L’anomala cooperazione tra Cina comunista e Ungheria di estrema destra
Diogenenews 03/05/2024: Il presidente dell’agenzia di stampa cinese Xinhua Fu Hua e il ministro ungherese per l’Economia nazionale Marton Nagy si sono impegnati giovedì a Budapest a rafforzare la cooperazione tra i media per contribuire ai legami bilaterali. Durante il suo incontro con Nagy, Fu ha sottolineato la solida cooperazione tra Cina e Ungheria sotto la cura personale e la guida strategica dei leader di entrambi i paesi, sottolineando che Xinhua è sempre impegnata a riferire sull’Ungheria in modo giusto, obiettivo e completo per il suo pubblico. nei due paesi e in tutto il mondo. Ha espresso la volontà di continuare a collaborare con i media ungheresi per mostrare lo sviluppo di alta qualità dei legami bilaterali, rafforzare la cooperazione nell’ambito del Belt and Road Economic Information Partnership (BREIP) e contribuire a un nuovo capitolo di cooperazione tra i due paesi. Nagy ha elogiato la stretta amicizia e il partenariato tra Ungheria e Cina , che si basa sul rispetto reciproco, rilevando che la parte ungherese considera lo sviluppo aperto della Cina come un’importante opportunità per la propria crescita economica. Nagy ha elogiato il contributo di aziende cinesi come Bank of China , CATL e BYD al panorama economico ungherese , e ha espresso la speranza che Xinhua intensifichi la sua copertura per attirare più imprese e turisti cinesi in Ungheria. La Rete di ONG cinesi per gli scambi internazionali ha lanciato un progetto di cooperazione non governativo sulla Belt and Road con l’Ungheria .(Diogenenews 03/05/2024)
Iniziati in Uk i rastrellamenti d’immigrati da spedire in Ruanda
Diogenenews 03/05/2024: Il governo britannico ha annunciato l’avvio delle detenzioni di richiedenti asilo, i quali saranno deportati in Ruanda come parte di un nuovo accordo bilaterale. Le operazioni di detenzione, gestite da squadre specializzate delle forze dell’ordine, sono state accelerate in vista del primo volo programmato per luglio, come confermato dal Ministro dell’Interno, James Cleverly. Questa strategia è stata resa possibile dopo l’approvazione di una legge che designa il Ruanda come “paese terzo sicuro”, nonostante una sentenza della Corte Suprema avesse precedentemente dichiarato il piano illegale per motivi legati ai diritti umani. Il Primo Ministro Rishi Sunak ha sottolineato la determinazione del governo di fermare l’arrivo di migranti e richiedenti asilo provenienti dall’Europa continentale attraverso piccole imbarcazioni, annunciando l’imminente partenza dei voli di deportazione entro 10-12 settimane. Il Ministero degli Interni ha rilasciato immagini e un video che mostrano l’arresto di numerosi individui, una mossa descritta come “un’altra pietra miliare” nel piano per il Ruanda. Tuttavia, l’organizzazione Freedom from Torture ha criticato aspramente l’operazione, affermando tramite i social media che “questo governo ha perso l’ultimo grammo di umanità.” Un alto funzionario governativo ha rivelato che si prevede la deportazione di 5.700 persone quest’anno, con il Ruanda che ha accettato “in linea di principio” tale cifra. Nonostante ciò, persiste un problema significativo: oltre 3.500 individui sono attualmente irrintracciabili, con solo 2.143 localizzati per la detenzione. Nonostante le difficoltà, il governo ha già predisposto l’uso di aerei charter commerciali e un aeroporto è stato messo in stand-by in previsione delle partenze. La politica ha lo scopo di scoraggiare le pericolose traversate della Manica, che quest’anno hanno visto l’arrivo di oltre 7.500 persone. Gruppi per i diritti umani e sindacati si preparano a lanciare nuove sfide legali contro il piano, in risposta alla paura e all’incertezza che aleggiano tra i richiedenti asilo. Natasha Tsangarides di Freedom from Torture ha espresso preoccupazione per il destino di molti, che potrebbero scegliere la clandestinità per evitare la deportazione. Mentre il Ruanda è elogiato per la sua stabilità e moderne infrastrutture, persistono le critiche verso il presidente Paul Kagame, accusato di soffocare il dissenso e limitare la libertà di parola in un clima di paura. (Diogenenews 03/05/2024)
