Sudan, il limitato accesso umanitario sta peggiorando una fame catastrofica
Diogenenews 08/04/2024: Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha fornito cruciali rifornimenti alimentari e di sostegno nutrizionale al Darfur, in quello che rappresenta il primo arrivo di assistenza in mesi in questa area colpita dalla guerra. Nonostante il successo di queste operazioni, l’agenzia sottolinea l’urgente necessità di aiuti continui tramite ogni via umanitaria disponibile – sia attraverso i paesi limitrofi sia oltre le linee di combattimento – per prevenire un ulteriore deterioramento della grave crisi alimentare in Sudan. A fine marzo, due convogli sono entrati in Darfur dal Ciad, portando cibo e supporto nutrizionale per circa 250.000 individui affetti da grave fame nelle regioni settentrionale, occidentale e centrale del Darfur. Questi rappresentano i primi invii transfrontalieri del Programma Alimentare Mondiale dopo negoziati prolungati per riaprire queste rotte, bloccate in precedenza dalle autorità di Port Sudan. Tuttavia, l’agenzia informa che varie sfide, inclusa la temporanea sospensione del corridoio umanitario dal Ciad, i continui conflitti, ritardi burocratici e minacce alla sicurezza, hanno severamente limitato la capacità degli operatori umanitari di rispondere efficacemente alla fame in Sudan. “È cruciale che gli aiuti giungano regolarmente alle comunità colpite dalla guerra attraverso tutte le vie possibili”, afferma Eddie Rowe, Rappresentante e Direttore del WFP in Sudan, avvertendo che senza un incremento dell’assistenza, la situazione di fame e malnutrizione in Sudan potrebbe raggiungere livelli senza precedenti con l’avvicinarsi della stagione di magra. (Diogenenews 08/04/2024)
Ecuador: la polizia irrompe nell’ambasciata del Messico per arrestare l’ex presidente Glas
Diogenenews 08/04/2024: Un evento diplomatico senza precedenti ha interrotto le relazioni tra il Messico e l’Ecuador, intensificando notevolmente le tensioni tra le nazioni dell’America Latina. Durante le prime ore del 6 aprile, agenti della polizia ecuadoriana, sotto l’amministrazione del presidente Daniel Noboa, hanno fatto irruzione nell’ambasciata messicana a Quito per arrestare l’ex vicepresidente dell’Ecuador, Jorge Glas, che aveva ottenuto asilo politico presso l’ambasciata alcuni giorni prima. In risposta a questo atto, il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha annunciato la sospensione delle relazioni diplomatiche con l’Ecuador, chiudendo l’ambasciata a tempo indeterminato. In questo contesto di tensione, il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha manifestato preoccupazione per gli eventi, esortando entrambi i governi a ricercare una soluzione pacifica alle loro differenze. Attraverso il suo portavoce, Guterres ha ribadito l’importanza del rispetto per l’inviolabilità delle missioni diplomatiche e del loro personale. Jorge Glas, l’ex vicepresidente ecuadoriano, rifugiato nell’ambasciata messicana da dicembre, è al centro di nuove accuse di corruzione legate a un caso di tangenti con una compagnia di costruzioni brasiliana. Glas si proclama una vittima di persecuzione politica. L’azione del governo ecuadoriano non si è limitata all’espulsione dell’ambasciatrice messicana Raquel Serur, ma ha violato la sovranità del Messico con un’incursione nell’ambasciata, evidenziando una grave violazione dei principi di diritto di asilo, sovranità nazionale, e rispetto per gli accordi internazionali, fondamenti della coesione sociale, culturale, e delle relazioni storiche in America Latina. Da Quito, Giuseppe Tonello, ex direttore generale di una delle più grandi ONG ecuadoriane e osservatore della situazione locale, ha rilevato che, nonostante la popolarità crescente del presidente ecuadoriano in seguito a questo episodio, poco si discute sulle implicazioni relative alla violazione del diritto internazionale. La vicenda arriva in un momento delicato per l’Ecuador, alle prese con sfide interne come la violenza crescente e aumenti delle tasse, che minacciano la giustizia e la dignità nazionale. (Diogenenews 08/04/2024)
