Diogene – Agenzia 22/04/2024

La crisi delle infrastrutture mediche del Pakistan rende inaccessibili i farmaci essenziali

Diogenenews 22/04/2024: Molti cittadini del Pakistan si trovano senza accesso all’assistenza sanitaria di base, con infrastrutture mediche in condizioni preoccupanti, come riportato da The News International. La realtà di questo deficit è particolarmente grave per coloro che hanno bisogno di farmaci fondamentali come l’insulina, il cui costo rappresenta una porzione significativa del loro reddito. I pakistani diabetici spendono in media il 40% del loro stipendio per una sola iniezione di insulina ogni dieci giorni, una situazione riflessa nella vita di milioni di pakistani che dipendono da fonti di beneficenza incerte per ottenere i loro medicinali salvavita. Uno studio di Sehat Kahani, un’organizzazione sanitaria non governativa del Pakistan, rivela che più della metà della popolazione del paese non ha accesso ai servizi sanitari essenziali e circa il 42% è privo di qualsiasi copertura sanitaria. La situazione è aggravata dall’aumento dei prezzi di 146 farmaci essenziali a febbraio, rendendo questi trattamenti ancora meno accessibili per chi ha redditi limitati. Il sostegno finanziario del governo per la sanità è drammaticamente basso, con solo lo 0,84% del PIL dedicato all’assistenza sanitaria nel 2021, un calo rispetto allo 0,94% del 2019 e ben al di sotto del 2,62% medio degli altri paesi a reddito medio-basso. Inoltre, il Pakistan si posiziona al 176° posto su 189 paesi per la spesa governativa in sanità in rapporto alla grandezza della sua economia, evidenziando la mancanza di prioritizzazione del finanziamento della salute da parte del governo. Nel contesto di questa crisi sanitaria, una organizzazione per i diritti umani del Pakistan ha promosso una campagna chiamata “Il diritto alla salute: un manifesto popolare”, per chiedere che il diritto alla salute sia riconosciuto come un diritto costituzionale, sottolineando l’urgente necessità di un cambiamento nella gestione e nel finanziamento dell’assistenza sanitaria nel paese. (Diogenenews 22/04/2024)


I Talebani in Afghanistan chiudono un mercato gestito dalle donne

Diogenenews 22/04/2024: La condizione delle donne in Afghanistan continua a deteriorarsi sotto il regime talebano. Un recente esempio di questo declino è la chiusura temporanea del mercato “Khadijah Al-Kubra”, esclusivamente femminile, nella città di Mazar-e-Sharif. Secondo quanto riportato dalla Khaama Press, la chiusura è avvenuta sabato a causa del mancato pagamento degli affitti e delle bollette dell’acqua. Il canone di locazione mensile di ogni negozio ammonta a 2.700 afghani, somma che non è stata versata negli ultimi due mesi. Inoltre, le gestrici del mercato hanno imposto alle titolari dei negozi un ultimatum di dieci giorni per saldare i debiti, minacciando la rescissione dei contratti in caso di mancato pagamento. Il mercato Khadijah Al-Kubra, insieme al vicino mercato Rabia Balkhi, serve principalmente una clientela femminile e conta rispettivamente circa 200 e 400 negozi attivi. Questo episodio si inserisce in un contesto di grave instabilità economica che affligge il paese, aggravato dal ritorno al potere dei talebani e da una profonda crisi umanitaria. Le donne, in particolare, subiscono le conseguenze delle severe restrizioni imposte in termini di lavoro e libertà di movimento, che hanno intensificato le loro già gravi difficoltà economiche e sociali. (Diogenenews 22/04/2024)


Da inizio anno sono sbarcate sulle coste italiane 16.090 persone

Diogenenews 22/04/2024: Sono finora 16.090 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 35.651 mentre nel 2022 furono 8.709. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Da oltre 10 giorni non sono state registrate persone in arrivo sulle nostre coste: il totale delle persone arrivate via mare in Italia ad aprile è quindi fermo a 4.674. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 14.506, mentre nel 2022 furono 3.929. Degli oltre 16mila migranti sbarcati in Italia nel 2024, 3.425 sono di nazionalità bengalese (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (2.460, 15%), Tunisia (2.224, 14%), Guinea (1.629, 10%), Egitto (1.037, 7%), Pakistan (690, 4%), Mali (596, 4%), Sudan (497, 3%), Gambia (495, 3%), Costa d’Avorio (472, 3%) a cui si aggiungono 2.565 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 2.335 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 22 aprile. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2023 sono stati 18.820, 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017. (Diogenenews 22/04/2024)