Tragico incidente in Kashmir: autobus precipita in un burrone, 20 Morti e 21 Feriti
Diogenenews 03/05/2024: In un drammatico incidente stradale nel distretto di Diamer, nella regione del Gilgit-Baltistan del Kashmir occupato dal Pakistan, un autobus di passeggeri è uscito di strada, precipitando in un profondo burrone. Secondo le fonti di Geo News, l’incidente ha causato la morte di almeno 20 persone e ha lasciato altri 21 feriti. L’incidente si è verificato intorno alle 5,30 del mattino di venerdì, lungo la Karakoram Highway nella zona di Yashokhal. L’autobus, partito da Rawalpindi diretto verso Gilgit, trasportava 38 passeggeri al momento del tragico evento. Squadre di soccorso sono state rapidamente mobilitate sul luogo dell’incidente e i feriti sono stati trasportati all’ospedale più vicino a Chilas, dove tre delle vittime erano donne, come confermato dal direttore del Dipartimento della Salute. Il vice commissario di Diamer, Fayyaz Ahmed, intervenuto ai microfoni di Geo News, ha dichiarato che le condizioni di almeno cinque dei feriti sono gravi. Alcuni tra questi sono stati trasferiti per cure specialistiche a Gilgit. Ahmed ha anche comunicato di essere in contatto diretto con le famiglie colpite dall’incidente. L’autorità locale ha spiegato che l’incidente è avvenuto a circa 20 chilometri dalla città di Chilas, indicando come probabile causa una combinazione di eccessiva velocità e una manovra di svolta mal calcolata. Il Primo Ministro del Gilgit-Baltistan, Haji Gulbar Khan, ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e ha ordinato che venga fornita immediata assistenza medica ai sopravvissuti. Un portavoce del governo del Gilgit-Baltistan ha confermato che è stata dichiarata l’emergenza all’ospedale di Chilas per gestire l’afflusso di feriti e coordinare le operazioni di soccorso. Questo tragico evento solleva nuovamente preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle arterie stradali nelle regioni montuose e difficilmente accessibili del Pakistan. (Diogenenews 03/05/2024)
Reportage Avvenire: la crisi umanitaria a San Ferdinando in Calabria si aggrava
Diogenenews 03/05/2024: San Ferdinando, una località nota per la sua tendopoli che ospita braccianti immigrati, si trova in una condizione sempre più precaria, a cinque anni dall’inizio dello sgombero della baraccopoli che una volta occupava lo stesso sito. La situazione per gli abitanti, la maggior parte dei quali lavoratori immigrati africani, è drasticamente peggiorata rispetto al 2019, quando iniziò l’abbattimento della vasta e indegna baraccopoli. Secondo un servizio di L’Avvenire, l’intervento delle autorità, iniziato con lo sgombero della baraccopoli il 6 marzo 2019, non ha portato ai miglioramenti sperati. Anche se inizialmente il ministero dell’Interno aveva allestito una nuova tendopoli per ospitare una parte degli immigrati, questa struttura è col tempo degenerata, trasformandosi a sua volta in una baraccopoli marcata da condizioni di vita disumane. I migranti, che avevano precedentemente protestato a Rosarno nel 2010 contro le violenze e lo sfruttamento subiti, principalmente da parte della ‘ndrangheta e di imprenditori collusi, si ritrovano ancora una volta in uno stato di abbandono. Nonostante la creazione di un “villaggio della solidarietà” e l’implementazione di una nuova tendopoli equipaggiata con servizi essenziali come acqua e corrente elettrica, la realtà quotidiana rimane desolante. L’Avvenire ha accompagnato Bartolo Mercuri, conosciuto affettuosamente come “papà Africa” dagli immigrati, in una visita alla