Africa meridionale, 24 milioni di persone affrontane fame, siccità e inondazioni
Diogenenews 08/04/2024: Oltre 24 milioni di individui nel sud dell’Africa stanno lottando contro la fame, la malnutrizione e la mancanza d’acqua, risultato delle gravi condizioni di siccità e alluvione che affliggono la regione, secondo quanto riferito da un’organizzazione umanitaria. La situazione è talmente critica che esperti prevedono possa sfociare in una crisi umanitaria senza precedenti. Oxfam ha lanciato un’allerta riguardo questa emergenza mercoledì, in concomitanza con la dichiarazione dello Zimbabwe di siccità come disastro nazionale, unendo così la sua voce a quella di Zambia e Malawi che avevano già emesso dichiarazioni simili. Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, ha annunciato che oltre 2,7 milioni di cittadini del suo paese soffriranno di fame quest’anno, con un fabbisogno di oltre 2 miliardi di dollari in aiuti per affrontare la situazione, come riportato da Reuters. “La nostra priorità massima è assicurare che tutti gli zimbabwesi abbiano accesso al cibo”, ha dichiarato Mnangagwa ai giornalisti ad Harare, aggiungendo che “nessuno dovrebbe morire di fame”. La siccità, intensificata dal fenomeno climatico El Niño, ha causato temperature elevate e scarse precipitazioni in molte aree del sud Africa. Questo modello climatico, originario dell’Oceano Pacifico, ha inoltre reso i terreni incapaci di assorbire l’acqua, aumentando il rischio di inondazioni. La crisi climatica globale, aggravata principalmente dall’uso di combustibili fossili, sta esacerbando le condizioni meteorologiche estreme, inclusi siccità e alluvioni, in tutta la regione del sud Africa, identificata da Oxfam come un’area particolarmente a rischio. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha evidenziato, in un rapporto recente, che da gennaio a febbraio i livelli di precipitazioni sono stati i più bassi degli ultimi 40 anni, mentre il Famine Early Warning Systems Network ha indicato il febbraio scorso come il più secco degli ultimi cento anni in alcune parti della regione. Il Malawi ha dichiarato lo stato di calamità a marzo, per il quarto anno consecutivo, a causa dell’impatto devastante di condizioni meteorologiche estreme aggravate da El Niño, secondo quanto riportato dal Programma Alimentare Mondiale. Nonostante la limitata responsabilità nella generazione delle emissioni globali, l’Africa meridionale è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Ad esempio, in Mozambico, che contribuisce solo allo 0,2% delle emissioni globali, 3 milioni di persone soffrono la fame. La capitale, Maputo, è stata recentemente colpita da inondazioni devastanti. Teresa Anderson, di ActionAid, ha sottolineato l’ingiustizia di questa situazione, con i paesi poveri che subiscono le conseguenze di una crisi climatica a cui hanno contribuito in minima parte, enfatizzando la necessità che i paesi più inquinanti si assumano la responsabilità dei danni causati e supportino finanziariamente le comunità vulnerabili. Machinda Marongwe di Oxfam ha descritto la regione in “crisi” e ha urgente i donatori a mobilitare risorse immediatamente per prevenire un disastro umanitario di proporzioni inimmaginabili, evidenziando l’importanza di intervenire con urgenza data la gravità e la simultaneità delle crisi. (Diogenenews 08/04/2024)
A Milano migliaia di persone in fila per un pasto. Povertà in crescita esponenziale
