38 mila sfollati in 6 mesi in Afghanistan a causa delle inondazioni
Diogenenews 07/08/2024: Dall’inizio del 2024, oltre 38 mila persone in Afghanistan hanno dovuto lasciare le proprie case a causa di eventi meteorologici estremi. La metà degli sfollati sono minori, secondo i dati forniti dall’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) e commentati da Save the Children. I disastri climatici come siccità, inondazioni, frane e tempeste hanno causato più spostamenti nella prima metà del 2024 rispetto all’intero 2023 (37.076). L’Afghanistan ha registrato il più alto numero di bambini senza casa a causa dei disastri climatici, con 747.094 minori colpiti alla fine del 2023. La siccità è stata la causa principale degli spostamenti climatici, secondo l’ONU, con un afghano su sette che si sposta per lunghi periodi. Il Paese è il sesto più vulnerabile ai cambiamenti climatici e uno dei meno attrezzati per adattarsi a tali mutamenti. Oltre un terzo della popolazione afghana affronta livelli di fame da crisi, principalmente a causa degli shock climatici e dell’alto costo degli alimenti. Venticinque delle 34 province del Paese sono in condizioni di siccità gravi o catastrofiche. La provincia meridionale di Kandahar è stata particolarmente colpita, con centinaia di pozzi asciutti che hanno costretto le persone a migrare. In un villaggio supportato da Save the Children, metà delle famiglie è stata costretta a spostarsi a causa della scarsità d’acqua. I bambini spesso percorrono lunghe distanze per raccogliere acqua, provocando ritardi scolastici e problemi di salute. I disastri climatici hanno un impatto sproporzionato sulle donne e le ragazze, come dimostrano vari studi. Secondo un rapporto del 2019 dell’UNDP, almeno il 60% dei decessi causati da eventi climatici estremi negli ultimi 20 anni ha riguardato donne e ragazze. Arshad Malik, direttore di Save the Children in Afghanistan, sottolinea l’importanza di adattarsi ai cambiamenti climatici, nonostante la riduzione degli aiuti internazionali. Il direttore ha dichiarato: “La crisi climatica sta alimentando la crisi umanitaria in Afghanistan, costringendo le persone a lasciare le proprie case, distruggendo fonti d’acqua e impedendo ai bambini di andare a scuola. È essenziale dare priorità all’adattamento e alla preparazione agli impatti del cambiamento climatico, anche con risorse finanziarie limitate.” (Diogenenews 07/08/2024)
Olimpiadi e Paraolimpiadi di Parigi 2024 rischiano di essere ricordate come le più inaccessibili della storia. Il report di “Accessiway”
Diogenenews 07/08/2024: Le Olimpiadi e Paraolimpiadi di Parigi 2024 rischiano di diventare le più inaccessibili della storia, secondo due report di AccessiWay Italy. La start-up, guidata da giovani under 30, ha esaminato l’accessibilità delle piattaforme di streaming per seguire le gare e dei siti delle compagnie aeree per prenotare voli verso Parigi. La ricerca rivela che nessuna piattaforma italiana è pienamente conforme agli standard di accessibilità. Le principali problematiche includono la mancanza di sottotitoli e descrizioni audio per utenti con disabilità uditive e visive, l’assenza di tasti di scelta rapida per utenti con disabilità motorie, e l’assenza della lingua dei segni. Inoltre, le interfacce non sono sempre compatibili con i lettori di schermo, rendendo difficile l’uso per chi ha disabilità visive. Condotto da Paolo Berro, Chief Accessibility Officer di AccessiWay, questo studio ha valutato l’accessibilità digitale dei siti web delle principali dieci compagnie aeree che operano in Francia. La ricerca ha rilevato criticità nelle homepage, nelle pagine di registrazione e nelle sezioni dedicate ai passeggeri con necessità speciali. Queste ultime, cruciali per l’inclusività, spesso non garantiscono un adeguato livello di accessibilità. Edoardo Arnello, CEO di AccessiWay Italy, ha sottolineato l’importanza dell’accessibilità digitale per promuovere l’inclusione sociale ed economica, soprattutto durante eventi globali come le Olimpiadi. “È un imperativo legale e morale garantire che le piattaforme di streaming e i siti di prenotazione aerea siano accessibili a tutti, compresi coloro con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. L’accessibilità digitale è fondamentale per l’uguaglianza”, ha dichiarato Arnello. (Diogenenews 07/08/2024)