comunità. Mercuri, che da anni si occupa degli immigrati sfruttati e invisibili, opera attraverso l’associazione “Il Cenacolo”, distribuendo aiuti alimentari e di prima necessità raccolti dalla comunità locale. Nonostante la sua presenza e gli sforzi, le condizioni nella tendopoli sono deteriorate: la sorveglianza delle forze dell’ordine è assente, e la struttura fisica delle abitazioni è precaria, aumentando il rischio di incendi e altre tragedie. Durante la visita, sono state osservate scene di estremo degrado, con i migranti che vivono in condizioni di forte marginalità, tra cui individui con problemi di salute mentale confinati in aree particolarmente degradate. La situazione di negligenza è palpabile, e i servizi essenziali, come l’accesso a docce pulite, sono diventati un lusso. L’articolo chiude con un ritratto toccante del disagio umano e sociale che persiste in questa parte d’Italia, sottolineando la distanza tra le promesse delle politiche di accoglienza e la realtà amara vissuta quotidianamente dai braccianti immigrati di San Ferdinando. La solidarietà locale, seppur vitale, non basta a compensare l’assenza di un supporto strutturato e di un impegno concreto da parte delle istituzioni, lasciando un vuoto che viene colmato solo parzialmente da eroi quotidiani come Bartolo Mercuri. (Diogenenews 03/05/2024)
Stili di vita sani possono superare i rischi genetici di morte prematura
Diogenenews 03/05/2024: Un recente studio internazionale, pubblicato sulla rivista BMJ Evidence-Based Medicine, ha scoperto che adottare uno stile di vita sano può notevolmente ridurre i rischi di morte prematura associati a una predisposizione genetica sfavorevole. La ricerca ha coinvolto oltre 350.000 partecipanti, analizzando l’impatto combinato di genetica e stili di vita sulle prospettive di longevità. I risultati indicano che, nonostante una cattiva predisposizione genetica, le persone possono aumentare significativamente la loro aspettativa di vita semplicemente adottando abitudini salutari. In particolare, non fumare, evitare l’alcol, seguire una dieta equilibrata e fare regolare attività fisica si sono rivelati fattori chiave. Coloro che seguono questi stili di vita sani possono aspettarsi di vivere più di 5 anni in più rispetto a chi non lo fa. Secondo lo studio, mentre le cattive abitudini di vita possono aumentare del 78% il rischio di morte prematura (definita come morte prima dei 75 anni), la genetica da sola aumenta questo rischio solo del 21%. Tuttavia, il pericolo si intensifica per chi combina una genetica sfavorevole con uno stile di vita malsano, raddoppiando quasi il rischio di morte prematura. Interessante notare che l’adesione a uno stile di vita sano da parte di individui con predisposizioni genetiche negative riduce il rischio di morte prematura del 54%, equivalente a un guadagno di circa 5,2 anni di vita. I ricercatori sottolineano l’importanza di politiche sanitarie pubbliche che promuovano stili di vita sani come complemento essenziale all’assistenza sanitaria, per mitigare l’impatto dei fattori genetici sulla durata della vita. Parallelamente, un altro studio condotto dall’Ufficio Europeo dell’OMS ha evidenziato gli effetti negativi della pandemia sugli stili di vita, particolarmente tra i bambini. Durante la pandemia, è stato registrato un aumento significativo del tempo trascorso dai bambini davanti alla TV o con videogiochi e social media, mentre le attività all’aperto sono diminuite. Inoltre, è cresciuta la percentuale di bambini percepiti in sovrappeso dai genitori, un problema che si è acuito in Italia dove il tempo trascorso all’aria aperta è diminuito del 40% e il sovrappeso percepito è aumentato dal 10% al 25%. Questi studi congiunti mettono in luce la cruciale interazione tra genetica, ambiente e scelte personali nel determinare la salute e la longevità, sottolineando l’importanza di politiche sanitarie che supportino stili di vita salutari fin dalla giovane età. (Diogenenews 03/05/2024)