Unicef: metà dei 47.500 bambini uccisi e mutilati tra il 2018 e il 2022 causati da uso di armi esplosive in aree popolate

Diogenenews 22/04/2024: Tra il 2018 e il 2022, le armi esplosive sono state responsabili di circa metà – il 49,8% – degli oltre 47.500 casi di bambini uccisi e mutilati verificati dalle Nazioni Unite in più di 24 zone di conflitto a livello globale. La grande maggioranza dei casi è avvenuta in aree popolate. Lo denuncia oggi l’Unicef in una nota nella quale sottolinea che “l’utilizzo di armi esplosive in aree popolate (Ewipa – Explosive Weapons in Populated Areas) rappresenta una minaccia immensa per i bambini nel mondo. Con l’incremento di guerre urbane, l’uso di armi progettate per i campi di battaglia è una realtà comune in città, paesi, villaggi e aree popolate, con conseguenze devastanti sulle popolazioni di giovani. Nei cinque anni fino al 2022, le armi esplosive hanno ucciso o seriamente ferito quasi il doppio dei bambini uccisi o feriti da colpi d’arma da fuoco e altre armi”. “Le prove sono inconfutabili”, ha dichiarato Ted Chaiban, vicedirettore generale dell’Unicef, evidenziando che “quando le armi esplosive vengono usate in aree popolate, i bambini soffrono profondamente, non solo fisicamente ma in ogni aspetto della loro vita”. “Il fatto che l’uso di armi esplosive sia all’origine della metà di tutte le vittime fra i bambini – ha osservato – non solo ricorda l’impatto catastrofico e le terribili conseguenze per i bambini, ma mostra anche i progressi che potrebbero essere compiuti con un’azione significativa per impedirne l’uso nelle aree popolate”. Per l’Unicef, l’incontro questa settimana ad Oslo, in Norvegia, in occasione della prima conferenza di aggiornamento sulla Dichiarazione politica dell’utilizzo di armi esplosive in aree popolate, che è stata adottata a Dublino nel novembre 2022, fornisce un’opportunità cruciale per proteggere meglio i bambini, le loro famiglie e le comunità da conflitti armati. Approvata da 85 Paesi, la Dichiarazione impegna gli Stati ad adottare misure per evitare danni civili quando vengono condotte operazioni militari in aree popolate. “Migliaia di giovani vite vengono bruscamente interrotte o alterate per sempre ogni anno”, ha proseguito Chaiban. “Oltre le ferite e le cicatrici fisiche dei bambini – spesso meno visibili – i bambini subiscono ulteriori impatti psicologici, formativi e sociali, spesso meno visibili, che possono persistere per tutta la vita, creando cicli di difficoltà e sofferenza”. “L’impegno costante dei leader mondiali e l’attuazione della Dichiarazione sulle armi esplosive in aree popolate sono fondamentali per invertire la tendenza contro l’uso di armi esplosive nelle aree popolate”, ha concluso Chaiban: “La comunità internazionale continua ad assistere agli indicibili danni causati da queste armi e noi dobbiamo intraprendere un’azione decisiva per proteggere le nostre generazioni future. Il costo dell’inazione è troppo alto: un prezzo pagato dai nostri bambini”. (Diogenenews 22/04/2024)


Alleanza contro la Povertà: un’analisi del portavoce Antonio Russo sugli ultimi dati Istat Bes