Diogenenews 08/04/2024: Sono tanti gli anziani del quartiere Giambellino che frequentano assiduamente la onlus Pane Quotidiano, fondata a Milano nel 1898 con lo scopo di fornire generi alimentari a chi è in necessità. Questa organizzazione assiste quotidianamente 5mila persone nelle sue due sedi, distribuendo cibo a un ampio spettro di individui, sia italiani che stranieri, di tutte le età, compresi numerosi bambini. La vicepresidenza di Pane Quotidiano segnala un aumento del numero di persone assistite, specialmente il sabato, quando circa 2.600 individui si recano in ciascuna delle due sedi dell’organizzazione. Questo incremento è attribuito all’elevato costo della vita nella città e all’impennata dei prezzi che ha eroso il potere d’acquisto dei cittadini, accentuando il divario tra le diverse realtà sociali di Milano. La città, che da un lato si appresta a ospitare eventi internazionali di prestigio come il Salone del Mobile, dall’altro mostra le difficoltà di chi lotta per soddisfare le proprie necessità primarie. Oltre a Pane Quotidiano, anche altre organizzazioni milanesi segnalano un aumento delle richieste di aiuto. L’Opera San Francesco, ad esempio, ha registrato un incremento del 40% degli accessi al suo servizio mensa rispetto all’anno precedente, mentre l’Opera Cardinal Ferrari ha visto un aumento significativo sia degli ingressi al centro diurno che al servizio mensa, oltre a una crescita nella distribuzione di pacchi viveri. La Caritas Ambrosiana, che gestisce empori solidali dove le persone in difficoltà possono fare la spesa gratuitamente grazie a tessere speciali, ha osservato un leggero aumento delle tessere attive, servendo un totale di 18mila persone. Si segnala inoltre una crescita del numero di anziani e persone sole che faticano a far fronte alle spese per affitti e bollette, in un contesto di diminuzione delle donazioni alimentari e della fine del reddito di cittadinanza, evidenziando la persistente e crescente necessità di interventi contro la povertà. (Diogenenews 08/04/2024)
La Giornata Internazionale del popolo Rom. In Italia presenti tra i 120 e i 180 mila
Diogenenews 08/04/2024: L’8 aprile segna la celebrazione della Giornata Internazionale del Popolo Rom, denominata Romano Dives, istituita per onorare la cultura rom e sensibilizzare sulle discriminazioni che questa comunità continua a subire. La scelta di questa data commemora il primo congresso internazionale del popolo Rom tenutosi nel 1971, un momento storico che ha visto intellettuali e attivisti rom confrontarsi sulle basi della propria identità culturale e sociale. Questo evento ha portato alla formazione della Romani Union, la prima organizzazione mondiale dei Rom riconosciuta dall’ONU nel 1979, sancendo ufficialmente l’8 aprile come giornata di celebrazione nel 1990, durante il quarto congresso mondiale dell’International Romani Union. La storia dei Rom trae origine dall’India, con la lingua romaní che ha legami con il sanscrito, e si estende attraverso secoli di migrazioni in Europa. Nonostante la ricchezza culturale che portano, i Rom hanno spesso affrontato esclusione e intolleranza. Il XX secolo, in particolare durante la Seconda guerra mondiale, ha visto lo sterminio di centinaia di migliaia di Rom e Sinti. Anche nel periodo successivo alla guerra, sotto i regimi comunisti in Europa dell’Est, i Rom hanno vissuto forme di integrazione forzata che hanno comportato l’esclusione sociale e economica. I Rom sono un gruppo etnico eterogeneo, con molteplici sottogruppi che parlano vari dialetti della lingua romaní. Nonostante l’assenza di un Paese unico di residenza, condividono una bandiera e un inno ufficiale riconosciuti in diversi Stati. Secondo l’Agenzia europea per i diritti fondamentali, la popolazione Rom e Sinti in Europa è stimata tra i 10 e i 12 milioni, rendendoli la minoranza etnica più numerosa nel continente. La comunità Rom continua ad affrontare sfide significative legate a