Amnesty: in Etiopia le vittime dei conflitti abbandonate dagli organismi per i diritti umani
Diogenenews 07/08/2024: “A milioni di persone in Etiopia continua a essere negata giustizia, nonostante le loro vite siano state distrutte dal conflitto. Sin dall’inizio dello scoppio dell’ultimo conflitto nella regione di Amhara, un anno fa, le violazioni dei diritti umani sono proseguite senza sosta e senza alcun passo in avanti verso l’accertamento delle responsabilità. Le denunce delle atrocità commesse nella regione del Tigrè, emerse per la prima volta tre anni e mezzo fa, così come le violazioni in corso nel prolungato conflitto armato in Oromia rimangono in gran parte senza una risposta”. È la denuncia di Tigere Chagutah, direttore di Amnesty international per l’Africa orientale e meridionale, a proposito del fallimento degli organismi per i diritti umani africani e globali nel prendere provvedimenti significativi riguardo al conflitto armato scoppiato nella regione di Amhara in Etiopia un anno fa. “Nonostante abbiano dichiarato di voler garantire giustizia, principalmente attraverso i cosiddetti meccanismi di giustizia transitoria – afferma -, le autorità dell’Etiopia non sono riuscite a fermare queste violazioni. Il recente discorso del primo ministro Abiy Ahmed in parlamento, in cui ha affermato che il suo esercito non commette massacri, dimostra come il governo continui a negare i crimini passati e presenti”. “Gli organismi per i diritti umani africani e globali – prosegue – sono stati istituiti per prevenire e rispondere alle gravi violazioni dei diritti umani e ai crimini di diritto internazionale, garantire che i responsabili siano chiamati a risponderne ed ergersi contro chi si oppone alla giustizia ed evade le responsabilità. In Etiopia stiamo assistendo a un totale fallimento nel mantenere questi impegni: un pericoloso precedente globale per chi intende rimanere impunito per i crimini commessi”. “È arrivato il momento che gli organismi per i diritti umani africani e globali riportino l’Etiopia in cima alle loro priorità – auspica Chagutah -, assumendo impegni pubblici o in privato per quanto riguarda la situazione nella regione di Amhara. Gli Stati membri delle Nazioni Unite devono agire per ripristinare le attività di monitoraggio del Consiglio dei diritti umani sulla situazione in Etiopia. Inoltre, i meccanismi speciali pertinenti delle Nazioni Unite e della Commissione africana per i diritti umani e dei popoli devono prendere misure urgenti per indagare sui sospetti crimini perpetrati nella regione di Amhara”. Il 4 agosto 2023 il governo etiope ha dichiarato uno stato di emergenza nazionale di sei mesi in seguito all’aumento della violenza nella regione di Amhara tra le Forze di difesa nazionale etiopi (Ethiopian national defense forces – Endf) e la milizia Fano. La milizia Fano e le Forze speciali Amhara hanno combattuto al fianco dell’Endf contro le forze del Tigrè dal novembre 2020 fino alla firma di un accordo di cessazione delle ostilità il 2 novembre 2022. Il 4 luglio 2024 il primo ministro Abiy si è rivolto alla Camera federale dei rappresentanti, negando le atrocità di massa passate e in corso, commesse dalle forze governative e alleate. (Diogenenews 07/08/2024)
Italia al secondo posto tra i principali Paesi europei per la donazione degli organi