Sanità italiana: problemi con le prenotazioni per 9 italiani su 10 che sono costretti a rivolgersi ai privati
Diogenenews 03/05/2024: Un’indagine recente condotta da Altroconsumo, realizzata con la partecipazione di oltre 1.100 membri della community ACmakers, ha messo in luce persistenti criticità nel sistema sanitario pubblico italiano, con particolare riferimento alle lunghe liste d’attesa. I dati raccolti rivelano che il 86% dei partecipanti ha incontrato ostacoli nel prenotare visite o esami nell’ultimo anno. Le principali problematiche includono eccessive attese, spesso ben oltre i tempi medici prescritti, e la difficoltà di accesso ai Centri Unici di Prenotazione (Cup), con agende frequentemente chiuse o irraggiungibili. Particolarmente colpite risultano le visite specialistiche, tra cui spiccano quelle oculistiche e dermatologiche, oltre a indagini diagnostiche come ecografie e risonanze magnetiche. Circa il 24% degli intervistati ha segnalato l’impossibilità di prenotare a causa delle agende bloccate, una pratica non conforme alla legge. Un altro dato allarmante è la distanza dalle strutture sanitarie, con circa il 25% dei pazienti costretti a viaggiare oltre 100 km per ricevere cure, una situazione che sottolinea la mancanza di aderenza ai principi di prossimità e accessibilità garantiti dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa. La situazione dei ricoveri non è migliore, con solo la metà degli intervistati ricoverati nei tempi previsti, e molti ancora in attesa di risposte concrete. Di fronte a questi ostacoli, circa la metà delle persone coinvolte nell’indagine ha optato per il settore privato, nonostante i costi elevati, poiché la sanità pubblica non è riuscita a garantire servizi tempestivi e accessibili. Altroconsumo sottolinea che l’accesso a cure tempestive e geograficamente raggiungibili non dovrebbe essere un lusso, e sollecita interventi urgenti per risolvere le inefficienze che penalizzano il diritto alla salute dei cittadini. (Diogenenews 03/05/2024)
Un minore su quattro che vive in Corsica vive in una famiglia povera
Diogenenews 03/05/2024: Quasi un quarto dei giovani corsi vive in famiglie povere, secondo i dati pubblicati martedì 30 aprile dall’INSEE . Questi ultimi si evolvono principalmente “in una famiglia dominata da impiegati o operai”. La soglia di povertà è fissata a 1.460 euro al mese per una persona sola con un figlio a carico sotto i 14 anni. Si arriva a 2.380 euro per una coppia con due figli sotto i 14 anni. Questi ultimi sono principalmente “in una famiglia dominata da impiegati o operai”. In Corsica, il 24% dei bambini vive in una famiglia povera, contro il 21% della Francia metropolitana. “L’isola si colloca quindi al terzo posto tra le regioni con l’Occitania, dietro l’Alta Francia (26%) e la Provenza-Alpi-Costa Azzurra (25%)”, scrive l’INSEE. “Al contrario, i giovani si trovano meno in questa situazione nelle regioni occidentali della Francia, come la Bretagna e i Paesi della Loira (15%)”. La situazione è più drammatica nell’Alta Corsica, in particolare a Bastia ma anche nelle comunità dei comuni d’Oriente e Castagniccia-Casinca. Nel dipartimento, il 26% dei minori di 18 anni vive in famiglie povere, collocandolo all’11° posto su 96 dipartimenti del continente, mentre la Corsica-du-Sud resta nella media nazionale. Le famiglie monoparentali, più colpite dalla povertà, sono più presenti in Corsica che nella Francia continentale. In Corsica, il 23% dei bambini vive con un solo genitore (la madre nell’83% dei casi) e nel 27% dei casi il genitore non lavora. (Diogenenews 03/05/2024)
Il Parlamento belga approva il coinvolgimento di Frontex nel controllo delle frontiere nazionali