discriminazione, razzismo, e accesso limitato ai servizi economici e sociali, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa. Organizzazioni internazionali e l’Unione Europea hanno riconosciuto e cercato di affrontare questi problemi attraverso varie iniziative e risoluzioni. In Italia, la presenza dei Rom, Sinti e Caminanti è stimata tra le 120mila e le 180mila persone. La maggior parte di questa comunità vive in condizioni stanziali, e nonostante l’articolo 6 della Costituzione italiana tuteli le minoranze linguistiche, i Rom non sono riconosciuti come tali. La situazione abitativa per molti Rom e Sinti in Italia rimane critica, con un alto numero di persone che vivono in emergenza abitativa, in baraccopoli formali e informali, spesso sotto standard abitativi inaccettabili e soggetti a frequenti sgomberi. Queste condizioni di vita contribuiscono a un’aspettativa di vita significativamente inferiore rispetto alla popolazione generale italiana, evidenziando l’urgente necessità di interventi mirati per migliorare la situazione di questa comunità. (Diogenenews 08/04/2024)
La scala dei redditi in Francia mostra una disparità senza precedenti
Diogenenews 08/04/2024: Le cifre fornite dall’Osservatorio delle disuguaglianze mostrano in Francia una gamma di redditi che dimostrano immense disparità sociali. Nell’ambito della distribuzione dei redditi, esiste una fascia della popolazione le cui entrate mensili sono talmente ridotte da sfidare l’analisi statistica convenzionale, spesso non superando i 200 o 300 euro. Questa realtà riguarda principalmente individui in condizioni di estrema vulnerabilità, quali giovani senza fissa dimora, disoccupati o migranti irregolari. Si identificano poi soglie di sostegno economico minimo come il reddito di solidarietà attiva (RSA) e l’assegno di solidarietà per i disoccupati esauriti i propri diritti, fissati a 560 euro, ben al di sotto della linea di povertà, definita come il 50% del reddito mediano, che ammonta a 965 euro mensili nel 2021. La soglia del salario minimo regolamentato si attesta sui 1.390 euro netti mensili per un’attività lavorativa a tempo pieno, a cui può sommarsi un’ulteriore integrazione per i lavoratori meno retribuiti. Coloro che percepiscono fino a 1.530 euro mensili rientrano nelle categorie più modeste, rappresentando il 30% inferiore della scala dei redditi. La classe media è identificata da un reddito che varia tra 1.530 e 2.787 euro mensili netti per individuo, dopo tasse e contributi sociali, posizionandosi intorno al reddito mediano di 1.930 euro, vicino alla media degli stipendi per chi lavora a tempo pieno. Gli individui con un reddito di partenza di 2.787 euro al mese sono considerati appartenenti alle fasce più agiate, segnando l’ingresso nel 20% superiore della distribuzione dei redditi. L’Osservatorio sulle Disuguaglianze colloca la soglia di benessere al doppio del reddito mediano, ossia 3.860 euro netti mensili per singolo. Tuttavia, la scala dei redditi si estende ben oltre, interessando una porzione sempre più piccola della popolazione. Superare i 4.417 euro mensili significa entrare nel 5% più ricco, mentre per far parte dell’1% più ricco è necessario guadagnare almeno 7.180 euro (dati del 2019). Un numero esiguo, circa 630.000 persone, supera questa soglia, arrivando in alcuni casi a redditi mensili estremamente elevati: nel 2018, l’0,1% più ricco percepiva oltre 17.500 euro mensili, e l’elite dello 0,01% oltrepassava i 55.000 euro, cifre talmente elevate da risultare difficili da includere in qualsiasi rappresentazione grafica standard della distribuzione dei redditi. (Diogenenews 08/04/2024)
Nel Quebec canadese proteste delle associazioni contro la povertà per la scarsità di fondi