Diogenenews 07/08/2024: “Nel 2023 l’Italia è salita al secondo posto tra i principali Paesi europei per la donazione degli organi. Un risultato davvero importante che conferma la generosità degli italiani e l’eccellenza del nostro sistema trapiantologico per qualità degli interventi e sicurezza dei processi”. Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, commenta l’ultimo Report dell’attività annuale della Rete nazionale trapianti, pubblicato oggi sul sito del Centro nazionale trapianti. “Continuiamo a promuovere la cultura della donazione, rafforzando le iniziative di comunicazione e le collaborazioni strategiche come quella tra il Ministero della Salute, il Centro nazionale trapianti e Anci che abbiamo rinnovato anche quest’anno per incentivare la dichiarazione di volontà di donare organi e tessuti al rilascio o al rinnovo della carta di identità”. (Diogenenews 07/08/2024)
Libano: l’Unicef ha distribuito 65 tonnellate di aiuti per la sanità
Diogenenews 07/08/2024: “Abbiamo distribuito 65 tonnellate di kit di emergenza con farmaci, forniture e strumenti a 22 località, tra cui ospedali pubblici e privati nel sud, a Nabatieh, a Baalbak-Hermel e al magazzino del Ministero della Salute Pubblica del Libano, per supportare il sistema sanitario in risposta all’attuale emergenza”. Lo annuncia l’Unicef sul suo profilo X. “Stiamo inoltre sostenendo 10 unità satelliti e mobili di assistenza sanitaria primaria nelle aree colpite del Sud Libano per rispondere alle esigenze sanitarie acute degli sfollati e delle popolazioni ospitanti”. “Gli attacchi aerei (della scorsa settimana) in Libano hanno causato la morte di civili, tra cui 5 bambini, e il ferimento di molti altri. I nostri pensieri sono rivolti alle famiglie. L’escalation di violenza e attacchi sta colpendo la vita, i diritti e il senso di sicurezza dei bambini. Deve finire, ora. La protezione dei bambini è un obbligo secondo il Diritto internazionale umanitario”. (Diogenenews 07/08/2024)
I governi Ue hanno aumentato fondi per ricerca e sviluppo del 5% nel 2023
Diogenenews 07/08/2024: “Nel 2023, gli stanziamenti totali del bilancio pubblico per la ricerca e lo sviluppo (Gbard) in tutta l’Ue ammontavano a 123.684 milioni di euro, pari allo 0,73% del Pil”. Si tratta, secondo una ricerca di Eurostat diffusa oggi, “di un aumento del 5,3% rispetto al 2022 (117.424 milioni di euro) e del 54,8% rispetto al 2013 (79.886 milioni di euro)”. Nel 2023, gli stanziamenti del bilancio pubblico per la ricerca e lo sviluppo a livello dell’Ue ammontavano a 275,6 euro pro capite, con un aumento del 53,3% rispetto al 2013 (181,0 euro pro capite). “Gli stanziamenti più elevati sono stati registrati in Lussemburgo (646,6 euro a persona), seguito a distanza da Danimarca (552,4 euro) e Germania (529,3 euro)”. D’altro canto, i Paesi dell’Ue con gli stanziamenti di bilancio pro capite per ricerca e sviluppo più bassi sono stati la Romania (21,2 euro pro capite), la Bulgaria (33,1 euro) e l’Ungheria (48,1 euro). “Tra il 2013 e il 2023, quasi tutti i governi dell’Ue hanno aumentato gli stanziamenti di bilancio per la ricerca e lo sviluppo in termini di euro pro capite. Gli aumenti percentuali maggiori si sono registrati in Lettonia, Polonia e Bulgaria. L’Ungheria è stato l’unico Paese Ue a registrare un calo”. Eurostat precisa: “La quota maggiore degli stanziamenti del bilancio pubblico 2023 per la ricerca e lo sviluppo, vale a dire il 35,5%, è stata destinata al progresso generale della conoscenza, finanziato principalmente da una sovvenzione pubblica nota come fondi universitari pubblici generali (Guf), che molti istituti pubblici di istruzione superiore ricevono per sostenere tutte le loro attività”. Altri fondi sono stati destinati alla ricerca per la produzione industriale e la tecnologia, la salute, l’esplorazione e lo sfruttamento dello spazio. (Diogenenews 07/08/2024)
La “skills poverty”, la carenza di competenze professionali per tenere il passo con la transizione verde e digitale, un problema per il mercato del lavoro