Diogenenews 22/04/2024: La recente pubblicazione del Rapporto Bes 2023 da parte dell’Istat ha confermato un preoccupante aumento della povertà assoluta in Italia, una situazione che si aggrava dal 2014. Secondo il rapporto, il rischio di povertà nel Paese è notevolmente superiore alla media europea, con l’Italia al 20,1% contro il 16,5% dell’UE27. Inoltre, la percentuale di famiglie italiane che vivono in condizioni di povertà assoluta sta crescendo costantemente, influenzata negativamente dall’introduzione del Reddito di cittadinanza nel 2019, un sussidio non adeguato all’inflazione e altre prestazioni sociali. Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia, commenta con allarme i dati emersi: nel 2023, l’8,5% delle famiglie italiane si trovava in stato di povertà assoluta, un leggero aumento rispetto all’8,3% del 2022, ma significativamente maggiore rispetto al 6,2% del 2014. Russo sottolinea l’importanza di affrontare con urgenza questa situazione, che vede l’Italia soffrire più del resto d’Europa sotto il peso della povertà. Il quadro si complica ulteriormente con il ritorno dell’inflazione, che nel marzo del 2024 ha toccato l’1,2%, causando un incremento del costo della vita stimato in 393 euro annui per famiglia. Questo aumento è particolarmente gravoso per le famiglie a basso reddito, che si trovano costrette a rinunciare a spese essenziali, incluso l’accesso alle cure mediche. Il rapporto Bes evidenzia infatti che nel 2023, il 4,2% degli italiani ha dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici a causa di problemi economici, un aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Russo lancia un appello al governo per adottare misure più incisive per combattere la povertà, criticando le politiche attuali che hanno ridotto l’efficacia del sostegno pubblico e escluso milioni di persone. Sottolinea la necessità di un incontro con la ministra Calderone per discutere proposte concrete che possano estendere il supporto a un numero maggiore di famiglie e ripristinare un approccio più universalistico al problema. La priorità, secondo Russo, è liberare centinaia di migliaia di famiglie italiane dalla povertà assoluta, sperando in un’imminente risposta dal governo per affrontare questa crescente crisi sociale. (Diogenenews 22/04/2024)


Le donne della Martinica boicottano le elezioni per protesta contro la povertà crescente

Diogenenews 22/04/2024: Il 21 aprile 1944, la Francia concesse il diritto di voto alle donne, un traguardo significativo che tuttavia arrivò più tardi rispetto a molti altri paesi sviluppati, come la Nuova Zelanda dove le donne votano dal 1893 e la Finlandia dal 1906. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo che le donne francesi ebbero contribuito significativamente sia nella manodopera che nella Resistenza, la loro capacità di partecipare alla vita politica divenne indiscutibile e il generale de Gaulle autorizzò il loro diritto di voto e di candidatura. Nonostante il progresso iniziale, le donne rimangono ancora sottorappresentate nella politica francese. Al 2024, solo il 37% dei membri dell’Assemblea nazionale è femminile. In Martinica, la situazione è simile: nonostante le donne rappresentino il 61% degli iscritti alle liste elettorali, solo 6 dei 34 comuni sono guidati da donne e c’è solo una senatrice donna su due eletti al Senato. Recentemente, le donne in Martinica hanno mostrato una crescente disaffezione per la politica, complicata da candidati poco convincenti e da condizioni sociali stagnanti nonostante le promesse politiche. Inoltre, un elevato tasso di povertà, che colpisce principalmente le famiglie monoparentali femminili, e un tasso di astensione record registrato nelle elezioni del 2022, dimostrano la sfiducia generale verso il cambiamento politico tramite il voto. Rita Bonheur, presidente dell’Unione delle Donne della Martinica (UFM), sottolinea questa sfiducia e il disagio verso certi attori politici, evidenziando come le urgenze quotidiane come la disoccupazione, la cura dei figli e la lotta per un reddito adeguato spesso prendano precedenza sulle attività elettorali. L’UFM ha anche organizzato movimenti di protesta, come quello contro il pesticida clordecone, per affrontare problemi specifici che affliggono la comunità. Questo scenario riflette una realtà in cui il diritto di voto, pur essendo un potente strumento di empowerment, non sempre si traduce in un miglioramento tangibile delle condizioni di vita, soprattutto quando le strutture politiche e sociali non supportano efficacemente le necessità e le aspirazioni delle donne. (Diogenenews 22/04/2024)