Diogenenews 08/04/2024: Un gruppo di attivisti, il “Collettivo Gaspésie – Les Îles” per un Québec senza povertà ha avviato azioni di pressione per sollecitare il governo a incrementare gli investimenti a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione. Circa trenta attivisti si sono riuniti davanti agli uffici del deputato di Bonaventura, Catherine Blouin, a Carleton-sur-Mer, allo scopo di diffondere le loro richieste e accrescere la consapevolezza pubblica su queste questioni. Il gruppo, rappresentato da Louise Gallien, sostiene che i 784 milioni di dollari allocati nell’ultimo bilancio provinciale per contrastare la povertà e promuovere l’inclusione sociale non siano sufficienti per affrontare la situazione. Gallien afferma che è necessario riconsiderare le priorità del Québec, criticando le misure fiscali attuali del governo, ritenute inefficaci nel combattere la povertà e nel ridurre le disuguaglianze economiche. Il collettivo chiede un significativo aumento degli investimenti nei servizi pubblici, evidenziando che le donne sono particolarmente penalizzate dall’attuale bilancio, dato il mancato sostegno per i servizi di custodia dei bambini, l’assistenza sociale e l’edilizia abitativa. Nastassia Williams, coordinatrice di un tavolo di consultazione per le donne della Gaspésie e delle Îles-de-la-Madeleine, critica la narrazione secondo cui mancherebbero le risorse per supportare le persone in condizioni di vulnerabilità, sostenendo che le scelte politiche recenti hanno ridotto le risorse disponibili per queste iniziative. Il collettivo sottolinea come uno studio recente dell’Istituto per la ricerca e l’informazione socioeconomica (IRIS) abbia mostrato che più della metà degli abitanti della Gaspésie e delle isole che vivono soli non riescono a raggiungere un reddito adeguato, accentuando i problemi relativi alla mobilità e all’accesso ai servizi essenziali. Il Collettivo promette di intensificare le azioni di pressione in vista della presentazione del quarto piano contro la povertà da parte del Ministro responsabile della Solidarietà Sociale e dell’Azione Comunitaria, Chantal Rouleau, prevista per questa primavera. Rouleau, attraverso una comunicazione via email, ha espresso sensibilità verso le sfide poste dall’aumento del costo della vita, elencando misure adottate dal governo quali il Programma di reddito di base, che avrebbe già contribuito a sollevare oltre 84.000 persone dalla povertà, oltre all’indicizzazione delle prestazioni di assistenza sociale e ai crediti rimborsabili per gli anziani. Il ministro ha ribadito il suo impegno a lavorare sul prossimo piano di lotta alla povertà, consapevole delle necessità ancora insoddisfatte. (Diogenenews 08/04/2024)
Pnrr, Il 77% delle imprese italiane in difficoltà per le interpretazioni dei bandi e la burocrazia
Diogenenews 08/04/2024: Il 2024 emerge come anno fondamentale per il progresso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano, che si prefigge di realizzare 113 tra riforme e progetti d’investimento. Tuttavia, una recente indagine condotta da The European House – Ambrosetti e presentata durante la 35ª edizione dell’incontro di Cernobbio sull’economia e finanza, rivela che una larga maggioranza delle aziende italiane, il 77% per l’esattezza, ha incontrato ostacoli nell’aderire ai concorsi previsti dal piano, nonostante l’Italia si distingua per il suo impegno nell’attuazione dello stesso. Alla luce della scadenza del 2026, che segna il termine ultimo per la realizzazione dei progetti del PNRR, il piano è già a metà del suo percorso. Questi prossimi due anni sono quindi cruciali per passare dalla fase di pianificazione all’effettiva esecuzione dei progetti. È proprio in questa fase di transizione che le aziende hanno segnalato le maggiori difficoltà, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai finanziamenti: il 77% ha ammesso di aver riscontrato problemi nella partecipazione ai bandi del PNRR, con