Diogenenews 07/08/2024: Due megatrend stanno modellando il mercato del lavoro europeo: la transizione ecologica e digitale e l’invecchiamento della popolazione. Questi fenomeni richiedono nuove competenze avanzate e una formazione rapida e continua. Tuttavia, il problema emergente è la “skills poverty” o povertà di competenze, che implica sia una carenza di professionisti qualificati sia disuguaglianze nell’accesso alla formazione. Un nuovo report del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), richiesto dal Civil Society Organisations’ Group, affronta questa problematica. Il documento, intitolato “How to eradicate skills poverty among the most vulnerable?”, analizza come la carenza di competenze influisca sul mercato del lavoro europeo, nonostante il calo della disoccupazione. I dati Eurostat indicano che la disoccupazione nell’Unione Europea è scesa a una media del 6% a marzo 2024. Tuttavia, vi è una crescente mancanza di competenze, in parte dovuta alla recessione finanziaria tra la metà degli anni Dieci e il 2020, periodo durante il quale si è investito poco nella formazione. La transizione verso un’economia verde e l’avvento dell’intelligenza artificiale stanno ulteriormente accentuando questa necessità. Il report del CESE introduce il concetto di “skills poverty”, riferendosi sia alla carenza di competenze disponibili sul mercato del lavoro sia alle disuguaglianze nell’accesso alla formazione. Questa situazione è particolarmente critica nei paesi più colpiti dalla recessione economica e nelle aree con elevati tassi di abbandono scolastico. La crescente domanda di nuove competenze è influenzata dalla necessità di adattarsi alle transizioni ecologica e digitale. Le qualifiche richieste cambiano rapidamente, e molte competenze tradizionali necessitano di aggiornamenti per adeguarsi ai nuovi standard. Inoltre, l’assistenza sanitaria e la “silver economy” richiedono nuove competenze per gestire una popolazione in età avanzata che vive più a lungo e necessita di cure a domicilio. La disuguaglianza nell’accesso alla formazione è una questione critica. La possibilità economica di accedere a nuove competenze varia tra i diversi settori, con il digitale che spesso fornisce supporto, mentre altri settori, come la sanità, dipendono maggiormente dal servizio pubblico. Il CESE sottolinea l’importanza di un sistema di formazione continua e riqualificazione accessibile per tutti. Questo richiede investimenti da parte sia delle aziende che dello Stato, per garantire che i lavoratori possano acquisire le competenze necessarie per affrontare le sfide future. Il report del CESE invita quindi la Commissione europea e il Consiglio europeo a intervenire per colmare il divario di competenze e garantire l’accesso equo alla formazione professionale, fondamentale per il futuro del mercato del lavoro europeo. (Diogenenews 07/08/2024)
Lotta alla povertà estrema, un obiettivo raggiunto a metà in Messico dal governo Obrador
Diogenenews 07/08/2024: Nel 2018, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha promesso di ridurre la povertà in Messico. Oggi l’obiettivo sembra essere stato parzialmente raggiunto, poiché la povertà estrema resta ancora una sfida da superare. Una persona è in situazione di povertà quando presenta almeno una carenza sociale (nei sei indicatori di arretratezza educativa, accesso ai servizi sanitari, accesso alla sicurezza sociale, qualità e spazi degli alloggi, servizi abitativi di base e accesso al cibo) e il loro reddito è insufficiente per acquistare i beni e i servizi di cui hanno bisogno per soddisfare i propri bisogni alimentari e non alimentari. Tra il 2018 e il 2022, la percentuale della popolazione in situazione di povertà multidimensionale a livello nazionale è passata dal 41,9% al 36,3%, tanto che, nel 2022, 36 persone su 100 in Messico presentavano almeno una deprivazione sociale e avevano un reddito mensile pro capite insufficiente per acquistare un paniere alimentare, nonché beni e servizi necessari. Inoltre, la popolazione in situazione di povertà multidimensionale è aumentata da 51,9 a 46,8 milioni di persone a livello nazionale tra il 2018 e