Il periodo pasquale mette in luce la povertà in Israele

Diogenenews 22/04/2024: La domanda di cesti alimentari da parte degli israeliani sta crescendo vertiginosamente, specialmente in vista della festività pasquale, come riferito dall’organizzazione “Tachlit”, che ha registrato un incremento del 350%. Tale aumento è attribuito all’impennata dei prezzi e all’inefficace risposta governativa nel contrastare la povertà in Israele. Le famiglie che richiedono aiuto, secondo “Tachlit”, sono spesso lavoratori che faticano a raggiungere la fine del mese; il 35% di queste proviene dal centro del paese e le restanti da altre aree. L’organizzazione nota che un numero crescente di persone non esita più a richiedere assistenza. “Il significativo aumento della richiesta di cesti alimentari e di sostegno durante l’anno coinvolge anche famiglie di quella che una volta era considerata la classe media, ora divenuta classe povera”, ha commentato il rabbino Aharon Cohen, amministratore delegato di Tachlit. Un sondaggio condotto dalla ONG “Latet” rivela che circa un terzo degli israeliani (32,7%) prevede di dover ridurre le spese alimentari a causa dell’aumento dei prezzi. Il 27,2% ha già tagliato le spese in previsione della Pasqua ebraica e l’80,8% intende fare acquisti in modo più ponderato. Inoltre, circa un quarto degli intervistati prevede di dover richiedere un prestito per affrontare le spese pasquali. Il 31% degli israeliani ritiene che la propria situazione economica sia peggiorata rispetto al periodo pre-Covid-19, e il 26,8% afferma che il reddito familiare è appena sufficiente, o addirittura insufficiente, a coprire tutte le spese mensili. “L’escalation dei prezzi globali e l’inflazione stanno erodendo ulteriormente il limitato potere d’acquisto delle persone più svantaggiate, complicando la loro già difficile lotta quotidiana per la sopravvivenza e mettendo a dura prova la loro capacità di affrontare dignitosamente le festività”, ha dichiarato Eran Weintraub, CEO di Latet. (Diogenenews 22/04/2024)


In Brasile nel 2023 la povertà estrema ha raggiunto il suo livello più basso

Diogenenews 22/04/2024: Nel 2023, il Brasile ha registrato il livello più basso di povertà estrema nella sua storia, con solo l’8,3% della popolazione, corrispondente a 16,9 milioni di individui, che vivono in condizioni di grave indigenza. Questo rappresenta una riduzione di 2,6 milioni di persone rispetto al 2022, secondo quanto riferito dal Centro di Politiche Sociali della Fondazione Getulio Vargas (FGV). La notizia arriva in seguito all’annuncio dell’Istituto Nazionale di Geografia e Statistica del Brasile (IBGE), che giovedì ha confermato che l’indice di disuguaglianza sociale, misurato attraverso l’indice di Gini, è rimasto al suo minimo storico di 0,518 l’anno scorso. Inoltre, il reddito medio per persona è aumentato dell’11,5% rispetto al 2022, raggiungendo un nuovo massimo di 1.848 reais al mese (circa 355 dollari). La soglia di povertà estrema definita dalla FGV è di 303 reais al mese (circa 58 dollari) per persona, considerando tutte le fonti di reddito. Il miglioramento significativo nelle condizioni economiche è attribuito, tra le altre cose, all’aumento del reddito medio tra i brasiliani, che ha visto una crescita a doppia cifra in quasi tutte le fasce di reddito nel 2023. Il rapporto FGV evidenzia inoltre il successo del programma di trasferimento di reddito Bolsa Familia, che non solo ha contribuito alla diminuzione della povertà ma ha anche favorito il mercato del lavoro senza ostacolarlo, come dimostra l’aumento dei salari e del numero di lavoratori occupati. Dal dicembre 2019, alla vigilia della pandemia, fino al dicembre 2023, il numero di famiglie beneficiarie del Bolsa Familia è cresciuto del 60%, passando da 13,2 milioni a 21,1 milioni. Di conseguenza, le risorse destinate mensilmente al programma sono aumentate notevolmente, passando da 2,1 miliardi a 14,2 miliardi di reais (da circa 403 milioni a 2,731 miliardi di dollari). (Diogenenews 22/04/2024)