la complessità dei criteri (28%) e una comunicazione inefficace con gli enti appaltatori (23%) tra le principali sfide. L’Italia si posiziona al vertice dei Paesi destinatari dei fondi del PNRR, avendo ricevuto finora 102,5 miliardi di euro, il che rappresenta il 54% del finanziamento complessivo. Tra i Paesi beneficiari, solo l’Italia e il Portogallo hanno incassato la quarta tranche di finanziamenti. Sebbene l’Italia sia al secondo posto dopo la Francia per quanto riguarda il progresso nell’attuazione del piano, i due Paesi hanno adottato strategie differenti nella distribuzione dei fondi. A differenza della Francia, che ha diviso il totale in cinque tranches, Italia e Portogallo hanno optato per dieci rate. La Spagna, da parte sua, mostra ritardi nell’esecuzione del suo PNRR, dovuti principalmente a una revisione sostanziale del piano nel 2023. Recentemente, l’Italia ha aggiornato il suo PNRR, aumentando il numero di obiettivi da 527 a 617, con un focus particolare sulla transizione ecologica e digitale. “Il piano rinnovato impone una corsa più serrata verso il traguardo, con un incremento notevole degli obiettivi da realizzare nella fase finale,” secondo quanto riportato da The European House – Ambrosetti. Da qui in poi, sono previsti 348 obiettivi, 99 in più rispetto alla versione precedente. Al momento, il governo italiano ha presentato la richiesta di valutazione per la quinta tranche, annunciando di aver soddisfatto gli obiettivi fissati per la fine del 2023. Con l’approvazione da parte della Commissione Europea, l’Italia vedrebbe aumentare il suo finanziamento a 113 miliardi di euro, superando così il 58% dell’importo totale previsto. (Diogenenews 08/04/2024)
Il Nord d’Italia destinato a spopolarsi: via 2,4 milioni di residenti entro il 2040
Diogenenews 08/04/2024: Secondo uno studio della Fondazione Nord Est, che ha analizzato i dati demografici del 2023 forniti dall’ISTAT, l’Italia, e in modo particolare il suo settentrione, si avvia verso un declino demografico che potrebbe portare a una “glaciazione demografica” entro il 2040. Questo fenomeno prevede una notevole diminuzione della forza lavoro, un restringimento del mercato interno, con conseguenti minori consumi e investimenti, a meno che non intervengano nuove politiche migratorie o un rilevante incremento delle nascite. Il Nord Italia è previsto subire il più grande impatto, con una perdita di 2,3 milioni di residenti rispetto ai 27,4 milioni attuali, scendendo a 25,1 milioni. In particolare, la Lombardia, il Piemonte e il Veneto vedranno le riduzioni più significative. La caduta demografica sarà particolarmente marcata nei prossimi sette anni, per poi rallentare leggermente, sperando in un aumento delle nascite, descritto come “eroico” dagli analisti. Senza un incremento della natalità, il calo della popolazione potrebbe intensificarsi ulteriormente. Gli effetti di questa riduzione non saranno omogenei, con le aree più remote e meno servite che soffriranno maggiormente, rischiando l’abbandono e l’aumento del pericolo idrogeologico per mancanza di manutenzione del territorio. Anche il mercato immobiliare e il risparmio privato risentiranno di questo spopolamento, portando a una riorganizzazione della struttura demografica che vedrà un aumento degli anziani a discapito dei giovani. Lo studio introduce anche un’esercitazione ipotetica chiamata “cancella la città”, immaginando quali città e centri potrebbero essere maggiormente colpiti da questa emorragia demografica. Città importanti come Brescia, Monza, Bergamo, Como, Varese e Pavia in Lombardia, o Padova, Vicenza e Treviso in Veneto, e ancora, Udine, Gorizia e Lignano Sabbiadoro in Friuli-Venezia Giulia, potrebbero rischiare di diventare semi-deserte. Analogamente, in Emilia-Romagna potrebbe verificarsi uno spopolamento di centri vitali come Bologna, Parma, Modena, Ravenna, Rimini, Faenza e Salsomaggiore Terme. Mentre in Trentino e Piemonte, località come Riva del Garda, Folgaria, e le valli Cembra, Fiemme e Fassa, così come Alessandria, Asti, Cuneo e altre città piemontesi, potrebbero affrontare un destino di abbandono. (Diogenenews 08/04/2024)