Diogenenews 03/05/2024: Il Parlamento belga ha approvato un nuovo disegno di legge che autorizza l’impiego di personale dell’agenzia europea Frontex per il controllo delle frontiere del paese e per supportare le operazioni di rimpatrio forzato di cittadini non belgi. Il disegno di legge, promosso dalla ministra degli Interni Annelies Verlinden del partito CD&V, conferisce agli agenti di Frontex il potere di operare in località chiave quali aeroporti, porti marittimi, la stazione ferroviaria di Bruxelles-Sud e altre aree di rilievo all’interno dello spazio Schengen. Tali misure sono state introdotte in risposta a esigenze specifiche di sicurezza e gestione delle frontiere, con un rigido controllo nazionale garantito dalla presenza di agenti di polizia belgi durante le operazioni di Frontex. Dopo un’attenta revisione e modifiche proposte dal Consiglio di Stato, il disegno di legge limita il numero di agenti Frontex a non più di cento sul territorio belga e impone una supervisione costante da parte del Comitato P. Il processo decisionale ha visto un forte sostegno all’interno della coalizione di governo, con membri di Ecolo-Groen e PS che hanno ribadito l’importanza di queste disposizioni di sicurezza. Nonostante il sostegno parlamentare, il provvedimento ha incontrato l’opposizione di alcune organizzazioni, come il Ciré, che hanno espresso preoccupazioni per le possibili implicazioni sui diritti dei rifugiati e degli stranieri. In risposta, la ministra Verlinden ha sottolineato il suo impegno per un dibattito informato e equilibrato, criticando la disinformazione che ha circondato il dibattito. Il disegno di legge è stato approvato con il sostegno della maggioranza, mentre alcuni membri del Parlamento, tra cui Simon Moutquin (Ecolo), Khalil Aouasti (PS) e Hervé Rigot (PS) si sono astenuti. I partiti PTB, DéFI e Les Engagés, rappresentati da Vanessa Matz, hanno votato contro la misura. Questo passaggio legislativo rappresenta un importante sviluppo nella politica di sicurezza e gestione delle frontiere in Belgio, con implicazioni significative per la cooperazione europea in materia di controllo delle frontiere e immigrazione. (Diogenenews 03/05/2024)
Classifica 2024 Reporter Senza Frontiere: peggiorata ovunque la libertà di stampa
Diogenenews 03/05/2024: Nel suo ultimo rapporto annuale, Reporter Senza Frontiere (RSF) ha rilevato un preoccupante deterioramento della libertà di stampa a livello mondiale. Secondo il report, pubblicato in concomitanza con la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, il numero di nazioni classificate come “zone ad alto rischio” per i giornalisti ha raggiunto il numero più alto degli ultimi dieci anni, con 36 paesi ora inclusi in questa categoria. Tra gli sviluppi notevoli, la Germania ha fatto un balzo in avanti, passando dalla 21ª alla 10ª posizione nella classifica mondiale. Tuttavia, RSF ha evidenziato che questo miglioramento non è tanto frutto di progressi interni, quanto di un peggioramento delle condizioni in altri paesi. In Germania, gli attacchi fisici ai giornalisti sono diminuiti, ma le sfide legali e di sicurezza rimangono sostanzialmente invariate. Il rapporto sottolinea un trend allarmante di violenza contro i giornalisti in prossimità di eventi elettorali, con numerosi episodi di insulti, violenze e arresti. Anja Osterhaus, Direttrice Esecutiva di RSF, ha descritto questa tendenza come “terrificante”, attribuendo la responsabilità a governi autocratici, gruppi di interesse e forze anti-democratiche che cercano di ostacolare il giornalismo indipendente. La situazione è particolarmente grave in Eritrea, che occupa l’ultima posizione del ranking come un “deserto dell’informazione”, con tutti i media sotto il controllo statale e numerosi giornalisti in detenzione prolungata senza accuse formali. La Siria e l’Afghanistan seguono da vicino, con condizioni di lavoro estremamente pericolose per i media. Il rapporto evidenzia anche che, nonostante una diminuzione degli