di due figlie e disoccupata, illustra drammaticamente queste sfide, vivendo con soli 230 euro al mese e incapace di soddisfare le necessità basilari come il cibo adeguato o il riscaldamento invernale. Miguel Manau Penella, direttore dei Centri Diurni SOS Villaggi dei Bambini in Aragona, sottolinea l’importanza dell’intervento politico e della prevenzione per affrontare queste problematiche e migliorare la qualità della vita delle famiglie vulnerabili. (Diogenenews 24/04/2024)