Negli Usa, milioni di persone sono talmente povere da non rientrare nei requisiti per accedere ai programmi contro la povertà
Diogenenews 08/04/2024: Gli addetti alle linee statunitensi del 211, un servizio di assistenza telefonica per indirizzare le persone alle risorse di contrasto alla povertà, esperti nel rilevare le tendenze economiche attraverso le richieste di aiuto ricevute, hanno segnalato un fenomeno preoccupante ben prima che diventasse oggetto di attenzione mediatica. Avevano già riconosciuto una carenza di offerte di assistenza per neonati prima che si verificassero carenze sugli scaffali dei negozi, e avevano intuito i problemi legati ai mutui subprime prima del crollo del 2008. Attualmente, nonostante indicatori economici generalmente positivi, segnalano un aumento delle persone che vivono in condizioni di precarietà economica, una situazione che va oltre quanto indicato dalla soglia federale di povertà. Questa discrepanza rispecchia la crescente insoddisfazione pubblica verso l’economia, nonostante dati come quelli sull’occupazione di marzo sembrino incoraggianti. L’organizzazione non profit United Way, che gestisce circa metà dei call center 211 negli Stati Uniti, insieme ad altri esperti, attribuisce parte di questa discrepanza alla soglia di povertà federale, ritenuta non aggiornata rispetto al costo reale della vita. Sebbene la percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà sia rimasta stabile dal 2010, è emerso un vasto e crescente gruppo di persone che, pur guadagnando troppo per accedere ai servizi sociali, non hanno redditi sufficienti per coprire le necessità di base. United Way ha identificato questa fascia della popolazione con l’acronimo ALICE, che sta per Asset Limited, Income Constrained, Employed (Patrimonio Limitato, Reddito Vincolato, Impiegato), sottolineando che nel 2021 circa il 29% delle famiglie americane rientrava in questa categoria. Questo rappresenta un aumento del 18% rispetto al 2010, con proiezioni che indicano una continuazione di questa tendenza. In particolare, a Hartford, dove il costo della vita supera la media nazionale, quasi il 38% delle famiglie rientra nella categoria ALICE. La soglia di povertà federale per una famiglia di quattro persone è fissata a 31.200 dollari, ma secondo United Way of Connecticut, il budget minimo di sopravvivenza per un nucleo familiare analogo nello stato ammonta a 126.000 dollari. Le difficoltà di chi si trova in questa situazione sono evidenziate dalle storie di coloro che cercano aiuto. Theo Bonet, ad esempio, un genitore single che ha beneficiato dei servizi di assistenza e ora lavora come specialista di contatto per United Way, racconta di dover spesso comunicare ai chiamanti che guadagnano troppo per qualificarsi per l’assistenza, nonostante le loro evidenti necessità. La soglia di povertà federale, considerata “inadeguata” da molti esperti, non riflette le spese reali delle famiglie americane, soprattutto per quanto riguarda l’alloggio, che ora costituisce la maggior parte delle spese domestiche. Una proposta di legge per aggiornare il calcolo della soglia di povertà in modo da riflettere meglio le realtà economiche attuali non ha ancora ricevuto un voto. Mentre alcuni aiuti introdotti durante la pandemia hanno fornito un supporto temporaneo, la loro sospensione sta lasciando molte famiglie in difficoltà, evidenziando una discrepanza crescente tra i parametri economici generali e la realtà vissuta quotidianamente da milioni di americani. (Diogenenews 08/04/2024)