il 2022, ha riferito il Consiglio nazionale per la valutazione della politica di sviluppo sociale (Coneval). Tuttavia, la popolazione in estrema povertà è rimasta su livelli simili tra il 2018 e il 2022: è passata da 8,7 a 9,1 milioni di persone, ovvero il numero di persone in condizioni di estrema deprivazione è quasi equivalente al totale degli abitanti di Città del Messico (9 milioni 209.944, secondo i dati Inegi). L’organizzazione Citizen Action Against Poverty afferma che, sebbene si sia registrata una riduzione della povertà, è cresciuta la povertà estrema, poiché ci sono 400.000 persone in più nella più grave condizione di reddito e deprivazione. Le prospettive non sono incoraggianti, dato che solo il 12% della popolazione vive in condizioni di benessere e 85 milioni di persone presentano almeno una carenza sociale, secondo i dati del rapporto “Going from the Root to Poverty”, elaborato da Acción Citizen Facing povertà. (Diogenenews 07/08/2024)
Romania, Spagna e Bulgaria in cima alla lista dei paesi con i più alti tassi di povertà infantile
Diogenenews 07/08/2024: Nel 2023, la lotta contro la povertà infantile in Europa viene presentata come la cronaca di una crisi annunciata, il cui esito sembra essere più un copione dell’orrore che una storia di speranza. Secondo i dati più recenti, Romania, Spagna e Bulgaria sono in cima alla lista dei paesi con le più alte percentuali di povertà infantile, con cifre allarmanti che raggiungono rispettivamente il 39,0%, 34,5% e 33,9%. Al contrario, nazioni come Slovenia, Finlandia e Paesi Bassi, con tassi di povertà infantile del 10,7%, 13,8% e 14,3%, sembrano vivere in un universo parallelo in cui i problemi economici sono molto meno gravi. Nel contesto degli aiuti alle famiglie, la Spagna si trova in un capitolo un po’ deprimente del libro europeo. Nonostante alcuni tentativi di modernizzazione, come l’ introduzione del reddito minimo vitale e l’ampliamento delle detrazioni fiscali per le madri che lavorano, il sistema spagnolo di protezione sociale rimane ancorato agli anni ’80 , un mondo molto lontano dal 21° secolo. Il modello spagnolo, caratterizzato da scarsi investimenti nelle politiche familiari e dalla dipendenza dai crediti d’imposta, si è rivelato una sorta di “triste spettacolo” rispetto ad altri paesi europei. (Diogenenews 07/08/2024)
Mali: L’ECOWAS condanna i recenti attacchi a Tinzaouatene
Diogenenews 07/08/2024: La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha preso posizione sugli intensi combattimenti avvenuti il 25, 26 e 27 luglio a Tinzaouatene, nella regione di Kidal, nel nord del Mali, tra le Forze armate maliane e i ribelli del Quadro strategico per la difesa del popolo dell’Azawad (CSP-DPA) che hanno causato diversi morti tra le fila dell’esercito. “L’ECOWAS segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione della sicurezza in Mali e condanna fermamente i recenti attacchi contro membri delle forze di difesa e sicurezza maliane a Tinzaouatene, nel nord del paese, che hanno causato numerose vittime tra le forze maliane”, si legge si legge in un comunicato stampa dell’organizzazione dell’Africa occidentale, consultata da Anadolu. Inoltre, la Commissione ECOWAS ha colto l’occasione per esprimere la sua ferma disapprovazione e una forte condanna per qualsiasi interferenza straniera nella regione che potrebbe costituire una minaccia alla pace e alla sicurezza nell’Africa occidentale, nonché per qualsiasi tentativo di trascinare la regione negli attuali scontri geopolitici. Ha inoltre ribadito il suo fermo impegno e la costante disponibilità per qualsiasi iniziativa volta a lavorare per la pace, la sicurezza e la stabilità nella subregione. In relazione a questi eventi, il governo maliano ha annunciato domenica la rottura, con effetto immediato, delle sue relazioni diplomatiche con l’Ucraina, accusandola di sostegno al terrorismo. Kiev ha denunciato una decisione “miope e affrettata”. (Diogenenews 07/08/2024)