Messico: nei distretti di Huehuetoca metà della popolazione vive in povertà

Diogenenews 22/04/2024: In Messico, la povertà rappresenta una delle principali sfide per le autorità, con una situazione particolarmente critica in diverse regioni del paese, tra cui alcune zone rurali e comunità indigene. In particolare, il comune di Huehuetoca, nello Stato del Messico, richiede un’attenzione immediata a causa delle sue condizioni di svantaggio evidenti. Sotto la guida del presidente Andrés Manuel López Obrador, il governo messicano ha collaborato con varie organizzazioni nazionali e internazionali per implementare politiche di sostegno sociale ed economico. Questi programmi mirano a ridurre i tassi di povertà e a migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso iniziative che includono trasferimenti di reddito, promozione dell’occupazione e dell’istruzione, e miglioramento delle infrastrutture e servizi essenziali nelle comunità più marginalizzate. La povertà, tuttavia, non si valuta solo attraverso l’accesso ai servizi pubblici, ma tramite una serie di indicatori che comprendono sia le risorse economiche sia le carenze sociali. Si considera in povertà chi non dispone delle risorse necessarie per garantirsi una qualità di vita adeguata, ma anche chi è privo di accesso a servizi sanitari, istruzione, sicurezza sociale, alloggi di qualità e alimentazione adeguata. Huehuetoca è un esempio emblematico: situato nella Zona Metropolitana della Valle del Messico, il comune sperimenta una dinamica influenzata dalla vicinanza a Città del Messico. Nonostante la crescita demografica e lo sviluppo infrastrutturale, sorprende che quasi la metà dei suoi abitanti viva in condizioni di povertà. L’ultimo censimento dell’Istituto nazionale di statistica e geografia (Inegi) ha rilevato che su 155.629 residenti, 89.723 vivono in povertà, e 9.703 in condizioni di povertà estrema. La Segreteria del Welfare ha identificato gravi carenze abitative: centinaia di case hanno pavimenti in terra battuta, tetti costruiti con materiali precari e un accesso inadeguato ai servizi essenziali come acqua potabile, drenaggio e elettricità, rendendo difficile la vita quotidiana di molti. Nonostante queste difficoltà, la Segreteria del Welfare classifica il livello di emarginazione a Huehuetoca come basso, sebbene ci siano decine di aree urbane che necessitano di interventi prioritari. Questa contraddizione tra le statistiche ufficiali e la realtà quotidiana riflette la complessità e l’urgenza delle sfide legate alla povertà che il Messico deve affrontare. (Diogenenews 22/04/2024)


Una tassa sui ricchi non è più un tabù per Fmi e Banca Mondiale

Diogenenews 22/04/2024: La Banca Mondiale ha annunciato l’intenzione di espandere e migliorare le proprie operazioni, con l’obiettivo di incrementare i finanziamenti per il clima e per progetti infrastrutturali, quali ferrovie o laboratori per la prevenzione delle pandemie. Queste ambizioni sono state discusse anche durante l’incontro congiunto di primavera con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a Washington, conclusosi di recente. In quest’ottica di crescita, la Banca Mondiale ha ottenuto promesse di capitale aggiuntivo per un totale di 10,3 miliardi di euro da dieci paesi, seguendo l’esempio della Germania. Queste risorse aggiuntive saranno utilizzate come garanzia per accedere a ulteriori finanziamenti sui mercati dei capitali. Secondo le previsioni, entro i prossimi dieci anni, la Banca potrebbe disporre di fino a 70 miliardi di dollari per progetti climatici e di sviluppo. D’altra parte, la disuguaglianza e i bisogni nei paesi in via di sviluppo rimangono enormi, con un fabbisogno finanziario stimato dall’OCSE in circa 3,9 trilioni di dollari per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Nel corso dell’incontro, la Banca Mondiale ha anche adottato 22 nuovi indicatori per monitorare l’impatto dei suoi finanziamenti, includendo nuove metriche sulla biodiversità e la disuguaglianza, su iniziativa della Germania. Nel contesto del dibattito sulla redistribuzione globale delle risorse, è emersa la resistenza della Germania alla redistribuzione dei diritti speciali di prelievo (DSP), creati dal FMI nel 2021 per aiutare i paesi a fronteggiare la pandemia. Questa posizione ha impedito il trasferimento di fondi alle banche multilaterali di sviluppo, nonostante le richieste delle Nazioni Unite. La presidenza brasiliana del G20 ha introdotto una proposta di tassazione patrimoniale globale per i super-ricchi, potenzialmente in grado di generare 250 miliardi di dollari annui per la lotta al cambiamento climatico e lo sviluppo. Questa misura ha trovato eco durante l’incontro di Washington, dove si è discusso anche della possibilità di introdurre una tassazione sul CO2, sui trasporti aerei e marittimi internazionali, e sulle transazioni finanziarie, con l’obiettivo di reperire fondi per il clima. Infine, la crisi del debito nei paesi del Sud del mondo è stata evidenziata come un ostacolo significativo allo sviluppo e all’adattamento climatico. L’ONG erlassjahr.de ha rilevato che questi paesi spendono 1,3 miliardi di euro al giorno in interessi e rimborsi, una situazione insostenibile che impedisce il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. (Diogenenews 22/04/2024)