attacchi fisici, i giornalisti in Germania continuano a essere soggetti a intimidazioni e violenze, specialmente in contesti legati a estremismi di destra e manifestazioni politiche. RSF ha anche messo in luce l’importanza della formazione sulla sicurezza, inclusa la difesa digitale, per i giornalisti, soprattutto in vista delle elezioni regionali imminenti. Altri paesi hanno visto miglioramenti o peggioramenti significativi. Belgio e Ucraina hanno mostrato progressi, mentre Slovacchia, Namibia e Australia hanno subito cali. Negli Stati Uniti, la situazione della libertà di stampa ha subito un deterioramento, con il paese che scivola al 55° posto. Il rapporto annuale di RSF sottolinea l’importanza cruciale della libertà di stampa come pilastro della democrazia e la necessità urgente di proteggere i giornalisti e il loro lavoro in tutto il mondo. La Norvegia rimane al primo posto per l’ottavo anno consecutivo, segno di un ambiente stabile e sicuro per i media e di una forte protezione legale della libertà d’informazione. (Diogenenews 03/05/2024)
La povertà supera il fumo come uno dei principali rischi di morte
Diogenenews 03/05/2024: Uno studio pionieristico condotto dal Vanderbilt University Medical Center ha evidenziato gravi disuguaglianze di mortalità legate a razza e reddito negli Stati Uniti. I ricercatori hanno scoperto che gli individui con un reddito annuo inferiore a 15 mila dollari muoiono in media più di dieci anni prima rispetto a coloro che guadagnano oltre 50 mila dollari all’anno. Questi risultati sottolineano l’urgente bisogno di politiche mirate a ridurre le disparità economiche e migliorare la salute pubblica. Pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, lo studio ha analizzato dati da 79,385 partecipanti, tra i 40 e i 79 anni, raccolti attraverso il Southern Community Cohort Study. Questa vasta coorte, principalmente reclutata attraverso centri sanitari comunitari nel sud-est degli Stati Uniti dal 2002 al 2009, include una predominanza di individui afroamericani, offrendo una prospettiva unica sulle disparità razziali. Il rapporto mette in luce che le minoranze etniche e i gruppi a basso reddito soffrono di una mortalità significativamente più alta, aggravata da fattori quali scarsa qualità dell’alimentazione, limitato accesso all’assistenza sanitaria e ambienti meno sicuri. Anche comportamenti salutari come non fumare e mantenere una dieta equilibrata non riescono completamente a mitigare gli effetti negativi della povertà sulla mortalità. In particolare, il rischio di mortalità tra i partecipanti a basso reddito è stato 6,1 volte maggiore rispetto a quelli a reddito alto con uno stile di vita più salutare. Anche nei gruppi a reddito più elevato, le disparità razziali persistono, con i partecipanti bianchi che mostrano una mortalità cumulativa inferiore rispetto ai neri. “L’evidenza che abbiamo raccolto è allarmante e chiama per un’azione immediata per disaccoppiare basso reddito e cattive condizioni di salute,” ha dichiarato Wei Zheng, MD, PhD, MPH, direttore del Centro Epidemiologico di Vanderbilt e uno degli autori dello studio. “È essenziale che le politiche pubbliche affrontino queste disuguaglianze sistemiche per evitare un ulteriore allargamento dei divari socio-economici nella salute.” Il team di ricerca include anche Lili Liu, MPH, studentessa laureata in epidemiologia e prima autrice dell’articolo. Il progetto ha beneficiato del supporto del National Institutes of Health e del National Cancer Institute, sottolineando l’importanza di tali studi nell’informare le strategie di intervento nazionali. Questi risultati non solo documentano l’urgente necessità di riforme nel settore della sanità pubblica e del benessere sociale ma anche di sensibilizzare sulle profonde radici delle disparità sanitarie e di mortalità nel tessuto socio-economico degli Stati Uniti. (Diogenenews 03/05/2024)

